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Separazione: se il bambino diventa aggressivo cosa fare, la pedagogista

di Dott.ssa Rita Moré

23 Settembre 2010

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Una Amica di Vita da Mamma, Kiky,preoccupata per i comportamenti del nipotino, ha esposto alla nostra pedagogista la storia del piccolo. Riportiamo qui il quesito di Kiky  seguito dalla risposta della dott.ssa Morè:

<< Bimbi autolesionisti, ovviamente col termine auto-lesionista esagero un pò..ma è possibile sapere perchè i bimbi si tirano i colpi in testa o gli schiaffi senza motivo??? per attirare l' attenzione, per auto punirsi, prima che lo faccia un genitore quando capisce che ha sbagliato..o bisogna scavare nella storia di ogni bimbo per capire meglio?? mio nipotino ha quasi 20 mesi, i genitori si sono lasciati quando lui aveva 2 mesetti circa, è da allora che questo povero angelo alterna la sua vita ogni settimana, ovvero una settimana sta col padre e la nonna (che lo stravizia) e una settimana a 200km di distanza con la madre che lavora di giorno e l' altra nonna (che lo lascia libero di uscire in giardino e giocare con tutto ciò che vuole) insomma due stili di vita completamente differenti … poi picchia anche gli altri bimbi, compresa mia figlia e a volte anche forte. Si riesce a capire perchè si schiaffeggia??? grazie!!>>

Nella richiesta, pur mancando alcuni elementi importanti, è in parte contenuta la risposta perché è vero che è sempre la storia personale ad offrire la chiave di lettura dei comportamenti infantili. Ma non parlerei di autolesionismo.

Sicuramente siamo in presenza di un bambino che sta sperimentando un’esperienza molto dura per la sua età, età che lo rende incapace di fronteggiare la situazione. Non viene precisato per quanto tempo, dopo la separazione, avvenuta quando aveva appena 2 mesi, il bambino è rimasto affidato alle cure della madre, ma posso presumere che l’alternanza tra i genitori sia subentrata dopo l’anno di vita del bambino. In tal caso ciò gli ha sicuramente permesso di sviluppare, come nella norma, un comportamento di attaccamento verso la madre. Tuttavia, una volta subentrata l’alternanza tra i genitori, il bambino avverte come messo in crisi proprio questo attaccamento ed è facile che viva la situazione come un rifiuto soprattutto della madre.

La relazione con il padre può addirittura essere più complessa da spiegare. Se questi non è stato costantemente presente nel corso del primo anno di vita non ha offerto al bambino un modello di comportamento maschile e comunque non gli ha consentito di sviluppare nei suoi confronti un comportamento di attaccamento e oggi il bambino, che vive diviso tra l’uno e l’altro genitore e non è in grado di comprendere nulla di tutto ciò che gli accade, mostra insicurezza e non sa a chi fare riferimento. Del resto a quest’età la sicurezza è ancora legata alla presenza fisica delle figure di attaccamento e non all’introiezione del loro modello, perciò la loro assenza, soprattutto se prolungata nel tempo, provoca uno stato di panico. Il bambino si sente in balia di forze estranee, solo e abbandonato. Più tempo passa, più perde fiducia negli altri e in se stesso.

E’ normale che in una tale situazione il bambino tenda a difendersi e lo fa con i mezzi che ha a disposizione. La spavalderia e l’aggressività che molti bambini mostrano in una simile situazione altro non è che difesa. Proviamo per un attimo a metterci nei panni del bambino che vive una tale situazione con tutte le incertezze che gliene derivano e proviamo a spiegarci il perché dei suoi atti aggressivi. E’ quasi sempre un’aggressività ostile, vale a dire tesa ad arrecare danno all’altra persona o anche a se stesso. Ma proprio per il manifestarsi di questi comportamenti possiamo trovare una via di uscita. Abbiamo detto che il bambino si difende, ma mentre lo fa chiede aiuto perché da solo non sa gestire la situazione. Allora occorre che i genitori, pur nella libertà delle loro scelte, si facciano consapevoli delle difficoltà che il bambino è costretto ad affrontare senza averne le capacità. I danni fin qui prodotti in parte possono ancora essere sanati se ciascuna figura parentale si fa carico di educare e guidare il bambino nella sua crescita senza però derogare o assumersi ruoli che non le competono. Anche alle nonne non può essere chiesto di supplire e la diversità tra l’una e l’altra fa parte del gioco della crescita, anzi è importante che ci sia perché la diversità consente al bambino di avere più modelli attraverso i quali maturare nel tempo la sua scelta di vita.

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