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Neo mamma curata per ansia muore

Donna di 30 anni muore dopo esser stata curata per ansia

Maria Corbisiero

di Maria Corbisiero

02 Luglio 2013

Una donna di appena 30 anni muore di infarto dopo esser stata curata per diversi giorni con ansiolitici. Sulla vicenda indagano i carabinieri in quanto si sospetta un caso di malasanità.

I fatti:

diventata recentemente mamma, una trentenne residente a Carmagnola, città nella provincia di Torino, si era recata presso il pronto soccorso ospedaliero del suo paese il 6 giugno scorso lamentando forti dolori al petto e altri malori che i medici hanno identificato con i normali disturbi di un comune stato di ansia.

Dimessa dopo circa mezz’ora, durante la quale era stata sottoposta ad un elettrocardiogramma e alla misurazione della pressione, la neomamma, una volta giunta a casa, si è sentita nuovamente male: si accascia sull’uscio della porta ma viene prontamente soccorsa. Trasportata in ambulanza, ritorna nuovamente al nosocomio dove le vengono effettuati altri accertamenti che però non modificano la precedente diagnosi.

Trattata con ansiolitici, la situazione non muta e dopo quasi un mese, venerdì 28 giugno, la donna si reca dal medico di famiglia lamentando ancora dei dolori al petto: morirà poche ore dopo per, a detta del medico legale, arresto cardiaco da turbe del ritmo.

La vicenda è stata riportata dal portale di “Torino Repubblica”, che riporta anche le prime dichiarazioni rilasciate da Pierino Panarisi, il direttore sanitario dell’ospedale:

“Al pronto soccorso la paziente è stata registrata lo scorso 6 giugno. Aveva avuto di recente una gravidanza e frequentava comunque l’ospedale per tutti i controlli post parto. L’elettrocardiogramma eseguito in ospedale non aveva evidenziato particolari problemi o patologie cardiache. Il 28, cioè quando erano trascorsi 22 giorni, non si è invece ripresentata al pronto soccorso. Abbiamo comunque avviato un’inchiesta interna per far luce appieno sull’accaduto”.

I familiari della vittima non hanno invece rilasciato dichiarazioni, preservandosi la scelta di sporgere un’eventuale denuncia solo dopo aver ottenuto i risultati dell’autopsia disposta sul corpo della donna.

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