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Da Babbo Natale all’Albero, il Natale è la festa del bambini

di Dott.ssa Licia Falduzzi

08 Dicembre 2010

Il Natale è la festa delle feste.

Come tutte le più importanti feste religiose, si basa sulla contrapposizione tra un tempo sacro ed un tempo profano: interrompe lo scorrere del tempo profano e rievoca un atto divino di creazione. Come tutte le feste, risponde all’esigenza di rinvigorire, dopo un periodo di occupazioni ordinarie, la vita della comunità attraverso celebrazioni e commemorazioni che esaltino il principio unificatore della comunità stessa e ne rinnovino l’efficacia.

Per il cristiano il Natale è una solennità liturgica dal profondo significato religioso, in cui si rinnova il ricordo della nascita di Gesù Cristo.

Per gli adulti è spesso sinonimo di stress e di dispendio economico. Ma per i bambini il Natale è soprattutto magia.

I bambini, che vivono il Natale tra finzione e realtà, hanno un’istintiva affinità per i suoi più profondi significati. Da festa soprattutto religiosa, il Natale è divenuto con il tempo un’importante festa dedicata ai bambini, e come tutte le più importanti feste dei bambini (compleanni, onomastici, ed anche la Pasqua) commemorano e celebrano la natività, rassicurando il piccolo sul fatto che la sua nascita sia stato un evento desiderato, atteso e vissuto con gioia dai suoi genitori e dal mondo intero. Quanto più queste ricorrenze saranno festosamente celebrate, tanto più i nostri bambini si sentiranno sicuri di essere amati.

La miracolosa e magica trasformazione di un abete reale in un lucente e decorato albero di Natale si legge negli occhi incantati e meravigliati con i quali i bambini lo contemplano. È la trasfigurazione da arborea realtà quotidiana a mondo meraviglioso che ha fatto sì che l’albero di Natale diventasse un simbolo così profondamente accettato dai bambini. Ed affinché il bambino possa vivere il Natale in tutta la sua pienezza, bisogna che realtà e fantasia vi entrino in egual misura.

Ma la magia più grande del Natale, forse la più bella, è la figura del grasso e gioviale vecchietto che scende dalla cappa del camino per far trovare ai bambini i suoi doni sotto l’albero. E’ Babbo Natale che ha reso il Natale la festa dei bambini. Ed è Babbo Natale, con i suoi doni, con il suo modo di donare, che può insegnare a noi ed ai i nostri bambini l’importanza della gratuità del dono.

Ci sono molti bambini che credono di non meritare i regali che i genitori fanno loro: perché si sono comportati male o perché hanno avuto pensieri negativi nei loro confronti. Questo fa sì che alcuni bambini vivano il dono ricevuto con profondi sensi di colpa. Ma non solo. Molti altri bambini sanno perfettamente che ricevere regali dai genitori o dai parenti li mette in una posizione di obbligo nei loro confronti, come se dovessero sentirsi grati ed in debito per tutta la vita. Babbo Natale, invece, dà senza volere nulla in cambio. E’un elfo benefico che lavora tutto l’anno al Polo Nord per preparare i regali da portare a tutti i bambini, indistintamente, e non chiede loro nulla, né di essere stati buoni, né di non aver nutrito pensieri negativi, né di non aver preso un brutto voto a scuola. Babbo Natale non si aspetta gratitudine dai bambini, non li fa sentire in debito, per questo egli arriva nel cuore della notte senza farsi vedere. E sta qui la vera gratuità del suo dono, sta qui la magia della sua esistenza. Il mito di Babbo Natale non è altro che una proiezione del mondo del lattante: il pancione di Babbo Natale sembra gravido di tutte le cose buone che dispenserà, simbolo della nostra felice esistenza intrauterina, quando tutto ci era dato senza dover fare nulla per meritarlo e senza dover dare nulla in cambio.

Chi ha inventato Babbo Natale comprendeva benissimo la natura dei bisogni infantili, il loro desiderio e bisogno di credere in un’entità spirituale. Per tenere a bada l’angoscia e per riaccendere la speranza nelle cose belle della vita, i bambini, soprattutto dai 4 ai 10 anni, hanno bisogno di credere ad una dimensione magica. L’uso del pensiero magico declina spontaneamente, ma di norma non prima dei 6/7 anni, l’età della scuola, quando verrà il giorno in cui il bambino deciderà di non credere più a Babbo Natale, qualunque cosa gli dicano i suoi genitori.

Non neghiamo prematuramente ai nostri bambini il desiderio di credere a Babbo Natale e non spogliamo il loro Natale della sua magia, perché così facendo li toglieremmo gran parte del suo senso simbolico e inconscio.

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