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Barbara D’Urso saluta i ciechi che la “stanno guardando”, clamorosa gaffe

Criticata sul web, Barbara D’Urso si difende dalle accuse per la sua battuta finale sui ciechi

admin

di Redazione VitaDaMamma

23 Gennaio 2013

Barbara D’Urso gaffe ciechiIl pubblico televisivo è sempre molto attento e ben determinato a catturare e segnalare il benché minimo errore compiuto da giornalisti, presentatori e perfino attori che propongono la loro “arte” e la loro esperienza in televisione.

Se poi l’errore viene commesso da un personaggio non particolarmente amato, ecco che scatta anche la “ribellione” sulla rete, luogo di ritrovo e d’incontro ove brulicano, in particolar modo, i detrattori.

Nella puntata di “Pomeriggio Cinque” del 21 gennaio, durante la chiusura della trasmissione, la conduttrice Barbara D’Urso, nell’effettuare i saluti finali, ha testualmente detto:

“Voglio salutare l’istituto dei ciechi di Milano, so che mi stanno guardando…”.

Una dichiarazione che ha scatenato il panico sul web, suscitando rabbia, ilarità, sarcasmo e innescando una catena di offese rivolte alla conduttrice. I più “accorti” hanno semplicemente gridato alla gaffe mentre altri si son lasciati andare ad epiteti ben più coloriti.

Barbara D’Urso  ciechi gaffe Ma se da una parte c’è chi accusa, dall’altra c’è anche chi la difende, in primis la stessa D’Urso che attraverso twitter fa sapere:

“Ed a proposito del mio saluto oggi a Pomeriggio 5..: i non vedenti guardano la televisione!! E non vanno discriminati!!!!! #sapevatelo …. Dunque: saluto gli amici Dell’istituto cechi Milano che mi stanno GUARDANDO!!!!!!!!”.

Ma la conduttrice Mediaset non è la sola ad esprimersi in sua difesa, tra i vari commenti leggibili in rete ve ne sono alcuni da parte di chi con i non vedenti vi ha lavorato:

“Sono loro i primi a salutarti dicendo <<Ci vediamo domani>>. Era molto peggio  se la D’Urso diceva <<Saluto i ciechi che ci stanno ascoltando>>”.

In sintesi coloro che hanno offeso la D’Urso per aver commesso una gaffe sono stati, a loro volta, “incolpati” di esser stati discriminanti …

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