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Cannabis: la Marijuana è legale per scopi terapeutici

Il decreto del Ministro della Salute autorizza i farmaci a base di cannabis per scopi terapeutici.

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

04 Aprile 2013

Novità del Decreto Balduzzi. In campo medico il decreto del ministro della Salute Renato Balduzzi ha introdotto ciò che di fatto annulla un’altra legge: la 49/2006 Fini-Giovanardi.

Dal 23 febbraio infatti, con l’emanazione del decreto la cannabis è stata inclusa nella tabella II, sezione B come medicinale. Per meglio specificare: i medicinali di origine vegetale a base di cannabis sono stati inclusi in questa tabella.

La norma prevede infatti che le sostanze stupefacenti e psicotrope siano incluse in sei tabelle, approvate dal Ministero della Sanità per usi terapeutici, tabelle aventi differenti gradi di pericolosità e nocività.

In precedenza, fino al 2006, vigeva un decreto del 1997 emesso dal Ministero della Salute che ammetteva alcuni utilizzi a scopo terapeutico per certi principi attivi della cannabis. Nonostante il decreto lo permettesse però, l’accesso a quei farmaci veniva considerato impossibile a causa della burocrazia dalla quale era avvolto: il reperimento, fatte salve alcune regioni virtuose come la Toscana, era impossibile e i pazienti alla fine erano costretti ad acquistarli all’estero o a rivolgersi al mercato illegale.

Nel 2006 poi un altro giro di vite.

Venne emanata la succitata legge Fini-Giovanardi, che non faceva alcuna distinzione tra droghe “leggere” e “pesanti” e che stabiliva il possesso di cannabis oltre i 500 mg come reato di spaccio.

Svolta notevole dunque quella introdotta dal ministro Balduzzi con l’ attuale decreto. La nuova legge infatti include la canapa come medicinale terapeutico. Per di più, viene inclusa nella Tabella II, assimilata a farmaci come ansiolitici e sonniferi, di minore pericolosità rispetto a farmaci inseriti nella Tabella I come cocaina ed eroina.

Da questo momento dunque la cannabis potrà essere prescritta ai sensi dell’articolo 43 del testo unico 309/90, secondo cui si stabilisce la necessità di cura secondo le condizioni del paziente.

Basterà dunque una prescrizione medica da rinnovarsi volta per volta e da trattenersi da parte del farmacista.

Cosa significa questo?

I più maliziosi potrebbero recepire che la norma potrebbe portare un maggior numero di “drogati” che si fanno di cannabis.

Le cose però, se andiamo a vedere non stanno proprio così.

Evidenze scientifiche hanno, nel corso degli anni, appurato gli effetti terapeutici della cannabis, sebbene in Italia, fino a prima del decreto Balduzzi questo fosse stato negato, anche dalle autorità.

La cannabis costituisce un farmaco sintomatico in molte patologie. Il farmaco sintomatico è una cura che non risolve la patologia, ma che, come dice la parola, ne attenua i sintomi.

In patologie neurologiche quali la sclerosi multipla, o oncologiche, o in malati di AIDS, si è dimostrata una terapia utile ad attenuare il dolore, gli spasmi muscolari e altri sintomi tipici.  Si pensi inoltre che in alcuni paesi l’uso della cannabis è regolamentato, proprio per venire incontro a malati che non ricevono cure o che soffrono a causa di esse.

Il primo forse a sostenere una lotta per far si che l’uso divenisse legale fu lo statunitense Robert Randall. Ammalato di glaucoma, dopo una battaglia durata oltre 15 anni ottenne il riconoscimento tramite referendum della liceità della marijuana come farmaco ad uso terapeutico in California.

Un altro caso, di cui si occuparono le nostre “Iene” qualche tempo fa fu il Sativex.

Il Sativex è un farmaco a base di cannabis, autorizzato in Inghilterra. E’ uno spray prodotto dalla GW Pharmaceutical” e regolarmente prescritto ai malati di sclerosi multipla.

Nel 2009 Giulio Goria, alla trasmissione di Italia 1 “Le Iene” aveva intervistato alcuni malati che facevano uso di cannabis come farmaco sintomatico. Ma la trafila che questi facevano era quasi impossibile: innanzitutto dovevano riceverla dall’estero, con lungaggini dovute alla distanza, alla burocrazia, e sostenendo da sè i costi, in quanto la legge non prevede esenzione per questo tipo di procedure di ritiro, o in teoria si allungherebbero maggiormente i tempi nel tentativo di ottenere il rimborso del farmaco da parte delle Asl.

I malati potranno trovare così questi farmaci in farmacia? Purtroppo il decreto autorizza l’uso ma il percorso è ancora da completare.

I passaggi affinchè i farmaci vengano messi  a disposizione per la distribuzione delle farmacie sono molti. Bisognerà presentare richiesta da parte delle case farmaceutiche e aspettare l’ok ai dossier medico-scientifici da parte delle commissioni mediche incaricate. Bisognerà che i farmaci vengano registrati e poi venga assegnata la fascia di esenzione (note: la fascia A è relativa a farmaci essenziali per malattie croniche interamente gratuiti per il paziente).

Non solo. Bisognerà anche superare gli scontri tra politici favorevoli e non, tra associazioni di cittadini, e tra case farmaceutiche che potrebbero creare ostruzionismo.

Tutto, sempre, a favore del malato. Forse.

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