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Gravidanza con Trapianto di Tessuto Ovarico Dopo un’Asportazione delle Ovaie

Grazie all'impianto di tessuto ovarico una 25enne sterile a causa di un'asportazione alle ovaie è incinta. Tecnica riuscita con successo in Australia

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

04 Settembre 2013

Piccolo miracolo di scienza avvenuto in Australia. Una donna aveva subito l’asportazione delle ovaie durante una cura per il tumore che aveva sviluppato.

Nonostante la rimozione adesso la donna è incinta di 25 settimane di due gemelli.

Il miracolo è potuto avvenire grazie ad un gruppo di ricercatori dell’Istituto di fecondazione in vitro (Ivf) di Melbourne. Il caso è stato riportato dalla direttrice del servizio Kate Stern, alla conferenza della Fertility Society of Australia in corso a Sydney.

I ricercatori, sette anni fa, avevano prelevato e congelato alcuni frammenti di tessuto ovarico dalla donna, prima che iniziasse la cura anticancro.

A guarigione completa la donna è stata sottoposta ad innesto dello stesso tessuto nella parete addominale, dove sono cresciuti gli ovuli, che sono poi stati fecondati in vitro e reimpiantati in utero, consentendo alla giovane una gravidanza normale.

La dottoressa Stern ha così commentato il risultato di questo primo successo: «Abbiamo dimostrato che il tessuto ovarico può sopravvivere e funzionare normalmente fuori del suo ambiente naturale. La procedura offre alle pazienti di cancro la speranza di concepire».

Adesso l’ospedale di Melbourne ha in progetto di creare un centro per il prelievo e la crioconservazione di tessuto ovarico, per consentire a donne come questa, di potere sperare in una gravidanza anche dopo cure antitumorali aggressive che rendono sterili

Nicola Surico, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), commenta il successo dei colleghi australiani:

«È una tecnica promettente, anche considerando il fatto che si sta abbassando l’età di esordio per i tumori ovarici, complici fattori quali l’inquinamento e l’alimentazione. Tuttavia  si tratta di una metodica costosa, e dunque da utilizzare in casi selezionati come, appunto, le donne colpite da tumore».

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