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Fa scrivere 100 volte all’alunno “sono un deficiente”: insegnante condannata

L'insegnante non può rispondere con metodi prepotenti agli atteggiamenti di bullismo degli alunni

Licia

di Mamma Licia

11 Settembre 2012

“Sono un deficiente”, “sono un deficiente”, “sono un deficiente”… da scrivere 100 volte sul quaderno: è la ‘singolare’ punizione afflitta da un’insegnante, Giuseppa V., ad un suo alunno, G.C., di undici anni, per aver tenuto «un atteggiamento derisorio ed emarginante nei confronti di un compagno di classe» e quindi aver avuto un comportamento da bullo.

Ma questo “metodo educativo” è costato caro all’insegnante che, per questo, è stata condannata dalla Suprema Corte a 15 giorni di carcere.

La signora Giuseppa V. è colpevole di «aver abusato dei mezzi di correzione e di disciplina», di aver «mortificato nella dignità» lo studente ed essere quindi venuta meno al «processo educativo in cui è coinvolto un bambino».

Il fatto è successo in una scuola media statale di Palermo e risale a qualche anno fa.

L’insegnante era stata assolta in primo grado dal tribunale del capoluogo siciliano; in appello, il 16 febbraio 2011, il proscioglimento fu annullato. Adesso è arrivata la sentenza della Cassazione, che ha ridotto del 50% la pena di 30 giorni di reclusione stabiliti nella condanna d’appello, eliminando l’aggravante di aver provocato nel ragazzo un “disturbo del comportamento”. Ipotesi che era stata avanzata dallo psicologo, ma che non è stata provata con certezza.

Si legge nella sentenza: «Non può ritenersi lecito l’uso della violenza, fisica o psichica, distortamente finalizzata a scopi ritenuti educativi […] e ciò sia per il primato attribuito alla dignità della persona del minore, ormai soggetto titolare di diritti e non più, come in passato, semplice oggetto di protezione (se non addirittura di disposizione) da parte degli adulti […] Non può perseguirsi, quale meta educativa, un risultato di armonico sviluppo di personalità, sensibile ai valori di pace, tolleranza, convivenza e solidarietà, utilizzando mezzi violenti e costrittivi che tali fini contraddicono».

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