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1° Maggio: come spiegare ai bambini la festa del lavoro

1° maggio la festa della dignità e della speranza per un futuro in cui il lavoro torni ad essere un diritto civile e comune

Federica Federico

di Federica Federico

01 Maggio 2013

Primo maggio  Oggi 1° maggio, festa del lavoro e dei lavoratori”, questa frase, espressa con tale schietta semplicità, sembra l’eco di un’antica memoria, il racconto di una novella passata.

Se oggi si volesse spiegare il valore del 1°maggio ad un bambino, sarebbe difficile giustificare questa festa con l’attuale opportunità o necessità di celebrare l’operosità umana. A qualunque discorso sulla festa dei lavoratori si dovrebbe aggiungere che questa giornata è diventata preziosa dote e privilegio di pochi: in altre parole pochi o pochissimi sono i lavoratori italiani che oggi possono serenamente festeggiare.

Considerando che la forbice economica sta allontanando sempre più i ricchi dai povere si può anche aggiungere, senza paura di sbagliare, che a sostenere “le bandiere del lavoro” sono principalmente i grandi ricchi, gestori di grandi patrimoni economico produttivi. E’ appena il caso di ricordare che, complice la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, l’impoverimento italiano è determinato anche dal fatto che spesso i patrimoni potenzialmente produttivi vengono condotti  fuori confine dove il costo del lavoro e i costi d’impresa sono notevolmente più leggeri.

Cosa si canta allora sul palco del 1°maggio oggi? Se manca il lavoro inteso come potere operativo dell’uomo messo al servizio della produzione e dietro remunerazione, manca l’essenza stessa del lavoro e con essa i mezzi per vivere serenamente.

Ai tempi in cui io ero piccola dinnanzi alla folle “sindacali” che affollavano le piazze in festa colorando il cielo di bandiere rosse si parlava di potenziamento dei diritti dei lavoratori, di miglioramento delle condizioni lavorative e addirittura di “adeguamento dei salari”.

Oggi la sola bandiera che mi sento di esporre dinnanzi agli occhi di mio figlio è la bandiera della pace.

1° Maggio: come spiegare ai bambini la festa del lavoroÈ difficile spiegare ad un bambino che l’Italia è stata uno Stato migliore, una nazione più ricca perché più responsabile e meno corrotta. Ed è innegabile che “il male del dissesto economico e finanziario” è la conseguenza ultima di un virus silente e insidioso che questo nostro Stato lo ha logorato dall’interno per decenni. Noi oggi assistiamo solo alle conseguenze di una vecchia malattia dello Stato e a pagarne il prezzo sono i giovani senza futuro, i quarantenni precari e i bambini figli della disoccupazione e della povertà.

Se non posso spiegare a mio figlio che il diritto del lavoro , il sistema retributivo e le dinamiche d’impresa in italia sono tutti sistemi teorici miseramente falliti; se non voglio che il mio bambino chiami questa festa “la festa del lavoro che non c’è” come in molti stanno facendo; e soprattutto se non voglio che un cucciolo d’uomo perda la sua innata fiducia nel futuro, posso provara a spiegare questa ricorrenza come la festa della dignità.

Il mio 1°maggio oggi è la festa del cittadino sopraffatto dal sistema, impoverito dalla crisi economica (di cui non ha colpa) ma dignitoso e fiero, certo che nessuna violenza gli restituirà i torti subiti e pronto, malgrado l’avversione del sistema, a usare la più democratica delle armi di cui dispone: la partecipazione civile (e con essa il voto).

1° Maggio: come spiegare ai bambini la festa del lavoroL’Italia malgrado la stetta della crisi  non ha reagito al disastro economico con fenomeni di intemperanza sociale, il caso degli spari nella piazza di Palazzo Chigi è stato da subito isolato e “ripudiato”. Tuttavia lo stallo politico impedisce al cittadino ogni risorgimento e la vita politico economica del paese sembra destinata a rimanere immutata, per non dire mummificata.

Oggi a mio figlio intendo spiegare che il lavoro è un diritto comune perché garantisce gli strumenti adeguati per sostenere la vita materialmente intesa, ed è al contempo è un diritto morale perché ammette la collocazione dell’individuo nel contesto sociale in cui vive, ne garantisce l’affermazione individuale e l’appagamento personale.

  • A mio figlio intendo presentare questa festa come una giornata del ricordo e della speranza: il ricordo dei sacrifici fatti per rendere lo Stato libero e democratico e la speranza che torni ad esserlo nel modo più profondo e puro del termine.

 

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