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Attentato scuola Brindisi, le famiglie delle ragazze ustionate devono pagare i farmaci

Brindisi: le ragazze ustionate si pagano i farmaci

Simona

di Mamma Simona

05 Luglio 2012

Mentre le famiglie delle ragazze ustionate devono coprire le spese delle costose cure, per Veronica si parla di un’imminente ritorno a casa.

Il primo pensiero che sorge spontaneo è “povera Italia!”, da intendersi come compatimento verso un paese che, a causa di disorganizzazione e burocrazia, manca laddove dovrebbe essere presente.

Il 19 maggio, a seguito di un attentato presso l’entrata della scuola Morvillo-Falcone a Brindisi, sono state ferite 5 studentesse mentre la loro amica, Melissa Bassi, ha perso la vita.

Selene, Sabrina, Veronica, Vanessa e Azzurra hanno riportato, fra le varie ferite, ustioni estese su tutto il corpo, che necessitano di cure per essere guarite.

Ebbene, la Regione Puglia non copre i costi necessari per i medicinali che curano la pelle ustionata in quanto, come da prontuario sanitario, tali creme non sono né prescrivibili dal medico di base, né rimborsabili, poiché sarebbero da catalogarsi come trattamenti estetici e non sanitari.

In realtà si tratta di creme prescritte dai medici che hanno avuto in cura le ragazze negli ospedali pubblici in cui le studentesse sono state a lungo ricoverate, e ancora qualcuna lo è attualmente.

L’assurdità e la beffa sono palesi.

Le studentesse hanno riportato ustioni sul 25-60% in diverse parti del corpo, tra cui anche il volto. Senza un adeguato trattamento, la possibilità di miglioramento è molto scarsa.

Le creme hanno costi che variano da 50 a 100 euro a confezione, la quantità necessaria è importante poiché il trattamento va ripetuto quotidianamente e dunque la spesa è considerevole.

Le famiglie delle ragazze, che sono di umili origini, faticano a sostenere i costi, attualmente contano sulla generosità di amici e parenti, nonché del fondo di mille euro messo a disposizione dal Comune di Mesagne; ma tutto ciò non è sufficiente a coprire i costi.

Quando i riflettori calano sulla vicenda, le vittime vengono spesso lasciate sole, con i loro guai e le loro necessità.

Segnaliamo la raccolta fondi promossa dall’Editoriale Libero che ha aperto un conto corrente intitolato alla memoria della ragazza uccisa nell’attentato. I fondi raccolti serviranno per finanziare le cure delle studentesse ferite. Inoltre l’appello di solidarietà è esteso ai medici che vogliano prestare gratuitamente la loro opera, ricordiamo che serve un necessario supporto psicologico alle ragazze per accompagnarle a recuperare la loro vita di prima dell’incidente.

“MELISSA” IBAN: IT94R0306909451100000000736 (gli zero alla fine sono otto).

Una buona notizia, ancora da confermare, porta positività nella vicenda.

Veronica Capodieci, la studentessa di 15 anni, che ha riportato maggiori ferite durante l’attentato e attualmente ricoverata presso l’ospedale universitario Cisanello di Pisa, potrebbe essere dimessa tra il 15 e il 20 luglio. Da circa 10 giorni Veronica ha iniziato la riabilitazione motoria e i medici riportano segnali di recupero “stupefacenti”, tanto che le cure potrebbero proseguire, in un immediato futuro, a casa. Sono previsti ancora numerosi interventi di chirurgia plastica per ricostruzione della cute, al fine di arginare i segni delle ustioni avvenute sul 60% del corpo, ma le numerose ferite si stanno ricomponendo così come le ferite all’addome e al torace.

Nel frattempo, il tribunale del Riesame di Lecce ha respinto tutte le richieste avanzate dalla difesa di Giovanni Vantaggiato, l’uomo responsabile dell’attentato. Il legale aveva chiesto i domiciliari al posto della custodia cautelare in carcere e il riesame per escludere le finalità terroristiche, da escludersi, secondo la difesa, poiché il telecomando, che ha innescato la detonazione, era difettoso; il Vanni aveva cercato già di premerlo inutilmente per 4 minuti (prima dell’arrivo dell’autobus da cui sono scese le ragazze ferite e Melissa) prima dell’ultimo tentativo che ha poi causato lo scoppio dell’ordigno.

Con buona pace dell’opinione pubblica, che chiede una condanna esemplare e rigorosa, le richieste sono state respinte.

 

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