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Bambino Padova portato via con la forza dalla Polizia: qual è la verità

Bambino Padova - portato via dalla sua scuola con la forza. Intervento violento della Polizia, polemiche sul video shock.

Federica Federico

di Federica Federico

15 Ottobre 2012

bambino padova portato via con la forza dalla polizia: qual è la veritàLo scorso mercoledì un bambino di Padova è stato oggetto dell’esecuzione forzosa di una sentenza giudiziale in forza della quale lui, un minore figlio di genitori separati, doveva essere allontanato dalla madre e condotto in una struttura protetta al fine di “resettare i suoi affetti” e guarire dalla PAS, Parental Alienation Syndrome – in italiano Sindrome di Alienazione Parentale.

Una parente, precisamente la zia, sorella della madre, ha filmato la brutale esecuzione del disposto giudiziale e ha “sbattuto” le immagini di quella che è parsa una vera e propria cattura in rete, in tv e sui giornali.

In molti hanno additato i mezzi di informazione (e con essi anche i blog), l’accusa (che personalmente non condivido) è stata quella di fare del giornalismo sensazionalista, di cavalcare il dramma di un minore e della sua famiglia pur di “montare” una notizia.

Ieri, ai microfoni di Domenica In, la zia del bambino, la regista del video shock, ha risposto a quest’accusa; in riferimento al video e al fatto che la sua diffusione abbia acceso i riflettori su una Domenica In cronacasituazione di dolore personale e familiare, la donna ha affermato: <<La situazione è una situazione che parla già da sola e si auto-esaspera da sola>>.

Pubblicizzarla, di fatto, significa esortare l’opinione pubblica a non avallare più e mai comportamenti legali o istituzionale dannosi per i minori. In questo senso la zia non ha dato il nipote in pasto alla stampa ma ha dato alla stampa l’opportunità di intervenire per contrastare un sistema. E di fatto, in un paese democratico quale è il nostro, l’opinione pubblica ha il diritto di vedere, commentare e dibattere, premendo, ove necessario, per un cambio di rotta e di sistema.

La fragilità dei figli negli intimi percorsi di separazioneDomenica In cronaca d’una coppia è nota a tutti e tutti sanno che all’interno delle dinamiche legali i bambini possono ma non devono rimanere schiacciati. Ecco il problema, il nodo, il nervo scoperto della situazione di Padova, del video shock e della giustizia italiana con la sua legislazione in tema di separazione e divorzio è tutto qui: i bambini non devono rimanere schiacciati dalla lacerazione della famiglia e dalla rottura sentimentale tra madre e padre.

Alcune delle mani che hanno“accompagnato” il bambino verso il suo trasporto in casa famiglia e che nel video appaiono avvinghiate con forza al piccolo sono del padre.

  • E pensare che si dibatte sul valore educativo di uno schiaffo, concludendo che ogni atto di violenza, anche lo scappellotto, non concorre alla crescita sana e corretta del bambino perché lo mortifica, lo frustra e ne riduce l’autostima.

Ebbene la centralità del bambino, l’obbligo Domenica In cronacagenitoriale a proteggerne lo sviluppo fortificandone l’identità e l’autostima in questa vicenda sembrano concetti dell’altro mondo, idee dimenticate, accantonate, trascurate e calpestate.

Paolo Crepè, che ieri a Domenica In si è pregiato di dibattere del caso, ricorda: <<Noi siamo il Paese della Montessori>>, dicendolo lancia un monito serissimo alle istituzioni tutte e a Noi Genitori.

La storia, la cultura, il progresso hanno origine nel rispetto del bambino come rappresentazione del futuro, così se non si rispettano i bambini storia, cultura e progresso non potranno che avere fine … e la loro fine, come la nostra, sarà misera.

  • Perché il bimbo di Padova è stato condotto via dalla scuola con un atto di forza paragonabile ad un arresto?
  • Perché il bambino che al momento è in una struttura protetta non può né vedere né sentire la mamma mentre vede e sente il papà?

La mamma, farmacista, ed il papà avvocato si sono separati quando il bambino – oggetto di questa bieca vicenda – aveva solo pochi anni al punto che il piccolo avrebbe incontrato i Carabinieri per la prima volta a 4 anni; nel corso del primo anno di separazione il bambino, affidato alla mamma, vedeva il padre regolarmente e in maniera rispettosa del disposto giudiziale.

Dopo appena un anno incominciarono i problemi. Stando a quanto racconta il difensore della mamma a Domenica In, il padre avrebbe denunciato l’ex moglie 25 volte e ciascuna di queste 25 denuncie sarebbe stata archiviata. Oggetto delle denunce: il mancato rispetto delle disposizioni del giudice.

Da parte sua il padre accusa l’ex moglie di ostacolare un rapporto intimo e vero col figlio. Nel circo mediatico, dinnanzi alle telecamere sostiene che il bambino avrebbe sostituito il nonno a lui quale figura di riferimento maschile.

In realtà sostituzioni di questo tipo sono comuni e non solo nelle coppie separate, intanto è sbagliato parlare di sostituzioni piuttosto si parla di affiancamenti che possono e debbono arricchire il bambino.

Mio figlio ha imparato a camminare con mio padre, suo nonno e io non ho mai neanche Carabinieri bambini separazionipensato di separarmi; mia figlia col nonno ha imparato ad andare in bici, a usare i pattini e a giocare a nascondino, spesso, durante i fine settimana, ci chiede di passare il sabato o la domenica da sola con i nonni perché “si diverte di più” o perché le mancano, noi ne approfittiamo per tornare a fare i fidanzati.

Cosa voglio dire? Senza pretese da psicologo o da writer che si interessa di bambini per passione, voglio dire, in veste di Genitore, che al bambino, qualunque bambino, va consentito di vivere gli affetti nella loro pluralità e nella loro diversità in relazione alla sensibilità del piccolo, senza interruzioni, traumi o peggio competizioni tra adulti.

Il consulente di parte del padre del bambino di Padova avrebbe certificato la PAS, avrebbe cioè Carabinieri bambini separazioniqualificato il rapporto tra il bambino e la madre come viziato: la mamma sarebbe stata capace di deviare i sentimenti del bambino mettendolo contro il padre. Lo stesso consulente avrebbe certificato che per guarire dalla PAS il piccolo avrebbe bisogno di “resettare gli affetti”(Attenzione: resettare è il termine che di fatto il consulente ha adoperato nella stesura della perizia).

La Corte di Appello di Venezia, fondando sull’accertamento di tale Sindrome di Alienazione Parentale, ha disposto la deduzione di quel bambino in una struttura protetta, ha tolto la patria potestà alla mamma e l’ha lasciata solo in capo al padre.

Ecco perchè la polizia ha preso (letteralmente preso) il bambino, lo ha portato in una casa famiglia (cosiddetto luogo neutro) senza dargli nessuna opportunità di vedere o sentire la mamma.

È stata operata una letterale rescissione degli affetti, attendendo di resettarli? In molti hanno detto che si resettano i computer e non i bambini e permettetemi di fare mia questa considerazione, che per quanto banalmente terminologica è profondamente vera ed emozionante.

Ci sono 2 nodi importanti che bloccano l’attenzione comune su questa vicenda:

  1. il primo nodo è “mediatico” ed è rappresentato dallo shock scatenato dal video della deduzione del minore nel cosiddetto luogo protetto;
  2. il secondo nodo è legale: la PAS non sarebbe una sindrome riconosciuta dal DSM5, il Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali, quindi non potrebbe, questa patologia, essere considerata in aula, non potrebbe essere il fulcro di una perizia, né potrebbe fondare una sentenza. Insomma la legge italiana non riconosce la malattia made in USA denominata PAS.

Attenzione, a questo punto non è sensazionalista questa notizia, è, invece, una importantissima denuncia perché un bambino è stato maltrattato con l’avallo della legge e la mamma è accusata di avere leso l’interesse ed il sano sviluppo del piccolo su una base che non ha nessun valore né medico né legale!

Altre pattuglie, legittimamente autorizzate a condurre il bambino lontano dalla mamma, Carabinieriavevano prima di mercoledì tentato il “prelievo” del bambino, lo avevano provato in casa del bimbo come in casa dei nonni, tuttavia nessuno aveva mai eseguito la sentenza perché, data la reazione del bambino, le autorità competenti (gli uomini, cioè, a cui tale esecuzione era demandata) dichiaravano ineseguibile il provvedimento mancando le circostanze atte a garantire il minore.

Del resto a garanzia di questo minore e per dargli voce la madre, che non si è sottratta alla legge, ha chiesto già da tempo una nuova perizia.

La scuola ove il piccolo è stato prelevato si è mobilitata in favore del bambino, i genitori hanno tenuto un sit-in fuori i cancelli dell’istituto ove ora non mancano cartelli inneggianti al rispetto dei bambini.

Carabinieri Speriamo solo che questo piccolo uomo non dovrà un giorno fare sue le parole di Jean Paul Sartre, che scrisse:

<<Ero un bambino, cioè uno di quei mostri che gli adulti fabbricano con i loro rimpianti.>>

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