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Infertilità maschile e inseminazione: IUI o FIVET

Spermiogramma, terapie e alternative

Gioela Saga

di Gioela Saga

03 Settembre 2012

Infertilità maschile e inseminazione: IUI o FIVET Per effettuare una diagnosi precisa ed attendibile relativa alla possibile infertilità maschile, si richiede, generalmente, un campione di sperma così da poter esaminare il liquido seminale e gli spermatozoi presenti, è quello che si chiama:

analisi del liquido seminale o spermiogramma.

Infertilità maschile e inseminazione: IUI o FIVET

Attraverso questo esame si può stabilire la quantità di liquido seminale, il conteggio e concentrazione degli spermatozoi, cioè quanti spermatozoi mobili sono presenti nel liquido e quanto velocemente sono in grado di muoversi, la loro forma, grandezza e aspetto.

Tutto può essere utile al fine di stabilire l’eventuale problematica perché anche uno solo di questi fattori potrebbe determinare la difficoltà a procreare. Parallelamente viene effettuata anche un’analisi del sangue per verificare se sussistano anche problemi ormonali.

Vi sono diverse possibilità di trattamento per l’infertilità maschile: la chirurgia, la terapia ormonale o determinati farmaci. Inoltre, se lo sperma non è in grado di fecondare un ovulo, si può valutare di utilizzare lo sperma di un donatore.

La terapia chirurgica, farmacologica o ormonale o la donazione del seme, possono essere usate separatamente o in concomitanza con altri trattamenti che aiutino lo sperma ad unirsi con l’ovulo.

Due dei trattamenti di fecondazione e procreazione medica assistita più comuni per ovviare all’infertilità maschile consistono nell’inseminazione intrauterina (IUI) e nella fecondazione in vitro (FIVET).

Nell’inseminazione intrauterina, il liquido seminale viene prelevato e, attraverso un procedimento, chiamato lavaggio dello sperma, si separano gli spermatozoi sani e vitali dal resto.

Lo sperma così ottenuto viene introdotto direttamene nell’utero, questo mette a diretto contatto, o almeno in modo più vicino possibile, gli spermatozoi all’ovulo, abbreviando i tempi e le distanze che lo sperma deve normalmente affrontare per raggiungerlo.

L’IUI è spesso conosciuta come fecondazione artificiale o alternativa, omologa cioè il seme e l’ovulo utilizzati nella fecondazione assistita appartengono alla coppia di genitori del nascituro, al contrario della fecondazione artificiale eterologa in cui il seme o l’ovulo (ovodonazione) provengono da un soggetto esterno alla coppia.

Nella fecondazione in vitro, la donna assume dei farmaci per far maturare diversi ovuli che vengono poi prelevati dal medico. Il liquido seminale che era stato precedentemente raccolto viene unito agli ovuli in laboratorio. Dopo che alcuni ovuli vengono fecondati, uno o più di essi vengono introdotti nell’utero.

In ogni caso, solo il medico potrà indicare il trattamento migliore per la coppia che possa garantire maggior successo e sicurezza e soddisfare le aspettative di poter allargare la famiglia.

Naturalmente sono scelte che devono essere prese in totale accordo e serenità nella coppia, rispettando e comprendendo anche le reciproche sensibilità ed eventuali principi morali e religiosi.

Tratto da Planned Parenthood

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