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Il “Crocifisso dello Scandalo”: Ecco Cosa è Successo in una Scuola Pubblica

In una scuola elementare un maestro compie un gesto discusso. E fa infuriare politici e opinione pubblica

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

04 Ottobre 2013

Scuola elementare Bombicci di Bologna.

In prima B dopo qualche giorno dall’inizio dell’anno scolastico il crocifisso, che era sempre stato lì, non c’è più.

La vicenda viene resa nota e scoppia il polverone.

Fabio Garagnani, ex Pdl mette a conoscenza del fatto il Ministro carrozza e Stefano Versari, il vicedirettore regionale dell’ufficio scolastico,

Interrogato, il preside dell’istituto risponde: “Non esiste alcuna legge dello Stato che impone l’obbligo di ostensione del crocifisso, ma solo un regolamento del 1928 sugli arredi scolastici, poi superato nel 1999 da norme che conferiscono autonomia ai singoli istituti: dipende dalla sensibilità dei docenti”.

A conferma di queste direttive il preside fa notare che nel suo istituto, che comprende 1.400 studenti, la discrezione è affidata alle singole classi: in alcune il crocifisso c’è, in altre no, in altre ancora è stato volutamente tolto, in clima di tolleranza reciproca.

Il quotidiano dei vescovi Avvenire però non ci sta,  condanna scuola e preside e ricorda un episodio del 2011 quando la corte europea di Strasburgo, chiamata in causa, ordinò ad una scuola del padovano di riappendere il crocifisso asserendo che se c’è una legge, sebbene remota, va rispettata

Ma la risposta che lascia più attoniti è dell’insegnante che avrebbe tolto il simbolo dall’aula.

A chi ha domandato il motivo del suo gesto ha detto: “Non me ne faccio nulla.”

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