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Tradizioni natalizie in Italia

Un viaggio fra le tradizioni del Natale

di Mamma Alessandra

17 Dicembre 2012

Il Natale è nell’aria da qualche settimana e ormai in tutte le case italiane alberi e presepi fanno bella figura ospitati negli angoli a loro riservati.

La data di nascita esatta di Gesù tuttavia non è conosciuta. Le origini storiche che la collocano il 25 Dicembre non sono note, anzi varie ipotesi sono state avanzate in proposito. Una di queste è data dalla scelta di sostituire la festa pagana del Natalis Solis Invicti, con la celebrazione della nascita di Cristo, indicato nel Libro di Malachia come nuovo “sole di Giustizia”. In generale comunque, diversi studi hanno tentato di ricostruire i periodi storici, e si è arrivati a sostenere che il 25 Dicembre sia un giorno verosimile per fissare la nascita di Gesù.

Io però vorrei anche aggiungere uno scritto di un filosofo di nome Clemente Alessandrino (da Wikipedia), che dice: «Non si contentano di sapere in che anno è nato il Signore, ma con curiosità troppo spinta vanno a cercarne anche il giorno»!

E visto che da circa 2000 anni per tutti i Cristiani Natale è il 25 Dicembre, anche per questa data si può fare un bel viaggio virtuale tra le tradizioni natalizie in tutta Italia.

Andando in giro per la penisola infatti si incontrano tanti modi di festeggiare la natività.

Nelle regioni dell’Abruzzo e del Molise per esempio gli abitanti, che si recano alla messa di mezzanotte, lasciano la porta di casa aperta e la tavola imbandita fino al loro rientro. Una leggenda dice chela Madonna, San Giuseppe e Gesù bambino hanno così modo di scaldarsi, di nutrirsi e di benedire la casa.

A Lecce c’è una leggenda molto bella: si dice che la notte di Natale le statuette dei Magi e dei pastori camminino per le strade.

In alcuni paesi delle Marche si cantano motivi con le voci degli animali che, secondo la leggenda, parlano nella Notte Santa. C’è il gallo che annuncia:”E’ nato Gesù!”. E il bue, con il suo muggito chiede:” Dove? Dove?”. E la pecora, con la sua voce vibrante, risponde: ”Beetlem! Beetlem!”.

La sera del 24 in Toscana, il capofamiglia brucia nel camino una grossa radice di ulivo o di quercia. Finché il ceppo continua ad ardere, la porta di casa resta aperta e, a chiunque entri, viene offerto un buon piatto di minestra, seguito da “cantucci e brigidini” (tipici dolci natalizi) e da un bicchiere di vino nuovo.

Un’altra tradizione che credo si possa collocare in molte parti d’Italia è quella di mettere la statuetta di Gesù bambino nel presepe alla Mezzanotte del 24, proprio per riprodurre la sua nascita.

Così come molto sentita ovunque è la partecipazione alla messa di Mezzanotte, una delle quattro messe che si celebrano durante i giorni 24 e 25 (Vespertina, messa di Mezzanotte, messa dell’Aurora e messa del Giorno).

Ma le tradizioni che non devono assolutamente mancare a Natale sono quelle culinarie!

Innanzitutto ci sono due correnti di pensiero, ambedue molto italiane, che dividono il paese: cena della vigilia o pranzo del 25?

Ma che sia cena o pranzo il viaggio tra le tavole delle feste è ricco e a prova di crisi.

Se vogliamo cominciare da Nord, il cibo del Natale è sicuramente il panettone milanese e il pandoro veronese. Sebbene divenuti ormai molto Italiani, le origini dei dolci natalizi sono infatti “nordiche”. Il panettone, narra la leggenda, nasce (come spessissimo succede in cucina) da un imprevisto: Il cuoco di Ludovico il Moro fu incaricato di preparare un pranzo di Natale per i nobili del circondario, ma il dolce, dimenticato nel forno, si bruciò. Fu così che  Toni, uno sguattero del cuoco, propose la sua ricetta: con quanto era rimasto in dispensa – un po’ di farina, burro, uova, della scorza di cedro e qualche uvetta – aveva cucinato questo dolce. Il cuoco acconsentì a portarlo in tavola. Tutti furono entusiasti e al duca, che voleva conoscere il nome di quella prelibatezza, il cuoco rivelò il segreto: «L’è ‘l pan del Toni». Da allora è il “pane di Toni”, ossia il “panettone”.

La storia del pandoro invece ha origini da ricercare in Austria, dove si produceva il cosiddetto “Pane di Vienna”, o forse potrebbe derivare dal “pane de oro” che veniva servito sulle tavole dei più ricchi veneziani.

Ma infinite sono le ricette che si trovano per tutta la penisola.

In Trentino Alto Adige, tra i primi del pranzo di Natale, non possono mancare, oltre alla polenta, i Canederli (grossi gnocchi di pane raffermo e altro, piatto tipico tirolese).

In Piemonte e in Lombardia, ma anche in molte altre regioni, si prevedono agnolotti o tortelli e cappone. In Emilia Romagna il menù include lo zampone.

Scendendo al centro e verso sud, in Basilicata e Campania, ma anche in Calabria, il pranzo si fa a base di pesce, ecco dunque baccalà e capitone, per concludere con dolci tipici come gli struffoli e le cartellate.

Le Isole invece prediligono i carboidrati, e dunque si va da dalla fregola (una specie di cous cous tipico della Sardegna) in brodo di gallina alle scacciate siciliane, piatti a base di pasta di pane, ripiene in svariati modi come broccoli o salsiccia.

E dopo questa abbuffata tutta italiana c’è un’altra tradizione, non scritta, ma secondo me tramandata da generazioni, che si rispetta in molte case della penisola: la tradizione che prevede che giorno 26 dicembre si pranzi sempre con quel che resta, e spesso è tanto, del pranzo o della cena di Natale!

 

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