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Pillola del giorno dopo: chiesa tedesca sì in caso di stupro

I vescovi tedeschi autorizzano la pillola in grado di evitare la fecondazione, ma non i farmaci dagli effetti abortivi

Licia

di Mamma Licia

22 Febbraio 2013

Le cliniche cattoliche potranno somministrare la pillola del giorno dopo alle donne che hanno subito violenza sessuale, ma solo se il farmaco evita la fecondazione e non provoca l’aborto.

Lo ha decretato la Conferenza episcopale tedesca, riunita ieri in assemblea a Treviri. Una decisione storica quella dei vescovi tedeschi, che si allinea alla posizione espressa nei giorni scorsi dall’arcivescovo di Colonia Joachim Meisner, che ha autorizzato le strutture sanitarie gestite dalla Chiesa cattolica a prescrivere la pillola del giorno dopo alle donne vittime di violenza sessuale, e che arriva dopo l’acceso dibattito, che ha diviso i fedeli e le gerarchie ecclesiastiche, sollevato dal caso di una giovane donna vittima di stupro che si era vista rifiutare la somministrazione della pillola del giorno dopo da due ospedali cattolici di Colonia, perché ritenuta una prassi in contrasto con l’insegnamento della Chiesa.

La chiesa tedesca ha tenuto a precisare che un cambiamento del genere è possibile grazie all’esistenza, oggi sul mercato, di farmaci che hanno effetti nuovi, come il Pidana o l’Ellaone, attualmente in circolazione in Germania, che impediscono all’ovulo di staccarsi e di venire fecondato, con il risultato di evitare una gravidanza.

Rimane invece il divieto di somministrazione delle pillole che provocano la morte dell’embrione, e quindi – secondo i vescovi tedeschi – di una vita umana.

La “pillola del giorno dopo”  – hanno precisato i vescovi tedeschi – non deve comunque in alcun modo essere usata come un mezzo anticoncezionale o di pianificazione familiare, e deve essere somministrata solamente nei casi di gravidanza non voluta e causata da uno stupro.

Le cure rivolte alle donne vittime di stupro che si rivolgono alle strutture sanitarie tedesche – ha detto l’arcivescovo Robert Zollitsch, presidente della Conferenza episcopale – «possono includere medicinali che abbiano un effetto preventivo e non abortivo» e «metodi farmaceutici o medici che inducano alla morte dell’embrione non possono essere usati».

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