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Adozioni: quando i pregiudizi razziali limitano l’amore, una storia multicolore

Le difficoltà di una donna inglese per adottare un bimbo di "razza diversa"

Gioela Saga

di Gioela Saga

23 Luglio 2013

difficoltà di un'adozione di un bambino di coloreIsabelle Coad non avrebbe potuto desiderare un’infanzia più felice della sua, a dispetto del fatto che era stata abbandonata alla nascita dalla madre che era stata stuprata all’età di 16 anni nello Sri Lanka. E’ stata adottata da una coppia inglese che l’ha portata in Gran Bretagna e l’ha allevata con amore insieme ai due figli naturali, nella verdeggiante periferia di Loughborough.

All’età di 23 anni, ha capito che era stata enormemente arricchita dalla sua esperienza come figlia adottiva e decide di intraprendere lo stesso passo adottando un bambino straniero, per potergli fare lo stesso dono che era stato fatto a lei.

Non aveva però fatto i conti con la burocrazia del processo di adozione nel suo paese. Benché la stessa Isabella fosse stata cresciuta in una famiglia mista, all’epoca vigeva anche un accordo di adozione internazionale tra i due paesi, scopre che le autorità per le adozioni sono diventate molto rigide per quanto riguarda l’inserimento di bambini di razze diverse nelle famiglie.

Isabelle non può avere figli e lavorava come volontaria nell’orfanotrofio ugandese dove nel 2006 è arrivato Nathaniel in condizioni fisiche spaventose. Il piccolo è nato in Uganda ed è stato gettato in un fossato a 18 mesi per poi essere portato in un orfanotrofio. Quando Isabelle l’ha trovato si è ripromessa di salvarlo dalla vita di povertà e dolore che il destino gli aveva riservato ma le autorità inglesi l’avevano già avvisata che sarebbe stato difficile perché non appartenevano alla stessa etnia!

difficoltà di un'adozione di un bambino di colore

Isabelle e Nathaniel

“Mi chiedevano come avrei potuto prendermi cura di lui, dei suoi capelli che non sapevo come trattare e della sua pelle che era così diversa dalla mia!” dice Isabelle.

“Mi chiedevano come avrei potuto nutrirlo visto che aveva dei bisogni nutrizionali e una tradizione alimentare diversa. Io non penso che Nathaniel si sarebbe lamentato di non avere del cibo tradizionale ugandese perché per lui qualsiasi cibo rappresentava un lusso!”

Il racconto di Isabelle continua:

“Quando è stato trovato, Nathaniel era malnutrito, soffriva di malaria e rachitismo, era ricoperto di cicatrici dovute alle botte prese e aveva una cataratta all’occhio sinistro. Parlava uno strano dialetto che nessuno era in grado di capire, sapeva come lavare i suoi vestiti ma non sapeva come giocare. Non penso che sarebbe sopravvissuto se fosse rimasto in Uganda come bambino di strada. Alcuni diventano schiavi bambini e altri bambini soldato. ”

Le condizioni di vita all’orfanotrofio erano orribili, Isabelle assisteva ad atrocità di ogni genere, un bambino era stato gettato in una latrina e trovato solo dopo diversi giorni, un altro bambino nato prematuro era stato messo in un sacchetto di plastica sigillato fuori, sotto la pioggia, messo in un’incubatrice rotta, riscaldato con una lampada a kerosene si era miracolosamente salvato.

“Eppure le autorità continuavano a rispondermi che autorizzavano solo adozioni che non fossero multietniche, volevano genitori che avessero lo stesso background culturale del bambino. Davvero ridicolo.”

Isabelle, insegnate di sostegno, ha lottato 5 lunghi anni per adottare Nathaniel, si è anche trasferita in Uganda per un certo periodo, visto che le autorità ugandesi permettevano l’adozione solo a chi avesse avuto a residenza da almeno tre anni nel paese. Isabelle ha salvato Nathaniel anche da una pancreatite per cui ha rischiato di perderlo ed è sfuggita ad un attacco di persone armate mascherate che l’avevano minacciata per il suo tentativo di adozione.

difficoltà di un'adozione di un bambino di colore

Alla fine è stata capace di portare Nathaniel, che ha ora sette anni, a vivere con lei a  Loughborough. E’ stato poco prima del Natale 2009, e Nathaniel ha potuto vedere la neve per la prima volta e assaporare la gioia di una vera festa con le sue luci e una famiglia. L’adozione ufficiale è avvenuta nel dicembre 2011.

La vittoria di Isabelle è il risultato della sua tenacia e del suo coraggio e naturalmente del suo amore. Ora è fortemente impegnata a sostenere una campagna per evitare il suo calvario ad altri candidati genitori che vogliono essere felici e possono donare una famiglia a molti bambini, anche se hanno un diverso colore di pelle.

In Gran Bretagna ci vogliono circa due anni per adottare un bimbo “bianco” mentre ci vuole almeno un anno in più per adottarne uno di razza diversa. Non tutti reggono e sono in grado di sopportarne le spese sotto tutti i punti di vista. Significa un anno di sofferenza in più, un anno di mancato amore, possiamo quantificarlo in termini monetari visto che si misura tutto così? No, è incalcolabile la perdita…

difficoltà di un'adozione di un bambino di colore

Nathaniel

Purtroppo le adozioni multietniche come quelle di Madonna e Angiolina Jolie sembrano facili ma non sono tutti come loro… peccato che invece i bambini che soffrono sono proprio tutti inesorabilmente uguali e abbiano tutti bisogno dello stesso amore e dello stesso calore di una carezza.

Nathaniel è ora un bambino perfettamente integrato, parla un inglese perfetto e le sue risa riempiono la casa. Conosce la sua storia perché Isabelle non ha mai voluto nascondergliela.

Fonte: www.dailymail.com.uk

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