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2 novembre festa dei morti: come spiegare la festività ai bambini

Il giorno dei morti, origini e tradizioni

Daniela

di Mamma Daniela

01 Novembre 2012

Il 2 novembre la Chiesa cattolica celebra la Commemorazione dei defunti. Una ricorrenza, dalle origini molto antiche, dedicata ai nostri “morti”, e anche se non esiste un momento giusto per parlarne, quale giorno migliore di questo per spiegare la morte ai bambini?

Ma come farlo?

La morte è un argomento doloroso anche per noi adulti, per molti difficile da affrontare, e spiegare ad un bambino cos’è la morte non è un compito facile.

Con i bambini non servono paroloni, si può iniziare semplicemente dicendo loro che la morte è una fase naturale della vita: si nasce, si cresce, si muore.

Spiegare con serenità e semplicità, ma soprattutto in modo realistico, affinché i bambini capiscano, e soprattutto non si sentano presi in giro.

Non serve paragonare la morte ad un lungo sonno, perché poi i bambini potrebbero avere paura di addormentarsi, o dire loro che solo gli anziani muoiono, perché non è la verità. È altresì importante  far capire loro che chi è morto non tornerà, e poi, secondo la credenza religiosa, si potrà anche aggiungere che però veglierà sempre su di noi.

I bambini faranno certamente domande e si potrà alleggerire l’argomento parlando delle persone care che non ci sono più, con aneddoti, racconti di quando ancora erano in vita, per poi passare alla spiegazione di come si festeggia questa ricorrenza in tutta Italia.

Il 2 novembre in Italia. Le tradizioni

In Italia, le usanze relative a questo giorno, sono tante, e variano da regione a regione. Ma una pratica è ricorrente in quasi tutte le regioni: un banchetto o un piatto dedicato ai defunti e la credenza che in questo giorno i cari scomparsi tornino a farci visita sulla terra.

Il “giorno dei morti” esiste esattamente dal X secolo d.C., quando si fuse con il 1° novembre, già giorno di Ognissanti.

In Lombardia per esempio, tra il 1° e il 2 novembre, in alcune località si usa ancora mettere in cucina un vaso di acqua fresca perché i morti possano dissetarsi.

In Friuli invece si lascia un lume acceso, un secchio d’acqua e un po’ di pane.

In Veneto gli amanti offrono alle promesse spose gli “Ossi da Morti”, un sacchetto con dentro fave in pasta frolla colorata.

In Trentino le campane suonano ore, per chiamare le anime radunate intorno alle case, a spiare dalle finestre. Anche qui è usanza lasciare la tavola apparecchiata e il focolare acceso tutta la notte.

Anche in Piemonte e in Val d’Aosta le famiglie lasciano la tavola imbandita e si recano in cimitero. Poi in Piemonte, per cena era tradizione lasciare un posto in più a tavola, per i defunti che sarebbero tornati in visita.

In Liguria si preparano fave secche e castagne bollite. Infatti  anni fa, nella vigilia del giorno dei morti i bambini andavano di casa in casa per ricevere il “ben dei morti, cioè fave, castagne e fichi secchi, poi pregavano e ascoltavano i  nonni mentre raccontavano storie paurose.

In Umbria si producono tipici dolci a forma di fave, chiamati  “Stinchetti dei Morti”, caratteristici di questa ricorrenza.

In Abruzzo persiste l’usanza di lasciare il tavolo da pranzo imbandito e si lasciano dei lumini accesi alla finestra, tanti quante sono le anime dei cari. I bimbi vanno a dormire con un cartoccio di fave, dolci e confetti, come simbolo di legame tra le generazioni passate e quelle presenti.

Roma, invece, il giorno dei morti era tradizione che si consumasse il pasto accanto alla tomba di un parente per fargli compagnia. Altra tradizione romana era una cerimonia di suffragio per tutte le anime che erano morte nel Tevere. Al tramonto si andava sulle sponde del fiume con delle torce e si celebrava il rito.

In Puglia, la sera precedente, si usa ancora imbandire la tavola per la cena,  apposta per i morti, che si crede tornino a visitare i parenti, e che si fermino fino a Natale, o all’Epifania.

Al contrario in Sicilia il 2 novembre è una festa particolarmente gioiosa per i bambini. Se sono stati buoni, e hanno recitato le preghiere per le anime dei loro cari, i morti torneranno a portar loro dei giocattoli e dei dolci. Così, quando i bimbi dormono, i genitori nascondono questi doni e la mattina seguente i bambini li cercano, convinti che a portarli siano stati i morti .

In Sardegna la mattina del 2 novembre i ragazzi ancora adesso si recano di casa in casa per chiedere delle offerte, e se prima ricevevano in dono pane, frutta secca e dolci, ora si preferisce donare caramelle e monete. La sera della vigilia anche qui si accendono i lumi e si lascia la tavola apparecchiata.

 

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