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Gravidanza: I Suoni Ascoltati dal Feto Possono Prevenire le Malattie del Linguaggio

La memoria uditiva sviluppata dal feto può aiutare a contrastare le malattie del linguaggio come la dislessia

Maria Corbisiero

di Maria Corbisiero

28 Agosto 2013

feto suoni linguaggio gravidanzaSecondo uno studio effettuato dai ricercatori dell’Università di Helsinki, in Finlandia, e successivamente pubblicato su Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences, il giornale ufficiale della United States National Academy of Sciences), i suoni prenatali potrebbero aiutare a combattere alcune patologie legate al linguaggio, come ad esempio la dislessia.

In sostanza, a partire dalla 27esima settimana di gravidanza, il feto è in grado di percepire i suoni esterni, “immagazzinandoli” nella propria memoria e trattenendoli anche dopo la nascita.

Per giungere a tale conclusione, i ricercatori hanno osservato 33 donne gravide giunte alla 29° settimana di gestazione, studiando le reazioni dei loro feti alle stimolazioni dei suoni esterni fino alla nascita.

Lo studio consisteva nel far ascoltare a metà delle partecipanti delle cantilene, ripetute con insistenza, le cui strofe venivano a volte modificate: si procedeva con il sostituire una vocale, veniva modificato l’accento o ripetute con un passo e tonalità diverse.

feto suoni gravidanza linguaggioDopo la nascita, si è provveduto poi a confrontare il cervello dei neonati che, grazie all’uso di sensori per elettroencefalogramma, hanno mostrato diverse reazioni, a livello neurale, a seconda della cantilena ascoltata, con o senza modifiche.

Con tale ricerca si è arrivati a dimostrare non soltanto che il feto è in grado di sentire i suoni esterni prima ancora di nascere, ma anche che il suo cervello, o meglio la sua memoria, viene “forgiata” già all’interno dell’utero, subendo dei cambiamenti strutturali, tanto da arrivare ad influire l’acquisizione della lingua durante l’infanzia.

I nostri risultati indicano che le esperienze prenatali hanno una notevole influenza sulla precisione di discriminazione uditiva del cervello, che può sostenere, per esempio, l’acquisizione del linguaggio durante l’infanzia – spiegano i ricercatoriDi conseguenza, i nostri risultati implicano anche che potrebbe essere possibile per sostenere lo sviluppo uditivo precoce e potenzialmente compensare le difficoltà di natura genetica, come il disturbo del linguaggio e dislessia.”

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