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Internet e i pericoli per i bambini che navigano in rete

Federica Federico

di Federica Federico

20 Settembre 2010

I nostri figli sono quelli che sin da piccolissimi usano abilmente il lettore DVD, maneggiano telecamere e fotocamere digitali, si incuriosiscono dinnanzi al pc e presto ne scoprono la magia e le potenzialità, precocemente adoperano il telefonino ed approcciano alla rete come ad un gioco.

Per gli esperti i nostri piccoli geni non sono altro che “nativi digitali”, ovvero bimbi nati nell’epoca digitale.
È un fatto che i nostri figli siano circondati dagli strumenti del “progresso”, crescano in ambienti normalmente tecnologici e quindi, da subito, siano portati a rapportarsi alla tecnologia con cui convivono.
Tale realtà induce “i bimbi di nuova generazione” a percepire la tecnologia come una estensione delle capacità umane ed a sperimentarla continuamente. In questo senso il bambino “gioca” con il televisore, con il telecomando, con lo stereo o con il telefonino ed il personal computer, e giocando scopre il mondo.

In altre parole nei bambini di nuova generazione, nati in questa epoca ricca di stimoli tecnologici, la naturale sintonia con il pc, le televisioni ultramoderne, i telefonini “spaziali” e la rete internet, dipenderebbe innanzitutto dal fatto che tali strumenti sono parte integrante del mondo che circonda i piccoli e quindi sono da subito a disposizione della loro curiosità.

Per i piccolissimi questo uso comune della tecnologica è sempre innocuo e privo di insidie?

Secondo l’Eurispes nella fascia d’età preadolescenziale
– l’87,3% dei bambini gioca da solo con il pc;
– il 75,4% è in grado di compilare un testo al computer;
– il 62,7% usa autonomamente la stampante.
È un bene che i bimbi conoscano e siano in grado di gestire gli strumenti tecnologici, siccome essi sono parte integrante della realtà moderna, l’abilità del piccolo nel loro uso certamente accresce il bambino nella conoscenza del mondo.

Ma fino a che punto l’uso degli strumenti tecnologici da parte dei piccoli rappresenta una opportunità ed un momento di crescita?

Assai delicata e molto discussa è la questione dell’ingresso dei bambini nella rete. Stando agli stessi dati Eurispes
– il 59,8% dei preadolescenti è in grado di cercare informazioni in rete;
– tra i 6 e gli 8 anni il 50,7% dei bambini campionati usa già internet a vario titolo, tra i 9 e gli 11 entrano nella rete il restante 47,7%. L’approccio è precocissimo, spesso favorito ed accompagnato dai genitori che nella rete trovano occasioni di svago per i piccoli, cartoni animati, siti dedicati ai piccini, giochi semplici e stimolanti. La rete per i piccoli, a patto di una buona selezione e di una attenta supervisione da parte di noi adulti, può riservare ai bimbi spazi stimolanti ed interessanti.
Tuttavia l’universo virtuale è vasto e diversificato non privo di “spazi grigi”  e pericolosi.

Come la mettiamo con le “piazze virtuali”, la magia dell’incontro e della scoperta dell‘alto? E’ il mondo dei social quello che attira i bambini e che, complice la loro spensierata vitalità, li espone ad una serie di pericoli che i piccoli non conoscono e che neanche immaginano.

Nel sito dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, tra le pagine web dedicate alla salute del bambino, si legge un dato allarmante: “Intere classi virtuali delle scuole elementari sono ormai ritrovabili in rete sotto forma di gruppi”.
L’età di accesso ai social network è, quindi, bassissima.
Un genitore intravede subito il pericolo pedofilia: chi si nasconde nella rete?
Il mostro invisibile esiste realmente e non se ne parla da oggi. Già qualche anno fa, 2007, una ricerca condotta dalla polizia postale allertava i genitori, rivelando che l’11%dei bambini presenti nelle chat entrano in contatto diretto con un pedofilo, incoscienza, vergogna o paura spingono, poi, i bambini a non raccontare alle famiglie l’accaduto. Sia ben chiaro che il riferimento è a soli contatti virtuali, di cui comunque non va sottovalutata la pericolosità.

La pedofilia, sebbene sia il più grande rischio a cui si espone un bimbo solo nella rete, non è l’unico “difetto” della navigazione precoce.
Il bambino afferma se stesso e costruisce la propria identità attraverso i rapporti affettivi. E  la realtà del contatto, la forza emozionale della fisicità non possono in nessun modo essere sostituite; in questo senso i rapporti virtuali che si instaurano in rete sono assai pericolosi quando compromettono la percezione della realtà nel bambino, ovvero quando lo inducono ad una confusione tra reale e virtuale. Laddove la sovrapposizione del piano virtuale a quello reale è una trappola in cui i piccoli facilmente cadono, noi genitori dobbiamo considerare che la visione della realtà che hanno i bambini è ancora in costruzione.

L’approccio alla rete può rappresentare nei bambini anche la risposta ad una “irrefrenabile curiosità” stimolata dai genitori stessi, da un fratello maggiore o da chiunque altri il bimbo abbia visto navigare o sentito parlare della rete. Mai vietare in radice l’approccio ad internet, i bambini adorano violare i divieti e quando lo fanno in genere non ne parlano con nessuno, men che meno con noi genitori.

Come aiutare i bambini a riconoscere i pericoli ed a evitarli?

Intanto leggere i “segreti” dei figli nei loro profili in rete non aiuta a risolvere i problemi e potrebbe aumentare le conflittualità. Scrivere nella rete rappresenta per i nostri figli ciò che scrivere nel diario segreto rappresentava per noi: è uno sfogo emozionale. In pratica non necessariamente i bimbi scrivono ciò che pensano e certamente ciò che hanno scritto non apparterà più ai loro pensieri dopo poco, pochissimo tempo perché i piccoli sono in continua evoluzione e con loro evolvono le idee e le intenzioni che hanno.

L’arma migliore resta sempre “l’accoglienza”: ascoltare i figli per partecipare alle loro decisioni, tenendo conto del fatto che la calma è il miglior modo per orientare le scelte dei bambini e dei ragazzi. La generazione dei nostri figli cresce velocemente, spesso a noi genitori sembra che siano troppo precoci, sono dei piccoli adulti che sanno imporsi, pretendere e decidere, ma ricordiamoci che pur sembrando “grandi” ad 8\10 anni sono ancora dei bambini.
Instaurate l’abitudine di seguirli sempre nelle navigazioni internet, non cedete al desiderio di autonomia e parlategli della pedofilia. In questo modo i vostri bambini capiranno che non è prudente pubblicare foto, scambiarsi immagini personali con gli sconosciuti, rivelare la residenza, il numero di telefono o telefonino, piuttosto che accettare incontri. Accompagnate il bambino nella sua crescita e vivete la rete come un passaggio indispensabile dello sviluppo intellettivo e sociale di vostro figlio, ma allo stesso tempo come un luogo delicato ed insidioso per un bambino.

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