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Città della Scienza: ricostruire per il futuro di Napoli

I miei figli orfani di Città della Scienza, condividere per ricostruire

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

19 Marzo 2013

Città della scienza: ricostruire per il futuro di Napoli Una mattina di qualche settimana fa accompagnavo a scuola i miei figli. Davvero non sapevo come dirgli che Città della Scienza era bruciata.

Chi non è di Napoli forse non conosceva Città della Scienza. E purtroppo per molto tempo ancora non potrà conoscerla. Questa è la cosa che a me mette tristezza.

Sapere che quando succedono cose come queste a pagare è poi una comunità, troppi “innocenti”.

Città della Scienza adesso sarà conosciuta solo in cenere. Chi non l’ha visitata prima ricorderà solo l’ombra della struttura, avvolta dal fuoco.

Peccato.

Perché io, che comunque non sono di Napoli, Città della Scienza l’ho conosciuta.

I miei figli, ogni volta che eravamo a Napoli, mi chiedevano di andarci.

Era davvero oltre. Non so quante ce ne siano al mondo, ma per noi era unica.

Sorgeva, come ormai si sa, nell’area ex Italsider a Bagnoli, un quartiere sul mare, ferito dalle acciaierie negli anni 70 e in via di riqualificazione. Ci avevano fatto un’arena per concerti, un acquario con un ricovero per le tartarughe Caretta Caretta. Sarebbero sorti impianti sportivi, aree verdi.

Certo, i tempi della riqualificazione sono quelli che sono: Napoli aspetta da quasi trent’anni che tutta l’area venga bonificata, ma il progetto è ambizioso, e quando e se finirà sarà un polo di attrazione di livello mondiale. E il progetto fa gola a tanti. Evidentemente.

Città della Scienza era stata aperta nel 2003, dopo oltre vent’anni di stato embrionale. Era un museo-laboratorio con una serie di zone dedicate alle discipline scientifiche come biologia, fisica, astronomia. C’era la palestra della scienza, il planetario, l’officina dei piccoli.

I miei figli si divertivano a provare esperimenti di fisica, a capire perché i capelli si elettrizzano in certe condizioni, Perché in densità differenti le bolle d’aria nei liquidi erano più piccole o più grandi. Guardavano i fermenti dello yogurt dai microscopi. E facevano free climbing come degli scalatori sulle montagne di gomma e plastica colorata.

Tante cose le ho imparate anch’io, perché accanto ad ogni gioco c’erano dei monitor con le leggi della fisica, le spiegazioni degli esperimenti scientifici.

Il mio piccolo parlava con Bit, un robot che interagiva coi bimbi dai monitor posti agli angoli dei padiglioni. Quando scoprirà che Babbo Natale non esiste gli svelerò anche che Bit era guidato da un uomo, che guardava tramite una telecamera e animava il personaggio tramite un computer. Adesso gli dirò soltanto che Bit è riuscito a scampare al rogo.

Ogni tanto organizzavano delle mostre temporanee, e allora si sbizzarrivano tra dinosauri e robot, tra astronavi e reperti archeologici.

Ci chiedevano di pranzare lì e come sempre uscivamo con qualcosa tra le mani dallo shop del museo: un mammuth, un mappamondo, una scatola per fare gli esperimenti a casa.

Si divertivano e imparavano.

C’erano tantissimi bambini, famiglie, scolaresche. La parte buona della città che oggi è orfana di un modello di cultura e civiltà.

Città della Scienza risorgerà dalle sue ceneri, lo dicono in tanti. Già lo scorso 12 marzo l’Ecsite, un’organizzazione che mette in rete oltre 400 musei europei, ha visitato Napoli.

Il presidente Robert Firmhofer, e la direttrice Catherine Franche, gridano: “Città della Scienza non può, ma deve risorgere, e noi ci stiamo mobilitando per dare una mano all’allestimento dei nuovi padiglioni”.

Sembra che un primo padiglione possa riaprire già il prossimo 10 aprile.

Inoltre sembra che l’Europarlamwento abbia intenzione di presentare un progetto per la futura Città della Scienza, mentre è già attivo un numero al quale inviare sms solidali a sostegno della ricostruzione (45599).

Il ministro della Giustizia Severino ha visitato Città della Scienza subito dopo l’incendio. Ha dettoNapoli ce la farà. Questa cenere deve rappresentare un faro su quello che è accaduto e su quello che non deve più accadere”.

Vorrei che lo urlassero tutte le voci di tutti quelli che hanno visitato Città della Scienza.

Vorrei che davvero quello che è successo possa essere un punto dal quale rinascere.

Vorrei che i miei figli potessero tornare a Bagnoli presto e trovare Bit che racconta loro come sia riuscito a sfuggire all’incendio.

 

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