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Perchè i pediatri di base non fanno visite domiciliari in caso di febbre?

Federica Federico

di Federica Federico

15 Novembre 2010

<< Dottore, sono la mamma di ….. Il bambino ha la febbre alta … >>
<< Signora lo porti da me in ambulatorio … >>

Il bimbo ha la febbre,ma il dottore interpellato non risponde?
Quella appena descritta è una telefonata tipo tra una madre preoccupata ed un medico del servizio pediatrico convenzionato.
Le mamme si domandano di continuo, a volte anche con una certa rabbia, perché i pediatri di base neghino spessissimo la visita domiciliare. “Per quale motivo devo portare il bambino con la febbre all‘ambulatorio e perché il dottore non viene a casa?”. “E se il mio piccolo si aggrava durante il trasporto? Di chi è la colpa, il dottore si assume questa responsabilità?”.

Ma la “negata” visita domiciliare, la sollecitazione al trasporto in ambulatorio ed il conseguente controllo nello stesso, sono veramente diritti negati?
Per capirlo consideriamo insieme e con calma la febbre, l’esposizione all’ambiente extradomestico, le norme che regolano l’assistenza pediatrica convenzionata e valutiamo cosa e come garantisce al nostro piccolo il massimo benessere e la maggiore tutela possibile per la sua salute.

La febbre del bambino genera in noi mamme sempre una particolare ansia. Ma l’evidenza medica dimostra che normalmente, malgrado uno stato febbrile acuto, il bambino non possa aggravarsi semplicemente a causa di un breve trasporto, tanto più quando l‘esposizione all‘ambiente extra domestico avvenga con le debite cautele – coprendo bene il piccolo, eventualmente conducendolo in auto.
In altre parole, malgrado la febbre,  portare il piccolo paziente presso l’ambulatorio del medico non nuoce di fatto alla sua salute.
Molte mamme restano condizionate dalla comune definizione di certe patologie come “malattie da raffreddamento” e tendono a pensare che appunto il freddo generi il malessere ed aggravi le condizioni dei piccoli. Non è così semplice, il freddo è causa di malattie solo quando l’esposizione ad esso è sconsiderata e prolungata. Laddove è evidente che si ammali, per esempio, un bimbo non debitamente coperto che giochi per ore nella neve!

Tutto questo le mamme devono saperlo e considerarlo.
Tale coscienza tuttavia non risolve la domanda tipica della madre: “Perché il dottore non viene a casa?

Stando agli Accordi Collettivi Nazionali relativi alla categoria dei pediatri convenzionati i dottori devono eseguire la visita domiciliare quando la ritengano necessaria sulla base della loro valutazione e per la intrasportabilità del paziente.
In pratica è il pediatra che valuta la situazione di salute del bambino e, ove lo ritenga non trasportabile, si rende disponibile per la domiciliare.

Quando il bimbo non è trasportabile?
Quanto si deve attendere per l’arrivo del medico?
Perché il dottore preferisce che il piccolo paziente raggiunga l’ambulatorio?

Diciamo subito che la febbre di per sé non determina intrasportabilità. Proprio perché non è dimostrato, né è dimostrabile, che l’esposizione all’ambiente esterno aggravi il piccolo, il dottore chiede di norma che il bimbo febbricitante raggiunga lo studio.
Diversamente, sono pochi e fortunatamente rari i casi di reale intrasportabilità:
– gravi traumi scheletrici;
– alterazione comatosa dello stato di coscienza:
– gravi difficoltà respiratorie accompagnate da affanno;
– grave compromissione circolatoria;
– malattie immunodepressive;
– sospetta malattia altamente contaggiosa e diffusiva. Ciò sempre che lo studio non disponga di una stanza separata utilizzabile per l’attesa dei pazienti che si sospetti essere affetti da simili patologie. Nei periodi di fisiologica diffusione dei virus influenzali o delle malattie esantematiche molti studi pediatrici istituiscono una “stanza della quarantena” dove accolgono e visitano i piccoli portatori di febbre, rosolia, varicella e morbillo.

Ove il pediatra consideri necessaria una visita domiciliare deve, a norma di legge, effettuarla nel seguente lasso temporale:
se la chiamata è pervenuta entro le ore 10:00 la visita va svolta nel corso della giornata;
se la chiamata è giunta al pediatra dopo le ore 10:00 l’appuntamento sarà soddisfatto entro le 12:00 del giorno successivo.
Se il caso va risolto con urgenza il medico interverrà immediatamente.

Ma perché in caso di febbre i pediatri non usano praticare la strada delle visite domiciliari?
Il diniego di assistenza presso le nostre case non è un diritto negato, né crea, come bene abbiamo descritto, un danno al piccolo.
I medici preferisco i loro studi essenzialmente per due motivi: garantire l’assistenza a tutti e mettere a disposizione del paziente ogni loro strumento di supporto al lavoro.
Dal primo punto di vista deve considerarsi il fatto che i pediatri di base hanno in cura una media di 800 piccoli assistiti a testa, nei periodi critici le visite domiciliari potrebbero costringerli a vagare per le città di casa in casa senza riuscire comunque a soddisfare tutte le richieste. Il tempo che spenderebbero negli spostamenti sarebbe con evidenza tempo sottratto alle cure dei piccoli!
Inoltre è inequivocabile che presso i loro studi abbiano la possibilità di curare i bambini in modo più appropriato. Se, per esempio, fosse necessario un tampone faringeo? Quante cose dovrebbe portare con sé il medico che vaga per visite domiciliari?

All’estero e nei paesi anglosassoni in modo particolare trasportare i bimbi con la febbre presso gli ambulatori è assolutamente normale, la visita domiciliare è praticamente una rarità.

Noi mamme dobbiamo considerare con più serenità il trasporto dei bambini presso gli ambulatori pediatrici, pretendere la reperibilità del medico secondo le norme di legge e la sua disponibilità a pronte e accurate visite.

Cosa fare quando si ritiene che il comportamento di un dottore non sia doveroso ovvero non sia in linea con i doveri professionali pretesi dalla legge (vedi: http://www.vitadamamma.com/420/pediatra-di-famiglia-come-scegliere.html )?
E’ possibile denunciare il cattivo operato alla ASL, ove il Direttore Generale provvederà alla valutazione della attività medica. Oppure può farsi ricorso all’Ordine dei Medici.

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