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Gli Albini Neri: la Verità Nascosta di Uomini e Donne VendutI a 5000 Dollari al Pezzo

L'albinismo nero che nasconde tragedie. Le storie di albini scampati al martirio

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

06 Settembre 2013

Il fenomeno dell’albinismo è un evento che desta curiosità mista a inquietudine ovunque nel mondo.

In Africa maggiormente, dove gli albini neri (sembra un paradosso ma esistono) sono visti con ancora maggiore angoscia.

L’albinismo è riconosciuto come malattia rara, ed è una alterazione genetica che si rivela con l’assenza o la riduzione di melanina nella pelle, ma anche nei capelli e negli occhi.

Gli albini sono bianchissimi, biondissimi e con gli occhi generalmente molto chiari.

Meno visibili sono però le altre conseguenze della malattia: gli albini sono molto più sensibili ai raggi solari e devono proteggersi maggiormente rispetto alle altre persone per scongiurare tumori della pelle o carcinomi. Inoltre soffrono di problemi di vista: hanno scarsa visione sia da vicino che da lontano.

Lo sviluppo intellettivo però risulta normale, un albino gode di salute al pari di ogni altro.

In Europa l’incidenza dell’albinismo è 1 su 17mila individui circa.

In Africa il fenomeno dell’albinismo è ancora più consistente: ne soffrono circa un individuo su 2 mila.

Il problema tutto africano consiste invece nel confronto sociologico che questi individui devono sostenere.

In Africa c’è un detto che recita: “Gli albini non muoiono, scompaiono”.

A causa delle superstizioni derivanti dalla fede animista di molte popolazioni, gli albini sono da sempre oggetto di leggende e miti. La religione ritiene che essi abbiano poteri enormi e siano in grado di curare le malattie.

Sembra che in Tanzania, il paese col più alto tasso di albinismo al mondo,  si arrivi a pagare fino a 5000 dollari un pezzo di albino (considerando che il reddito annuo procapite è circa 400 dollari, è facile immaginare quale importanza rivesta il possesso di un tale cimelio).

Ed ecco scatenarsi una vera e propria caccia alle streghe, al fine di accaparrarsi lembi di questi esseri alieni, da cui traggono vantaggio organizzazioni senza scrupoli, che rapiscono e uccidono uomini, il cui unico peccato è quello di essere un’”ombra bianca”.

In Concorso alla prossima Mostra internazionale del cinema a Venezia, nella sezione Settimana della critica, è stato presentato un bel film, di Noaz Deshe, che racconta del dramma degli albini in Africa.

Il titolo del film è “White Shadow”, appunto ombra bianca.

Il film dipana la storia di Alias, un ragazzo albino che assiste all’omicidio del padre, anche lui albino, e viene affidato dalla madre ad uno zio, che lo condurrà con sé in città, fuori dalla portata degli sciamani. Alias sarà costretto a vendere dischi e occhiali, si innamorerà, ma anche qui sarà difficile la sua sopravvivenza.

Il film non è l’unica testimonianza di questo raro fenomeno medico.

Lo scorso giugno infatti due giovani giornalisti torinesi si sono aggiudicati il premio Radio Doc al Bellaria Film Festival per aver realizzato un documentario radiofonico dal titolo “Africa Bianca”, prodotto da Docusound.

Il documentario racconta la storia ed il viaggio di Stéphane Ebongue, albino, costretto a fuggire dal Camerun e catapultato nella realtà piemontese per salvarsi la vita. La sua storia ha inizio con l’eruzione nel 2007 del Monte Camerun. Stephane era predestinato al sacrificio dagli stregoni del suo villaggio, in cerca di sangue albino per placare l’ira degli dei.

Oggi Stephane insegna l’italiano e si dedica con impegno nel volontariato per aiutare gli albini africani sfuggiti come lui alla barbarie.

E ancora altre associazioni no-profit contribuiscono alla causa dell’albinismo, sebbene in molte parti del mondo il fenomeno, troppo spesso legato alle superstizioni, sia ancora vivo e produca orrori come e peggio di quelli letti fin qui.

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