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Arabo rapisce sua figlia, la moglie mette il burka e se la va a riprendere

Il marito due anni fa aveva rapito la loro figlia ed era rientrato nel suo paese d'origine. Lei non si è data per vinta: voleva sua figlia ed è andata a riprendersela. Ha organizzato tutto nei minimi dettagli e ce l'ha fatta!

di Fabiana Cipro

05 Agosto 2013

Una madre disperata si è vestita dalla testa ai piedi in abito islamico e ha nascosto il viso dietro un velo per riuscire a riprendersi la figlia dal padre egiziano che l’aveva rapita. Alex Abou-El-Ella, 29 anni, di Slough, Berkshire, ha rischiato il tutto per tutto per salvare la figlia Mona  di tre anni, dopo due anni che il marito l’aveva portata via dalla Gran Bretagna per condurla al suo paese d’origine. Lei ha ignorato gli avvertimenti del Foreign Office affinché non si recasse nel paese che è in preda a disordini civili. Alex però aveva il richiamo del sangue e non ha dato retta ai consigli che le erano stati dati, ha rintracciato la sua bambina e si è travestita per riuscire a riprendersela. 

La donna ha deciso di mettersi l'abito islamico e il velo e di andare a riprendersi sua figlia

Grazie all’aiuto di Donya Al-Nahi, una donna che è stata soprannominata Jane Bond per il suo impegno nell’aiutare una serie di donne con i figli portati via da padri arabi, la sua impresa è andata a buon fine. La signora Abou-El-Ella, che è ancora sposata con il padre di Mona, Mustafa, ha raccontato al Sunday People del momento drammatico in cui ha ripreso sua figlia tra le braccia nella città di Kafr el-Dawwar. Con l’aiuto della signora Al-Nahi ha rintracciato la scuola materna dove Mona era iscritta ed il condominio dove viveva con la famiglia di suo padre. La coppia, che aveva arruolato un autista di fiducia, si era seduta a controllare il blocco di appartamenti fin dalle prime ore del mattino, fino a quando Mona è apparsa con una zia e un ragazzo poco prima delle 9. Quello era il momento giusto: spostandosi goffamente nell’abito islamico che non le era certo familiare, è scesa dall’auto e si è messa ad inseguire il trio che camminava poco davanti a lei. “Stavo camminando dietro di loro, sempre più veloce, e ho visto la mano di Mona a poca distanza da me“, ha spiegato la mamma. “Così l’ho afferrata e l’ho presa tra le braccia, sua zia guardava il mio volto – ma tutto quello che poteva vedere erano i miei occhi. Ho stretto mia figlia, mi sono voltata e messa a correre mentre la zia della piccola urlava e ci inseguiva”.

Mamma Alex con la piccola Mona

Inciampando nella stoffa nera che fuoriusciva dal burka, aveva solo pochi secondi per portare la bambina sul sedile posteriore della sua auto – ma la portiera era chiusa a chiave. “Ero nel panico, ma Donya è riuscita ad aprirla e tirare dentro Mona“, continua a raccontare la mamma. È riuscita anche a liberarsi della donna a cui aveva appena sottratto Mona e che nel frattempo aveva raggiunto l’auto, e ad allontanarsi velocemente. In quel momento la piccola Mona smarrita e confusa, e che non riconosceva le due donne dentro l’auto, ha gridato aiuto rivolgendosi alla zia con grande sgomento di mamma Alex. “Mi sono sentita scioccata e sconvolta nel sentire quelle parole uscire dalla sua bocca. Ma dopo mezz’ora lei mi ha guardata e mi ha detto: ‘Sei tu la mia mamma?“.

Le sorelline finalmente riunite

Il passo successivo è stato portare Mona indietro dall’Egitto senza allertare le autorità del paese. La signora Abou-El-Ella, che è nata in Polonia, ma vive in Gran Bretagna da quando era adolescente, ha utilizzato il passaporto polacco appartenente a sua figlia maggiore per nascondere il cognome egizio della bimba e ha corrotto un funzionario per permetterle di salire a bordo di un volo per Londra. Il sotterfugio ha funzionato, e sono riuscite ad atterrare a Heathrow dieci giorni fa, e Mona è rientrata legalmente nel Regno Unito.

Mama Alex insieme a Donya Al-Nahi, la donna che l'ha aiutata e che è stata soprannominata Jane Bond

Aveva incontrato Mustafa poco dopo essersi separata dal padre della sua primogenita Olivia, sei anni. Erano andati a vivere insieme e poi sposati nel settembre del 2009, tre mesi prima della nascita di Mona. La bambina aveva solo un anno quando Mustafa se l’era portata in Egitto. Le aveva detto che usciva a fare un giro con la bimba ed era sparito salendo a bordo di un aereo. Mamma Alex ancora oggi non capisce come sia stato in grado di passare attraverso il controllo passaporti senza che ci fosse anche lei.

Nel corso dei successivi due anni, la donna aveva contatti telefonici con la figlia – ma la comunicazione diventava sempre più difficile in quanto Mona dimenticava le poche parole che sapeva dire in inglese e cominciava a parlare sempre di più in arabo. Mustafa la minacciava periodicamente di tagliare del tutto i contatti tra loro. La polizia da cui si era recata le aveva detto che non potevano fare nulla perché il Regno Unito non ha un trattato di estradizione con l’Egitto.

E’ stato solo dopo che ha sentito una donna parlare di Donya Al-Nahi, e ha scoperto che aveva aiutato una serie di mamme a riunirsi con i bambini rapiti dai padri del Medio Oriente, che ha intravisto la speranza di riunirsi a sua figlia. La signora Al-Nahi dice: “Hai solo una madre e nessuno ha il diritto di portarti via da tua mamma. Ma è stata Alex la vera eroina qui. E’ stata lei a riprendersi sua figlia”. Mamma Alex ha contattato il marito per dirgli che ha lei la loro bambina.

Fonte Daily Mail

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