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Gemelle di tre mesi vivono in auto a Piacenza, povertà e disagio familiare

Neonate, gemelle di tre mesi, costrette dal disagio economico e sociale ad una vita nomade: la loro causa un auto.

Federica Federico

di Federica Federico

04 Settembre 2012

Gemelle di tre mesi vivono in auto a Piacenza, povertà e disagio familiarePiacenza – una famiglia italiana ma raminga per la penisola, estremamente disagiata e povera è stata segnalata alle autorità, rintracciata e, per quanto, possibile aiutata.

Causa ed oggetto della segnalazione l’uso improprio di una Fiat station wagon: l’auto era stata letteralmente adibita ad abitazione.

Due adulti e due neonate vivevano in una macchina in precarie condizioni di igiene e senza nessuno strumento per l’accudimento delle infanti. La Procura dei minori di Bologna ha avviato un’inchiesta.

I fatti:

La polizia di Piacenza riceve una singolare segnalazione secondo la quale una famiglia di quattro persone (due adulti e due neonate)  vivrebbe in una Fiat station wagon.

Le autorità rintracciano la vettura e monitorano gli spostamenti della famiglia, dopo poche ore il sospetto diviene certezza: due gemelle di 3 mesi appena abitano in una macchina con nessun confort, un solo passeggino fa da culla ad entrambe.

Intervengono le forze dello Stato a tutela dell’integrità fisica e morale delle bambine.

famiglia e casa disagioÈ di fatto impossibile la sopravvivenza in una vettura, è insostenibile una vita raminga e senza una dimora, è inaccettabile non avere né spazi né strumenti per l’accudimento di due neonate.

La sezione Minori della Questura insieme al “servizio tutela minori” dei servizi sociali del Comune emiliano hanno disposto l’accompagnamento delle bambine e della loro mamma in una struttura protetta. Una sistemazione temporanea in attesa di una collocazione familiare stabile. In altre parole ai genitori è stato garantito un lasso di tempo per trovare un’occupazione ed una dimora che sia rispondente alle esigenze di sviluppo e crescita delle bambine.

La coppia protagonista della vicenda avrebbe sin ora girato l’Italia senza avere mai una casa o una stabile occupazione. Si sarebbero avvalsi normalmente dell’aiuto offerto dalle mense della Caritas e avrebbero vissuto in auto o al massimo in alloggi di fortuna.

Lo scorso maggio sono nate due gemelle, malgrado ciò la vita raminga dei genitori non sarebbe cambiata. E due settimane fa la loro casa-auto avrebbe “fermato” la sua corsa a Piacenza.

Garantire una dimora stabile a dei bambini, offrire loro un congruo sostentamento economico, disporre per la crescita dei propri figli delle condizioni basilari per il benessere familiare sono doveri più che necessità, obblighi morali che un genitore si assume (o dovrebbe assumersi) nel momento stesso in cui decide di dare alla luce un bambino.

La genitorialità deve cambiare il baricentro del mondo ideale in cui una donna o un uomo vivono prima di divenire padre o madre. Il figlio, le sue esigenze e le sue aspettative devono rappresentare l’essenza del vivere, il centro dell’esistere, le prospettive e gli obiettivi della vita tutta.

Posto che la famiglia rappresenta la cellula elementare della società anche lo Stato è chiamato tutelare i (suoi) figli, intesi come cittadini del presente costruttori del futuro. Ove le cure apprestate dai genitori siano carenti, insufficienti o inappropriate lo Stato deve esercitare la sua autorità e affiancare il cittaduno che, per quanto adulto e genitore,  versi in evidenti condizioni di grave ed evidente difficoltà. E lo Stato si assume il compito di appianare il disagio dei minori garantendo, ove possibile, il ripristino di condizioni di vita favorevoli.

 

 

 

 

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