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Coliche neonati come riconoscerle e farle passare

Coliche e neonati: descrizione di un disturbo psicosomatico

di Dott. Giuliano Gaglione

06 Luglio 2012

Durante i primi tre mesi di vita, soprattutto nelle ore serali, può accadere che i neonati inizino ad emettere grida di disperazione unite a pianti inconsolabili; il motivo di tale condotta è la comparsa delle cosiddette “coliche idiopatiche del I trimestre”.

Una buona percentuale di bambini, soprattutto se primogeniti, mettono in atto comportamenti che rappresentano segnali di forte costernazione, si agitano, urlano a più non posso, desiderano nutrirsi ma al contempo rifiutano il cibo e la situazione si acquieta fino a quando il piccolo viene cullato attraverso dondolamenti in posizione da prono.

Durante il fenomeno delle coliche il bambino avverte sensazione di tensione addominale, in più, con la messa in atto di pianti eccessivi, l’aria inspirata si accumula e la situazione tende ad essere più preoccupante.

Attraverso differenti ricerche si è riscontrato che a patire maggiormente di coliche sono i piccoli di basso peso, di classi sociali elevate, con soddisfacenti toni concernenti la sfera motoria; inoltre tali infanti sono caratterizzati da una maggiore reattività a stimoli normali e da una tendenza a succhiare in maniera fortemente vorace.

In fase di acuzie il bambino esprime  attraverso grida rabbiose forti dolori, i cosiddetti “mal di pancia” e la madre si dispera con lui in quanto impotente su come rendere il piccolo più calmo; pertanto diventano di routine le situazioni serali in cui la disperazione madre-bambino diviene la vera padrona di casa.

In realtà si è riscontrato che le cause che determinano questi disturbi possono essere di tre tipi: innanzitutto ci possono essere fattori organici, ad esempio disturbi della sfera gastro-intestinale che provocano un’iperfermentazione intestinale con un’eccessiva produzione di aria; oppure possono insorgere allergie, ovvero quella al latte vaccino.

In effetti esistono anche delle cause psicologiche le quali riguardano principalmente la relazione instauratasi tra il piccolo e la madre: difatti si è riscontrato che madri ansiose, iperprotettive, con un abbassamento del tono dell’umore misto a sensi di colpa e caratterizzate da eccessive preoccupazioni concernenti l’obbligo di crescere adeguatamente il proprio piccolo, divengono fonti di tali disturbi in quest’ultimo.

In particolare, attraverso il pianto il bambino tende a scaricare la tensione accumulatasi nella situazione che si è venuta a creare nel momento in cui si trova a contatto con la genitrice.

Non a caso si è riscontrato che, nel momento in cui il bambino cambia ambiente oppure viene coccolato da un corpo differente da quello materno, la sofferenza tende ad affievolirsi.

Sembrerebbe azzardato valutare la possibilità di coliche già quando il piccolo è in grembo, tuttavia, ancor prima di meditare una gravidanza, è consigliabile per la donna la messa in atto di una “coscienziosa analisi di coscienza” onde evitare non solo che il piccolo soffra a causa delle coliche, ma anche che si crei un clima familiare non proprio favorevole in determinate fasce orarie se non addirittura in tutta la giornata.

Pertanto è consigliabile una presa in carico tout-court dell’intera situazione, nella quale ogni variabile, medica e psicologica, venga monitorata costantemente, in modo tale da avere una situazione chiara e globale in tempi ben definiti; anzi, almeno per quanto riguarda la sfera mentale,  sarebbe utile anche un “check-up” psicologico preventivo di entrambi i futuri genitori, per analizzare se davvero essi sono mentalmente pronti per poter dare alla luce un bambino che non filtri determinati disagi attraverso la sofferenza.

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