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Il bimbo conteso a Padova torna dal papà: sentenza d’appello

La storia infinita del bimbo conteso a Padova forse agli sgoccioli. La sentenza della Corte d'Appello afferma la residenza nella casa paterna. L'affido sarà condiviso dai genitori

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

21 Maggio 2013

La vicenda del bimbo conteso di Padova sembra essere senza fine.

Tutti ricorderanno qualche mese fa il video girato dalla zia del bimbo in questione, mentre veniva prelevato a forza dalla sua scuola e dato in affido ai servizi sociali.

Subito l’opinione pubblica si divise tra innocentisti e colpevolisti.

I genitori, una farmacista e un avvocato, dissero la loro su tutte le TV, e la sola cosa che si evinse era la lotta di carte bollate tra i due, a scapito del piccolo.

In marzo la corte di Cassazione di Roma sembrava aver dato ragione alla mamma, sottraendolo al centro in cui risiedeva e affidandolo alle sue cure, e soprattutto confermando l’inammissibilità al processo di poter affermare che il bimbo era affetto da PAS (Sindrome da alienazione parentale). Ieri però la palla è ripassata alla Corte d’Appello di Brescia, che aveva ricevuto parere negativo dalla cassazione di Roma sulla esistenza di tale patologia, ma che non si era espressa sull’affidamento del bimbo.

E dunque il tribunale di Brescia ha concluso ordinando che la residenza del bimbo sia nella casa del padre, sostanzialmente dandogli ragione in termini di affido.

La mamma precisa: “La decisione della corte d’appello di Brescia non cambia la sostanza, l’unica variazione è che da venerdì scorso i tempi di affido sono di fatto uguali tra me e il mio ex marito, prima stava un po’ di più con me. Penso non sia corretto dire torna al padre perché non ho posto la questione di togliergli la patria podestà. Oggi il bimbo è andato a prenderlo a scuola il padre, mentre stamani l’ho accompagnato io dopo aver trascorso con lui il fine settimana. Dovrò fargli capire che adesso passerà più giorni con il padre. È grande e capirà. I giudici hanno detto che avrà due case”.

La mamma sostiene di avere deposto le armi contro il padre, che afferma lo stesso, ma chiederà al tribunale che il bimbo possa essere ascoltato, visto che il soggetto principale di tutta questa vicenda è lui.

Al momento dunque niente di molto differente rispetto alla sentenza di cassazione: l’affido sarà condiviso, il tempo del bimbo verrà ripartito tra i due genitori, che si alterneranno a prendersene cura congiuntamente.

E sperando che i genitori capiscano di dovere anteporre il bimbo alle loro guerre.

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