Questo sito contribuisce
all'audience di

 

Seguici:

Papa: l’anello del Papa dimesso sarà spezzato

L'anello verrà terminato, dice Padre Lombardi. Simbolo della fine del Papato, che dopo 700 anni riceve un altro gran rifiuto.

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

13 Febbraio 2013

Cosa succederà all’anello del Papa? Lo chiarisce Padre Lombardi, responsabile della sala stampa Vaticana. Anche se probabilmente anche per tutto l’entourage di Benedetto XVI altre cose devono ancora essere chiarite. Sarà probabilmente spezzato.

Molte cerimonie pontificie sono compiute da secoli, e così quelle relative alle cerimonie funebri. Ad esempio, la constatazione della morte del Papa avviene ad opera del camerlengo: egli si avvicina e batte tre volte un martello sulla testa del Pontefice, chiamandolo per tre volte con il nome di battesimo. Dopo di che lo si dichiara morto ufficialmente con la frase rituale Vere Papa mortuus est.

Un documento di morte viene stilato e vengono sigillati gli appartamenti Papali con la ceralacca. Infine viene spezzato l’anello piscatorio, l’anello col quale il Papa appone il sigillo sulle bolle e i documenti ufficiali.

L’anello del pescatore, l’insegna del Papa, il simbolo che identifica il successore di Pietro. L’anello che viene realizzato ad ogni nuova elezione di Papa, sul quale è raffigurato San Pietro su una barca, Pietro il pescatore, e sul quale viene inciso il nome del Pontefice eletto. L’anello che il Papa riceve nell’atto dell’incoronazione. Viene tenuto alla mano destra e alla morte del Pontefice viene incisa una croce prima della distruzione con un martello d’argento. Dalla distruzione dell’anello la sede pontificia non ha più la propria guida, il trono è vuoto. Stavolta non per morte sopravvenuta, ma per stanchezza sopravvenuta.

Benedetto XVI Papa, come Pietro, il pescatore. Il pescatore oggi si è perduto. E’ stanco, dice.

Padre Lombardi lo ha ribadito in conferenza stampa: “la percezione delle forze che diminuiscono con l’avanzare dell’età”. Per governare la chiesa ci vuole vigore dell’animo e del corpo, ha detto il Pontefice stesso. E adesso quelle forze sono venute meno.

Il pontificato di Benedetto XVI è stato in effetti una strada in salita. Già dalla sua elezione si è dovuto scontrare con il ricordo e la forza del suo predecessore Papa Giovanni Paolo II. Il Papa dei “Papa boys” il Papa globetrotter. Lui, Ratzinger, che era un teologo, un pensatore, un uomo di mente più che d’azione, ha subìto il confronto ed ha cominciato la “scalata” al Papato.

E poi nel corso di questi quasi otto anni ha fronteggiato discussioni impegnative e si è espresso in materie, certo “Papali”, ma ostiche e di non facile attuazione, nel mondo moderno.

Il cardinale ha scelto il nome di Benedetto XVI in onore al Pontefice Benedetto XV che ha regnato durante la prima guerra mondiale.

E’ stato eletto il pomeriggio del 19 aprile 2005 dopo quattro scrutini e due conclave.

Il suo primo discorso fu interrotto 35 volte dagli applausi.

Una delle prime battaglie del Pontefice fu contro il relativismo, “che non riconosce nulla come definitivo e lascia come ultima misura solo il proprio io e le proprie voglie, e sotto l’apparenza della libertà diventa per ciascuno una prigione, perché separa l’uno dall’altro, riducendo ciascuno a ritrovarsi chiuso dentro il proprio io”, discorso tenuto nel corso della Giornata della Pace.

Tentò il recupero della tradizione con la pubblicazione di Summorum Pontificum, dando la possibilità di celebrare la messa con antichi riti. Recupero della tradizione anche nell’abbigliamento, re-indossando abiti medievali: il camauro (copricapo di velluto e pelliccia di ermellino) o il saturno (copricapo a tesa larga, usato per ripararsi dal caldo).

 Poi Ratzinger si confrontò con il mondo arabo, in certi momenti la questione si fece “calda” come a seguito di una Lectio Magistralis intitolata “Fede ragione e università” tenuta all’Università di Ratisbona, nella quale si affermava che Maometto ha introdotto solo «cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede». Discorso che infiammò gli animi degli islamici. Poi in seguito alla condanna delle vignette di Maometto su un quotidiano danese il Papa si riavvicinò al mondo islamico condannando l’atto.

Altro confronto con la chiesa Anglicana, nel 2009, visitando per primo il Lambeth Palace.

Dialogò con la chiesa Ortodossa in più di una occasione, prima fra tutte il viaggio apostolico in Turchia nel 2006, assistendo alla messa celebrata da Bartolomeo I.

Rapporto difficile con gli ebrei invece, a causa della remissione della scomunica, sempre nel 2009, dei vescovi lefebvriani, uno dei quali, mons. Williamson aveva assunto una posizione negazionista sulla Shoah. Le posizioni del monsignore vennero poi rifiutate da Ratzinger.

E guardò anche ad Est, con una lettera ai fedeli cinesi nel 2007, per la normalizzazione dei rapporti tra Santa Sede e Repubblica Popolare Cinese.

Un’altra battaglia condotta dal Pontefice è stata contro l’omosessualità, con un documento che vietava l’accesso ai seminari a tutti gli omosessuali. Una spiegazione razionale al suo documento è da ritrovarsi all’interno dei dogmi della chiesa: impedire “qualsiasi pratica sessuale che si proponga come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione”

Disse NO al preservativo, sostenne che la lotta all’Aids doveva essere basata “su continenza, promozione della fedeltà nel matrimonio, importanza della vita familiare, educazione, assistenza ai poveri”.

Ma le battaglie più dure del Pontefice sono state a riguardo di argomenti scottanti come la fuga di documenti riservati, pubblicati da Wikileaks e la pedofilia dei preti. Nel 2012 infatti il maggiordomo del Papa Paolo Gabriele venne arrestato e condannato a 18 mesi con l’accusa di avere passato dei documenti riservati ad un giornalista per la pubblicazione di un libro “Sua Santità”. Nel dicembre scorso il Pontefice ha concesso la grazia al maggiordomo.

E poi il tema pedofilia, che Ratzinger ha dovuto affrontare, argomento scottante per tutti.

Nel 2011 un gruppo di associazioni vittime di abusi consegnò al tribunale dell’Aia un’imputazione contro il cardinal Bertone, il cardinale Sodano e il Pontefice stesso per crimini contro l’umanità per abusi sui minori. L’accusa venne poi ritirata, ma rimase una ferita aperta nel Papato di Ratzinger. Proprio il Papa si rivolse ai sacerdoti responsabili di tali abusi scrivendo: “Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti”.

Insomma, come dicevo, una strada tutta in salita. Semplicemente il Papa lascia perché è stanco. O forse perché lui, teologo e uomo di mente non riesce a continuare oltre l’azione.

 Padre Lombardi, ieri, alla conferenza stampa ha confermato che Benedetto XVI vivrà in un convento occupato fino a qualche mese fa da suore di clausura. Convento adesso libero,  in ristrutturazione da ottobre: questo fa pensare che la decisione non sia stata affrettata, ma meditata da chissà quanto tempo.

Mi verrebbe da riprendere la frase del film di Moretti “Habemus Papam”, nel quale un Papa che rifiuta l’investitura chiede ai fedeli “pregate per me”.

Leggi anche

Seguici