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Per le mamme lavorare è difficile: studio del World Economic Forum

di Dott.ssa Licia Falduzzi

14 Ottobre 2010

Secondo i dati Istat in Italia sono circa quattro milioni le donne si trovano a dover affrontare un doppio ruolo: sulla scena familiare – come moglie e madre – e su quella professionale. Una doppia presenza che ha conseguenze sia sulla donna a livello psicologico sia sull’organizzazione familiare. La stessa riduzione delle nascite – ora di dominio anche delle donne – può essere letta non solo come tentativo di far fronte ai costi che avere un figlio comporta, ma anche come bisogno della donna di non aggravare troppo, con un più ampio numero di figli, il suo carico di lavoro.

Oggi la donna in casa svolge diversi compiti che sarebbe troppo riduttivo definire come “casalinghi”. Sono compiti di “manutenzione” della casa: pulire, spolverare, lavare, stirare. Sono compiti “di consumo” che richiedono una vera e propria organizzazione mentale e materiale: per cucinare bisogna prima andare a fare la spesa, decidere in quale supermercato recarsi e scegliere tra le tante offerte proposte quelle che più rispondono alle esigenze dell’economia familiare. Sono, infine, compiti di tipo “burocratico”: tra i tanti servizi di cui dispone deve scegliere il migliore, e così va alla ricerca della scuola migliore per i figli, della migliore baby-sitter, del migliore nido e così via.

Non solo, ma la mamma che lavora anche fuori casa, oggi a differenza del passato, vive un forte contrasto tra la volontà di tornare al lavoro dopo aver partorito e la consapevolezza di “abbandonare” troppo presto un bambino che avrebbe bisogno della sua presenza per uno sviluppo armonioso di quel primo legame madre-neonato così importante per il destino dell’individuo e per l’adulto che sarà domani.

Sono tanti i sensi di colpa che possono essere vissuti dalla madre che lavora nel dover lasciare il figlio ancora neonato al nido, oppure a casa con i nonni o con la baby sitter. E’ un’ansia che la mamma si porta dietro, al lavoro, e che non le fa vivere bene né la maternità (nei confronti della quale può sentirsi fortemente deficitaria) né il suo desiderio di non sentirsi esclusa dalla vita lavorativa o isolata dal mondo. Sono tante, infatti, le madri che vivono male il rapporto mamma-neonato dei primi mesi, troppo coinvolgente, esclusivo, e che desiderano scappare da questa solitudine che la maternità ha imposto loro.

Ma anche per la mamma che invece è in lotta con se stessa tra il tornare al lavoro ed il voler rimanere a casa con il proprio bambino la scelta non è facile. E non lo è perché ci sono ancora troppi ricatti sociali che tendono ad emarginare la mamma che lavora. Un ritardo nel rientrare al lavoro (usufruendo ad esempio anche del periodo non retribuito) potrebbe avere conseguenze negative. Per chi ha un posto fisso, il rischio potrebbe essere l’assegnazione a mansioni meno qualificate; per chi ha ambizioni di carriera, potrebbe significare essere esclusa da momenti decisionali importanti.

La donna-madre deve optare così per lavori part-time, meno qualificati e meno pagati, e dire forse addio alla carriera.

Dallo studio del World Economic Forum sul Gender Gap pubblicato in questi giorni, è emerso che l’Italia continua a scendere nella classifica (siamo al 74esimo posto) che misura il divario di opportunità tra uomini e donne in 134 nazioni, e, per quel che riguarda l’accesso al mercato del lavoro, le donne in posizioni manageriali devono ancora oggi fare una difficile scelta tra carriera e famiglia, tanto da decidere di non avere figli.

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