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Effetti della crisi sulla salute dei bambini

Dal 69° convegno della Società di Pediatria l'allarme: la crisi economica ricade sui più piccoli. Meno visite specialistiche e cattiva alimentazione mettono a rischio la salute dei bambini

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

13 Maggio 2013

Si è concluso ieri il 69° congresso nazionale della SIP, Società Italiana Pediatria.

Durante il convegno, tra gli altri argomenti, è emerso un dato interessante e poco rassicurante.

La crisi economica si abbatte anche sui più piccoli. Questo è il segnale allarmante che emerge dagli studi dei pediatri italiani. Il presidente SIP Giovanni Corsello denuncia una flessione notevole delle visite specialistiche richieste dai pediatri di famiglia. Addirittura dal 20 al 40 percento. Oltre all’aumento della mancata vaccinazione contro alcune malattie come il morbillo.

Se le mancate vaccinazioni non sono forse legate alla crisi, senz’altro i cali di visite specialistiche riportano una realtà allarmante: i genitori non riescono più a spendere in sanità neanche per i propri figli, e soprattutto se si tratta di visite specialistiche non coperte dal Servizio Sanitario Nazionale, le quali a volte possono essere molto costose.

Non solo, i più colpiti sono proprio i più deboli, continua Corsello:

“I bambini con patologie croniche o quelli con malattie rare, per i quali sono stati tagliati i fondi di assistenza a domicilio. In alcune regioni sono a rischio persino le forniture di farmaci o alimenti – come nel caso dei celiaci – molto costosi. A questi bambini si aggiungono poi tutti quelli che non hanno un pediatra perché figli di genitori irregolari in Italia: hanno diritto anche loro per legge ad essere assistiti da un pediatra, anche se non tutte le Asl effettuano ancora l’iscrizione. Questi bambini spesso non sono vaccinati e presentano problemi di salute legati anche alla malnutrizione”.

A questo si aggiunge la cattiva abitudine, radicata negli Stati Uniti, ma in aumento anche in Italia, di introdurre il latte vaccino nei neonati prima dei dodici mesi o di cibi solidi prima dei 4. La battaglia della SIP permane l’allattamento al seno, e ,se non fosse possibile, il latte vaccino è vivamente sconsigliato. D’altronde spiega Corsello, il pasto con latte formulato di un neonato non è di molto superiore al costo dei pasti di un ragazzo di altre fasce d’età.

Va ricordato che nei primi mesi il latte vaccino è troppo ricco di proteine per potere essere assunto dai neonati. Anche diluito non è mai consigliato, in quanto la diluizione riduce si il quantitativo delle proteine, ma altrettanto di altri nutrimenti necessari per il nostro bambino. Primo fra tutti il lattosio, fondamentale per l’assorbimento del calcio e per la creazione di flora intestinale, e i grassi del latte, altrettanto importanti.

Importante anche non somministrare alimenti non adatti ai bambini, in quanto contenenti troppo sale o zuccheri e comunque non adatti alla prima infanzia.

E’ fondamentale dunque porre molta attenzione alla alimentazione dei più piccoli, in quanto è da quest’ultima che si determina anche la loro salute.

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