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Quando introdurre il pesce nello svezzamento

Svezzamento - quando introdurre il pesce nella dieta del bambino

Dott.ssa Marta Volpe

di Dott.ssa Marta Volpe

18 Marzo 2013

svezzamento e pesceQuando si parla di pesce è risaputo che si nomina uno degli alimenti più completi e validi per il nostro organismo:

  • gli acidi grassi essenziali Omega-3 abbassano il livello di colesterolo , regolano la pressione arteriosa, migliorano la vista e favoriscono lo sviluppo del sistema nervoso;
  • le vitamine A, D, K e quelle del gruppo B sono preziose per la vista e i tessuti, per prevenire le malattie a carico del cuore e della circolazione, per proteggere il sistema nervoso, per la formazione dei globuli rossi e molto altro ancora;
  • la fonte inesauribile di sali minerali, tra cui iodio, fosforo, selenio e zinco, è importante per il funzionamento della tiroide, per stimolare le naturali difese dell’organismo, per lo sviluppo di denti e ossa e per favorire il rinnovo dei tessuti.

A tutte queste caratteristiche va aggiunta anche la sua alta digeribilità.

A tutto l’elenco dei grandi benefici che arreca l’assunzione dei prodotti ittici, compresi i tanto temuti crostacei e molluschi, si contrappone la sua caratteristica di possibile allergizzante, soprattutto nei confronti di chi è già coinvolto per familiarità. Proprio per questo motivo l’introduzione del pesce nell’alimentazione dei bimbi, oltre a iniziare e si finire piuttosto tardi, è molto differente in base al tipo di pesce che si desidera proporre.

svezzamentoSi comincia verso gli 8 mesi di vita prima con un assaggio e poi con un liofilizzato o omogeneizzato di varietà molto magre come la sogliola, il nasello, il merluzzo, la platessa, il dentice e la cernia. Oltre ad essere più graditi dal punto di vista del gusto, questi pesci sono i più digeribili grazie al basso contenuto di grassi.

Si prosegue poi verso il 10° mese con branzino e orata e dopo i 2 anni con la somministrazione di molluschi e crostacei: il motivo di un’attesa maggiormente prolungata per queste varietà deriva dal fatto che, oltre ad essere fortemente allergizzanti, sono anche in grado di provocare intolleranza da istamina, soprattutto se la conservazione avviene in malo modo.

Quanto detto finora appartiene ad una specifica classe di pensiero secondo cui, per ridurre la comparsa di allergie, è bene ritardare nel tempo la somministrazione dell’alimento ritenuto colpevole. Da qualche anno a questa parte però si sta facendo spazio un nuovo filone secondo cui la soluzione starebbe proprio nella somministrazione precoce degli alimenti allergizzanti.

 svezzamentoA proposito di ciò, vi riporto le parole del pediatra Lucio Piermarini (qui si inizia discutendo dell’uovo… ma il principio è lo stesso rispetto a quello che riguarda crostacei e molluschi):

“Mi sembra piuttosto illogico sostenere che si debba dare l’uovo a “1 anno” perché un tale bambino ha avuto una reazione grave assumendolo a “1 anno”. La conclusione dovrebbe essere di darlo dopo, a 18 mesi o due anni. E se vediamo un altro bambino che ha una reazione grave a due anni decideremo di darlo a tre? E così via. Questo è stato fatto fino ad oggi e non ha portato alcuna diminuzione delle allergie, anzi. Dopo che si è capito che la tolleranza si sviluppa per via orale, si è cominciato, dati alla mano, a fare marcia indietro e a promuovere l’introduzione precoce di tutti gli alimenti e su tutto ciò ci sono dati sufficienti in letteratura. Uno shock anafilattico a 6 mesi è sicuramente più impegnativo che a 1 anno; tuttavia, se è vero che dando l’alimento a rischio a sei mesi ho meno probabilità di avere reazioni, non ho dubbi su cosa scegliere… Come spero abbia visto, stando a quanto dice la letteratura, non bisogna badarci più, a nessun allergene, se non al contrario nel senso di darli tutti, il prima possibile e senza eccezioni. Ci dobbiamo fidare? Premesso che tutto ciò che vuol chiamarsi scientifico è confutabile, io, come pediatra, non ho altra strada che quella di leggermi i lavori scientifici, sentire i commenti di parti e controparti, e scegliere da che parte stare”.

Ed è lo stesso che dovrebbe fare ogni mamma!

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