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Giorni della Merla: Origini e Tradizioni

I giorni più freddi dell'anno sono quelli della merla perchè?

Gioela Saga

di Gioela Saga

29 Gennaio 2013

Giorni DELLA Merla

L’espressione “i tre giorni della merla” fa riferimento a una tradizione soprattutto padana che vorrebbe identificare gli ultimi tre giorni di gennaio, o per alcuni il 30 e 31 gennaio e il 1° febbraio, come i più freddi dell’inverno.

Naturalmente non c’è nulla di scientifico ma è interessante notare come spesso il detto coincida e del resto non è difficile in questa stagione, e come, invece, se si è in presenza di un’eccezione, la saggezza popolare abbia provveduto a coniare un proverbio che ne darebbe un’ulteriore interpretazione: se i giorni della merla non sono poi così freddi, paradossalmente la primavera è più lontana.

Certo il parlare del tempo atmosferico è da sempre un soggetto ampiamente discusso, in alcune culture come quella anglosassone non è solo un modo per rompere il ghiaccio o un argomento convenzionale “da ascensore” ma un vero e proprio filone scrupolosamente e assiduamente approfondito.

È curioso risalire alle origini di questa espressione, perché le leggende che si rintracciano sono a volte assai diverse e si perdono nei secoli.

Ripensando ai nostri vecchi sussidiari, molti di voi conosceranno la versione più tradizionale che vuole che una merla, per ripararsi dal gran freddo di fine gennaio, si rifugi, per quei giorni, in un comignolo con i suoi piccoli dal piumaggio chiaro, per uscirne solo il 1° febbraio, tutti sporchi di fuliggine. Questo spiegherebbe anche perché tutti i merli, in origine bianchi per la leggenda, ora sono neri.

In una versione un po’ più triste, mentre la merla si nascondeva con i pulcini, il merlo, marito e papà, andò in cerca di cibo e al suo ritorno vedendoli tutti neri non li riconobbe, volò via e questi morirono di fame.

In ogni caso entrambe sono legate al fatto che il gelo caratterizzerebbe questa coda di gennaio ma è solo in una particolare leggenda che troveremmo la spiegazione del perché proprio quegli ultimi tre giorni sarebbero più freddi.

Si tratta di una specie di vendetta di gennaio, mese un po’ cattivello.

All’epoca dei fatti il mese aveva 28 soli giorni e la merla, conoscendone l’asprezza, volle far provviste adeguate per giungere fino alla fine del mese senza uscire dalla sua tana. L’ultimo giorno si mise a cantare, sicura di esserne uscita a becco alto, tanto da gridare: “Più non ti curo Domine, che uscito son dal verno”. Gennaio, sentendosi preso in giro, si fece prestare 3 giorni da Febbraio, che a quanto pare non ha ancora restituito, e scatenò bufere di neve, vento e pioggia. La merla si rifugiò in un camino e vi restò al riparo per tre giorni. Quando uscì, era sì salva, ma il suo bel piumaggio si era annerito a causa del fumo e così rimase per sempre con le piume nere.

La favola già narrata dal Tommaseo, riprendeva un motto popolare che si riferiva alla stoltezza di cantar presto vittoria ed è anche ripresa da una citazione di Dante stesso nel XIII canto del Purgatorio, dove nel girone degli invidiosi il sommo poeta scrive: (vv121-123) “tanto ch’io volsi in su l’ardita faccia,/ gridando a Dio: “ormai più non ti temo!”/ come fé ‘l merlo per poca bonaccia.”

Ci sono però anche altre ipotesi più legate al territorio della Bassa padana come quella in cui dovendo far passare dal fiume Po un cannone chiamato La Merla, si aspettò appunto gli ultimi tre giorni di gennaio in cui il fiume per il gran freddo era tutto gelato e poté fungere da ponte.

Altri ancora raccontano che una Nobile Signora di Caravaggio, vicino Bergamo, nominata “de Merli”, doveva passare il fiume per cercare marito e non lo poté fare se non in quei giorni in cui si gelò agevolandone il passaggio.

Sempre legato al fiume è un altro racconto da cui deriverebbe la leggenda:

Un ragazzo e una ragazza stavano recandosi al paese vicino per una festa, o secondo altre versioni si erano appena sposati, ma attraversando il Po gelato scivolarono, il ghiaccio si spezzò e vi caddero dentro, scomparendo. L’unica testimone dell’accaduto era una merla che per tre giorni cinguettò, volando sui passanti per chiedere aiuto. Poi il terzo giorno il sole sciolse il ghiaccio e il fiume restituì i corpi degli innamorati, intorno ai quali sbocciarono molti fiori.

In alcuni paesi del mantovano, nel Basso Lodigiano e, soprattutto, nel Cremonese gli ultimi giorni di gennaio sono ancora oggi un periodo di ricorrenza e tradizione e feste popolari con gare e canti ispirati anche da queste leggende.

Ma la fantasia popolare mescola spesso il sacro e il profano ed ecco affacciarsi altre due curiose versioni:

Un servo di Erode rubò ad una merla i suoi piccoli per mangiarseli. Un merlo, nero come il carbone, prelevò una pagliuzza dalla culla di Gesù Bambino e la lasciò cadere sui piccoli che impararono immediatamente a volare, riuscendo così a scappare al loro carceriere. Il miracoloso evento fece anche sciogliere la neve e da quel giorno, il 31 gennaio,la temperatura cominciò a salire.

E ancora:

Un soldato di Erode gettò del fiele nella scodella del latte di Gesù Bambino e una merla che aveva il nido lì vicino bevve il latte avvelenato che la fece arrivare vicina alla morte facendola penare per tre giorni, fino a quando, il 31 gennaio, il futuro Messia fece brillare un caldo sole che la aiutò a guarire in brevissimo tempo.

Ecco come vengono spiegati “ i tri dì de la merla” che segnano, nella tradizione popolare, il cuore dell’inverno.

Meteorologia o leggenda ci auguriamo che la primavera ceda resto il passo all’inverno dopo la vendetta di Gennaio!

 

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