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Carnevale nel mondo

Il carnevale è sempre e ovunque sinonimo di gente festosa, musica e, naturalmente, travestimenti di ogni genere

Gioela Saga

di Gioela Saga

04 Febbraio 2013

Viaggiando per il mondo si possono scoprire modi diversi di festeggiare il carnevale che sono l’espressione della cultura, del luogo e, a volte, della sua storia. In molti casi il carnevale ha tratto proprio origine da gruppi etnici specifici a cui hanno fatto seguito tradizioni che poi sono state esportate in tutto il mondo.

I vari carnevali tradizionali sono legati a maschere particolari, balli e anche cibo. Nei paesi di tradizione cristiana il carnevale è collegato all’idea del divertimento e del festeggiare prima del periodo penitenziale della Quaresima (Carnevale = carnem levare, cioè togliere, abolire la carne).

Molto spesso in varie zone del mondo si è persa questa connotazione religiosa e il carnevale ha assunto il significato del divertimento puro e fine a se stesso, legato all’idea di travestirsi per poter perdere la propria identità o assumerne un’altra per non poter essere biasimati in alcun modo per gli scherzi fatti e il sollazzamento.

Volendo riferirsi alla storia, il “mascherarsi” ha poi un’origine ancora più lontana nel tempo e risale agli antichi Greci e Romani.

Ma andiamo, almeno con la mente, ai più bei carnevali del mondo, tralasciando quelli più conosciuti come quello di Rio o di Olinda o uno di più belli in assoluto che è proprio in Italia a Venezia. Ve sono altri altrettanto famosi e degni di nota.

È famosissimo il Carnevale di New Orleans, detto il Mardi gras (martedì grasso) che trae origine da un rituale francese della fertilità.

Nel 1699, Charles Iberville, l’esploratore francese, si fermò sulle rive del Mississippi e festeggiò l’arrivo della primavera sapendo che in Francia si stava festeggiando il Carnevale. Le strade anche oggi si riempiono di gente per giorni. È un carnevale diventato popolare in tutto il Nord America con costumi sorprendenti, parate e maschere di ogni tipo.

Per alcuni basta ritagliare una semplice sagoma di farfalla da un cartone, due buchi per gli occhi e una semplice decorazione fatta con perline, piume, glitter e fiocchi, per altri ci sono mesi di preparazione.

Sono molto usate soprattutto le maschere che impersonano i giullari anche solo accennati da un copricapo fatto da una striscia di cartone a cui vengono applicati dei triangoli colorati di feltro, al tutto si accompagnano vestiti larghi e sgargianti.

Un altro carnevale d’oltreoceano è a Barranquilla, Colombia. Nel 2003 l’UNESCO lo ha dichiarato patrimonio dell’umanità e dell’eredità tradizionale. Ogni anno migliaia di turisti arrivano per parteciparvi. È una festa che unisce le tradizioni europee, africane e indiane.

Inizia 4 giorni prima del Mercoledì delle Ceneri e raggiunge l’apice il sabato successivo, nella battaglia dei fiori.

Tra le maschere tipiche il Rey Momo (Re del carnevale),  María Moñitas e Hombre Caimán (uomo-alligatore), insieme a stravaganti regine, nani grotteschi e marionette giganti. Alla fine si tiene la grande sfilata che si svolge a ritmo di danze popolari ed infine la  Street Parade conosciuta anche come il funerale di Joselito, il simbolo del carnevale, in cui la regina carnevale si veste di nero, getta fiori a tutti e piange la perdita di Joselito.

All’altro capo del mondo, a Goa, un piccolo stato dell’India, il carnevale è stato portato dai portoghesi che hanno governato per più di cinquecento anni.

Benché la tradizione sia legata alla cristianità, il carnevale attira ogni anno anche tantissimi hindu. Per due giorni e due notti ci sono persone che ballano ovunque e carri che si susseguono per le vie. Alla fine della settimana, il carnevale si conclude con la famosa danza dei rossi e dei neri.

Non da meno è il carnevale che si svolge a Santa Cruz de Tenerife, Spagna, nelle Canarie, che negli anni che furono fu anche proibito dal dittatore Franco.

È uno dei più affollati al mondo. Tutto inizia con la sfilata e l’elezione della regina del carnevale. Le damigelle d’onore sono portate per le strade di Santa Cruz e Puerto de la Cruz, accompagnate da bande di suonatori ambulanti vestiti  da clown o con altri vestiti sgargianti.

Il mercoledì delle ceneri viene fatta la “sepoltura della sardina”: orde di “vedove” piangenti seguono il corteo di un funerale-farsa fatto a una sardina gigante di cartapesta che viene portata fino al porto e poi data alle fiamme. Contemporaneamente il cielo viene riempito di fuochi di artificio, il tutto accompagnato da musica roboante.

“L’Apoteosi della Gran cosa”  è la sfilata di chiusura del Carnevale, quando gusci d’uovo e palle di stoffa vengono tenute insieme da una pasta collosa e gettati sulla parata che passa sotto finestre e balconi.

Nei Caraibi, a Trinidad, il carnevale è un crogiolo tra la cultura europea importata dagli spagnoli e quella africana, ricca di balli e musica dai significati ancestrali. La danza più popolare è il calipso seguita dal soca soca (famosi balli di gruppo che spopolano anche da noi), inoltre si beve e si mangia tutto il tempo per le strade e sotto il sole cocente!

Infine il Carnevale di Ponce, a Puerto Rico che si svolge ogni anno dal 2 febbraio al mercoledì delle ceneri.

Il tema principale è sempre la lotta tra il bene e il male. Si costruiscono maschere più spaventose possibile, molti bambini le fanno partendo da un cartone di latte che viene poi ricoperto di cartapesta e colorato con colori acrilici: animali feroci, creature con le corna, bocche enormi e occhi grotteschi.

La maschera tradizionale è il Vejigante, una sorta di spirito demone che ha origine dalla Spagna medioevale, dotato di corna e ali vampiresche.

 

Tratto da www.ehow.com e  www.festivalpig.com

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