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Mortalità materna in Italia

L’Italia, rapportata al resto dell’UE, ha un alto tasso di mortalità materna ed il cesareo triplica i rischi.

Maria Corbisiero

di Maria Corbisiero

20 Giugno 2012

mortalità maternaStando ai dati rilevati da un recente studio effettuato dal reparto salute della donna e dell’età evolutiva del Cnesps-Iss (Istituto superiore sanità), successivamente reso noto attraverso la pubblicazione di un rapporto Istisan, l’Italia risulterebbe avere un alto tasso di mortalità materna a paragone degli altri Paesi dell’Europa Occidentale.

In totale disaccordo con una precedente ricerca pubblicata nel 2010 sulla rivista Lancet, che contava 4 morti ogni 100 mila nati vivi (ricerca svolta in 181 paesi nel periodo intercorso tra il 1980 e il 2008 ed effettuata su un calcolo basato esclusivamente sui certificati di morte), questo nuovo studio ha fatto emergere un tasso di mortalità superiore del 63%, ossia 11,8 morti.

Attraverso il metodo del record linkage, sistema che raccoglie maggiori dati sul paziente, studiandone l’anamnesi, questa nuova ricerca ha raccolto dati per circa 7 anni (2000-2007) e solo in alcune regioni italiane: Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia.

mortalità maternaCosì facendo si è registrato un tasso di mortalità materna di ben 3 volte superiore a quello precedentemente esposto.

Inoltre si è potuto appurare che il rischio aumenta ulteriormente quando la donna ha superato i 35 anni e, addirittura, triplica nei casi di parto cesareo. Incidono ulteriormente sull’alto tasso di mortalità anche la provenienza straniera e il basso livello di istruzione.

“Circa il 50% delle morti è evitabile, in parte perché legate a casi di emorragia ostetrica, preeclampsia e tromboembolia, che possono essere ridotte”

spiega Serena Donati, una delle ricercatrice del Cnesps-Iss.

Infatti, tra le maggiori cause di mortalità materna sono state rilevate:

  • le emorragie;
  • complicazioni legate al parto;
  • neoplasie;
  • patologie cardiovascolari;
  • suicidi. Quest’ultimi sono considerati tra le cause indirette in quanto risultano appartenere a malattie preesistenti o insorte durante la gestazione e da essa aggravate.

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