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27 gennaio 2013: 60° Giornata mondiale dei malati di lebbra

“… il tesoro che vi lascio è il bene che io non ho fatto, che avrei voluto fare e che voi farete dopo di me…” (Raoul Follereau)

Daniela

di Mamma Daniela

27 Gennaio 2013

Il  27 gennaio 2013  si celebra la 60° Giornata mondiale dei malati di lebbra.

La Giornata venne  istituita nel 1954 da Raoul Follereau, scrittore, poeta e giornalista francese, che per il suo impegno nella lotta alla lebbra venne definito “l’apostolo dei lebbrosi”.

In Italia è promossa da AIFO – Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau, per diffondere la cultura della prevenzione della lebbra, una malattia ancora molto diffusa nel mondo.

Il suo scopo è quello di proseguire l’eredità di Follereau. In particolare, la sua azione è rivolta a svolgere ogni attività per promuovere, incoraggiare, sostenere e realizzare opere contro il Morbo di Hansen e ogni altra causa di emarginazione.
Anche quest’anno, l’associazione Italiana amici di Raoul Follereau  www.aifo.it  ha scelto di celebrare questa giornata con la dolcezza del miele. I volontari dell’associazione saranno presenti con punti di informazione e sensibilizzazione nelle principali piazze italiane e nelle parrocchie con l’iniziativa il “Miele della Solidarietà”.

 

Per questa ricorrenza, anche Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, e il Santo Padre Benedetto XVI, rivolgono un saluto all’AIFO, a testimonianza del ruolo di primo piano che quest’ultimo continua a ricoprire a livello internazionale.

La Giornata mondiale dei malati di lebbra gode ogni anno dell’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, del Patrocinio del Segretariato Sociale RAI e della collaborazione ufficiale di Banca Etica, AGESCI, GIFRA (Gioventù Francescana), SISM (Segretariato italiano degli studenti di Medicina), AIAC (Associazione Italiana Allenatori di Calcio) e della Lega Serie A.

 

 

 

 

“Perché il malato di lebbra cessi di essere lebbroso, bisogna guarire quelli che stanno bene. Bisogna guarire quelle persone terribilmente fortunate che siamo noi da un’altra lebbra, singolarmente più contagiosa e più sordida e più miserabile: la paura. La paura e l’indifferenza che troppo spesso essa porta con sé.”

La lebbra è una malattia contagiosa causata dal “Mycobacterium leprae”, detta anche morbo di Hansen , dal nome del medico norvegese che per primo isolò l’agente patogeno nel 1873.

Il bacillo distrugge i nervi periferici provocando insensibilità, ed espone la persona a ferite e conseguente distruzione dei tessuti. Se non adeguatamente curata, può causare disabilità e deformità devastanti, provocando danni progressivi e permanenti a pelle, nervi, arti ed occhi.

 

Nel mondo ogni giorno sono circa 700 le persone che si ammalano di lebbra. La malattia infatti, è ancora oggi un problema sanitario importante in vari paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina, dove persistono condizioni socio-economiche precarie che favoriscono la trasmissione della malattia: povertà, alimentazione insufficiente e  scarsa igiene. Il paese che primeggia per il maggior numero di casi affetti da questo morbo, è l’India, ma il fenomeno non è estraneo all’Italia, dove si registrano da 6 a 9 malati all’anno. 

Nonostante si disponga di farmaci efficaci,  per il controllo duraturo della malattia, oltre alla diagnosi precoce e il trattamento, è richiesto un miglioramento socio-economico della popolazione.

Purtroppo ancora oggi, la diagnosi avviene tardivamente e in molti casi la persona colpita dalla malattia si presenta con disabilità fisiche irreversibili.

Una malattia contagiosa dalla quale si può guarire  ma alla quale spesso si accompagna un pesante stigma sociale. Infatti, molte persone con disabilità, dopo il trattamento, restano isolate, segregate, senza lavoro e senza possibilità di reinserimento sociale.

Per combattere la malattia, diventa necessario promuovere un piano che includa: la riabilitazione fisica delle persone con disabilità, l’ educazione sanitaria, l’ informazione per la popolazione, e una riabilitazione socio economica per le persone colpite dalla malattia e delle loro famiglie.

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