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Kebab cosa c’è dentro

Il panino di origine turca a base di carne suscita dubbi sulla genuinità e soprattutto sul decoro delle città invase dai venditori della pietanza

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

16 Aprile 2013

Il kebab fa bene?

Piatto controverso, è una ricetta importata dalla Turchia e divenuta famosa nel vecchio continente grazie alle immigrazioni mediorientali.

Kebab vuol dire in arabo “carne arrostita”. Si diffonde in tutto il mondo allorchè le popolazioni di origine turca e del medio oriente la portarono con se durante le migrazioni.

Ormai i chioschi e i ristoranti di Kebab sono ovunque, e servono i famosi panini con all’interno la carne condita con salse e verdure speziate.

La particolarità del panino è proprio il modo di affettare e preparare la carne.

Il pezzo, originariamente di agnello, ma anche di manzo (mai di maiale) è disposto su un “girarrosto verticale” che ruota (infatti il nome turco doner kebab indica il kebab rotante). Sembra sia un’ eredità degli antichi cavalieri che arrostivano la carne infilzate nelle loro spade.

Molti però osteggiano questa pietanza, sia per motivi culturali che alimentari.

Soprattutto nel Nord Italia questi negozi hanno suscitato le ire della popolazione e delle amministrazioni comunali.

Addirittura un sacerdote, don Barbieri, monsignore in provincia di La Spezia considerò poco tempo fa fuori luogo il chiosco di cibo etnico vicino la sua chiesa: ledeva il decoro della città. Addirittura il candidato sindaco di Bologna, il leghista Manes Bernardini durante la propaganda elettorale proponeva dei limiti al numero di negozi etnici della città. Come le farmacie.

Quanto al problema alimentare, sembra che il kebab non sia peggiore di panini ed hamburger dei fast food occidentali.

D’altronde, la cronaca di questi mesi insegna che anche le occidentalissime polpettine svedesi hanno avuto dei “problemi” con gli uffici di igiene.

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