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Padri separati, la Corte di Strasburgo condanna l’Italia

La corte di Strasburgo da ragione ai padri separati

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

01 Febbraio 2013

Ennesima condanna all’Italia dalla corte di Strasburgo per i diritti dell’uomo. La decisione della suprema corte arriva ieri dopo una denuncia esposta da Sergio Lombardo.

Il signor Lombardo, separato dal 2003, era stato estromesso dal Tribunale di Roma dall’affidamento della figlia, data in custodia esclusiva alla madre.  Il padre, viene stabilito a seguito di sentenza giudiziaria, avrebbe potuto vedere la bambina due pomeriggi a settimana, i weekend alternandoli con l’ex moglie, tre giorni a Pasqua, sei a Natale e 10 in estate.

Comincia così la vita pendolare del signor Lombardo, comune a tanti padri separati in Italia. Da Roma a Termoli, città di residenza della figlia, l’uomo fa la spola nei giorni previsti per potere vedere la sua bambina. Ma purtroppo, sempre come succede spesso a tanti padri separati, le visite non si svolgono nel clima di serenità necessario, e soprattutto i due sono spesso “accompagnati”. Il signor Lombardo non demorde, e si rivolge al tribunale dei minori di Termoli per far valere i suoi diritti. E poi al Tribunale di Roma e successivamente a Campobasso, ma senza successo. Le cose non cambiano.

E l’ultimo affondo l’uomo lo sferra affidandosi alla corte di Strasburgo. Agendo non contro la compagna, ma contro lo Stato, colpevole secondo la corte di non aver tutelato abbastanza i diritti del padre.

Infatti Strasburgo condanna le strutture nazionali, che hanno si riconosciuto i diritti del signor Lombardo, ma non hanno garantito che venissero applicate ed eseguite le sentenze.

Inoltre, proprio a causa delle misure standardizzate e spersonalizzate messe in atto dai servizi sociali, la corte di Strasburgo ha confermato la colpevolezza dello Stato Italiano nell’aver portato alla rottura del legame tra padre e figlia.

Questa sentenza è un duro colpo alla giustizia Italiana, anche in termini di lungaggini oltre che di inadempienza delle sentenze. Sentenza che trova giustificazione proprio nel fatto che, se anche messe in atto, le disposizioni giudiziali, risentendo dei tempi biblici della giustizia italiana, possono risultare inefficaci se non addirittura controproducenti.

 

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