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La madre di Aldrovandi: indignata per la protesta della polizia, espone la foto del figlio morto

Il presidio di sindacalisti della polizia sotto la sede di lavoro di Patrizia Moretti, madre del ragazzo ucciso da quattro agenti nel 2005

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

28 Marzo 2013

Manifestazione di uno sparuto gruppetto del sindacato di Polizia ieri a Ferrara.

La Coisp, il sindacato dei poliziotti, ha organizzato una protesta sotto gli uffici del comune.

Oggetto della manifestazione protestare contro la condanna per i poliziotti che nel 2005 avevano percosso e ucciso Federico Aldrovandi, un giovane di 19 anni, ferrarese.

Il sindacato, si legge nella notizia Ansa, aveva avuto dal comune l’autorizzazione a manifestare in piazza contro il fatto che i quattro poliziotti condannati per l’omicidio non fossero affidati ai servizi sociali o agli arresti domiciliari, pur avendo meno di un anno di pena da scontare.

Ma sembra alquanto strano che non sapessero che proprio la madre del ragazzo, Patrizia Moretti, lavorasse proprio sotto le finestre dove la manifestazione si era collocata.

La signora Patrizia ha prima scritto quanto accadeva su facebook, e subito dopo è andata incontro ai manifestanti con la foto del figlio morto.

Ovviamente la discussione che ne è scaturita non è stata delle più pacate, al punto che anche il sindaco di Ferrara è intervenuto, chiedendo di spostare il presidio di una decina di metri, in segno di rispetto del dolore della madre di Federico.

Invece di ascoltare le parole del sindaco Tiziano Tagliani, l’eurodeputato Potito Salatto, partecipante alla manifestazione, si è scontrato con lui in un vivace dibattimento

Patrizia Moretti ha poi raccontato l’accaduto a Radio Città Capò:“Non mi hanno mai rivolto lo sguardo – ha aggiunto -. Non mi guardavano nemmeno in faccia si sono girati dall’altra parte e piano piano se ne sono andati. E’ stata veramente una provocazione”.

Il sindaco ha affermato di voler prendere provvedimenti presso Questura e Prefettura: “Manifestazioni di questo genere non si faranno più, perché hanno un tono provocatorio. Fino ad oggi sono stato zitto e sereno, ma vedo che probabilmente sono stato male interpretato”.

Anche in Senato è arrivato lo sdegno del fatto: i componenti dell’intera aula si sono alzati per esprimere il loro dissenso sull’accaduto.

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