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La felicità è influenzata dalla flora batterica dell’intestino

La felicità di un adulto è influenzata dalla flora batterica intestinale che si forma nei primi anni di vita

Maria Corbisiero

di Maria Corbisiero

18 Giugno 2012

felicitàMolti studi hanno dimostrato nel tempo che la nostra felicità dipende sostanzialmente dalla serotonina, il cosiddetto ormone della felicità; un neurotrasmettitore che invia al cervello chiari segnali di benessere.

In Irlanda però alcuni scienziati, che operano presso l’Alimentary Pharmabiotic Centre dell’University College Cork, hanno scoperto una correlazione tra i batteri che popolano l’intestino e la funzionalità del suddetto ormone.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry, ha consentito di dimostrare come la qualità e la quantità della flora batterica intestinale, generata in modo inconvertibile nei primi anni di vita di un individuo, influisca in modo significativo sulla quantità di serotonina presente nell’organismo.

felicitàLa “dimostrazione pratica” di queste conclusioni è stata resa possibile grazie agli esperimenti svolti su di un topo da laboratorio modificato geneticamente (modello murino), dimostrando così non solo la correlazione tra batteri e ormone, ma anche che essa è genere dipendente, varia in base al sesso.

Il professore di neuroscienze John F. Cryan, autore dello studio, ha così commentato la sua scoperta:

“Come neuro-scienziato, trovo affascinante come questi risultati mettono in evidenza il ruolo importante che i batteri intestinali giocano nella comunicazione bidirezionale tra l’intestino e il cervello, e apre l’opportunità di sviluppare strategie uniche basate sulla flora microbica per il trattamento dei disturbi del cervello”.

felicitàVa inoltre sottolineato l’importanza di come contribuire alla formazione di tali batteri, soprattutto quelli “buoni“.

Come detto in precedenza, infatti, la loro formazione inizia nei primi anni di vita, periodo in cui ricevono una sorta di imprinting non modificabile nel tempo. Per questo motivo è importante “nutrirli” in modo sano e più naturale possibile, favorendo, se possibile, l’allattamento al seno.

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