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Mio figlio non mangia: 2 anni problemi di pappa

di Dott.ssa Rita Moré

04 Novembre 2010

Mamma Simona, preoccupata per l’atteggiamento del suo piccolo verso il cibo, si è rivolta a Vita da Mamma.

Il nostro nutrizionista ha chiarito, rassicurandola, le dinamiche alimentari dei bimbi nella fascia d’età compresa tra i 2 ed i 4 anni http://www.vitadamamma.com/5501/alimentazione-del-bambino-tra-i-2-anni-e-i-4-anni.html.

Ma i dubbi della nostra amica non si fermavano al puro aspetto alimentare, Simona è preoccupata anche per alcuni comportamenti del bimbo che si manifestano in relazione alla pappa ma sembrano

originati da un “disagio” del bambino, paiono espressione di una “esigenza” del piccolo.

Qui di seguito alcuni passaggi del racconto di Simona:

<< […] mio figlio quello che mangia da mia suocera da noi non lo mangia, tipo la pasta al sugo liscio con grana! Da lei assaggia da noi no!
Non vuole più il latte, ho provato a farglielo bianco fresco, ad alta digeribilità e uht, con i biscotti, con i cereali, per la disperazione ho messo dentro il cioccolato, e comunque solo dal bibe.
Mia suocera ogni tanto riesce a farglielo bere distraendolo
[…]

Ho letto che potrebbe essere un modo per farci capire che non vuole che andiamo al lavoro …
Siamo un po’ disperati, non so più cosa fargli da mangiare …
>>

La nostra pedagogista, la Dott.ssa Rita Morè ha così risposto ai dubbi di Mamma Simona:

“Facciamo alcune premesse. Cominciamo col dire che se la crescita c’è e dai controlli del pediatra non risultano criticità non dobbiamo preoccuparci più del dovuto se i bambini non mangiano tutto quello che prepariamo e gli offriamo.

Ricordiamo anche che a 2 anni cibo e affettività sono strettamente legati. Mettiamoci poi la considerazione che ci sono bambini un po’ svogliati per temperamento nei confronti del cibo, bambini che non sono inappetenti ma che hanno bisogno di essere distratti o meglio devono impegnarsi in qualcosa per mangiare.

Ciò detto entriamo nel merito di quel che scrivi e cerchiamo, se possibile, una soluzione al tuo problema. Perché partire subito pensando che il comportamento di C. voglia essere punitivo nei confronti dei genitori? Forse c’è una diversa e più semplice spiegazione. Con la nonna C. mangia. Ma la nonna quasi sempre lo distrae, lo impegna mentre gli offre il cibo.

Come si può spiegare la differenza di comportamento rispetto al cibo che C. ha quando è dalla nonna e quando è, invece, dai genitori?

Il compito dei genitori è dare al bambino regole precise e quindi disciplinare anche il momento del pranzo. I nonni in qualche modo sono esonerati da questo compito, perciò, senza volerlo, si mostrano più elastici sia nella tenuta del comportamento sia nella quantità e nel numero dei pasti da somministrare al bambino. Inoltre, a differenza dei genitori che lavorano, i nonni hanno una disponibilità  di tempo maggiore e non si lasciano prendere dall’ansia. Tieni poi presente che a 2 anni il bambino non sente la necessità di sedersi a tavola per mangiare o di attendere l’orario del pranzo o della cena o della merenda. Il più delle volte è la sua emotività che lo porta verso il cibo o lo allontana. Assumere cibo deve essere per il bambino una delle tante attività della giornata e il bambino deve poterlo fare liberamente e con tranquillità senza che il cibo, o comunque il momento del pranzo, venga caricato di particolare importanza, importanza che, del resto il bambino non è in grado di comprendere.

Cosa consigliarti?

La prima cosa è lavorare su te stessa per ridurre l’ansia con la quale vivi l’alimentazione del tuo bambino. Successivamente prova a pensare, agire e vivere come lui. Hai mai osservato il tuo C. durante le sue attività di gioco della giornata? Fallo e ti accorgerai di quanti cambi repentini ci siano nelle sue attività, di quante volte sembra impegnato in due giochi contemporaneamente e quante volte abbandona un gioco per poi riprenderlo in altro momento. E’ questo il mondo di un bambino di 2 anni, un mondo molto distante da quello di un adulto e se è vero che il compito dei genitori è quello di aiutare il bambino a crescere è pur vero che la crescita non è di per sé qualcosa di lineare. Al contrario essa implica balzi in avanti e battute d’arresto ed ogni bambino ha i suoi ritmi. Se posso permettermi vorrei invitarti a sfruttare il comportamento che C. ha con la nonna e a trasformarlo in una sorta di gioco. Prova qualche volta ad essere lì con loro due, a dedicarti a C. e ai suoi giochi, diventa un suo compagno di giochi. Poi al momento del pranzo fatti imbeccare dalla nonna come fa lui restando impegnato nei giochi o lasciandoti distrarre da altre attività suggerite al momento. Piano piano prova a rovesciare i ruoli: imbeccate voi la nonna e poi lascia che sia C. a imbeccare te e tu a imbeccare lui. Insomma create intorno al cibo un momento di affettuosità e di giocosità rassicurante e non far troppo caso a regole e quantità. Col tempo tutto si regolarizzerà, ora C. ha bisogno ancora di moine, ha bisogno di sentirsi al centro del suo mondo.”

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