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Halloween in Italia, Usi e Costumi

Halloween: viaggio nella tradizione popolare italiana

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

17 Ottobre 2013

La festa di Halloween è una celebrazione dei paesi anglosassoni che cade la notte tra il 31 ottobre e l’1 novembre. Halloween deriva infatti da  All-Hallows-Eve, ovvero la vigilia di Ognissanti.

La notte prima della festa infatti i bambini si travestono con maschere tipiche dell’occulto e girano di porta in porta a chiedere “dolcetto o scherzetto” (in inglese “trick or treat?”) riempiendo un paniere.

In Italia la tradizione di Halloween si è sempre più affermata negli ultimi anni, al pari appunto del carnevale, fino a diventare festa consumistica, nella quale i bambini emulano i coetanei americani, si travestono e vanno in giro a chiedere “Dolcetti o scherzetti”, con maschere e costumi di zombie e scheletri.

Anche nelle scuole questa tradizione sta prendendo sempre più piede, con lavoretti e disegni di zucche e cappelli a punta da colorare e modellare.

Sebbene questo crescendo inarrestabile di feste, film per ragazzi, maschere porti a pensare ad una sorta di  “colonizzazione culturale” c’è da dire che la tradizione di festeggiare Ognissanti, o commemorare i defunti (giorno che cade il 2 novembre) era sentita anche nella cultura popolare italiana fin dall’antichità.

Ma com’era Halloween prima di Halloween? E’ davvero soltanto una tradizione dei “colonizzatori”, o affonda nella storia popolare?

Molte celebrazioni locali della nostra penisola in effetti  riprendono gli stessi passi della solennità celtica, che altro non sono che una celebrazione del giorno di Ognissanti, o della commemorazione dei defunti.

In Valle d’Aosta, l’antica festa irlandese di Samhain è stata mantenuta legandosi al culto di Ognissanti: nella notte tra l’1 e il 2 novembre, si  veglia davanti ai fuochi lasciando le tavole imbandite di pietanze nell’attesa che i morti visitino le case dei vivi.

In Piemonte si apparecchia la tavola nella notte tra l’1 e il 2 novembre, con un coperto in più per il defunto. In Val D’Ossola dopo cena ci si recava al cimitero e si lasciano le case vuote ai defunti che tornano in visita. Dopo il suono delle campane, che era la riconciliazione dei morti, si poteva far rientro

In Veneto le zucche venivano dipinte e trasformate in lanterne. Le candele al loro interno rappresentavano la resurrezione.

In Emilia si festeggiava la “Carità di murt”, durante la quale dei poveri si recavano di casa in casa chiedendo cibo per per calmare le anime dei defunti.

Anche in Abruzzo si decoravano le zucche, e i giovani chiedevano offerte alle porte in memoria dei defunti.

In Sardegna ad esempio la festa è chiamata Is Animeddas, o Su Candeleri, Su Prugadoriu, Su mortu mortu, a seconda delle varie zone. E’ una festa che celebra i defunti, e addirittura in provincia di Sassari è usanza intagliare le rape, proprio come succede in America con Jack o’ Lantern.

Un'immagine del Fucacost, festa popolare pugliese

Anche in Puglia la notte tra l’1 2 il 2 novembre si mette in scena la notte del fucacost, ovvero del fuoco fianco a fianco, nella quale ogni casa accende dei fuochi davanti la porta d’ingresso, per illuminare la via ai defunti nostri cari che vengono a trovarci nella piazza di Orsara poi il giorno dell’1 novembre si svolge la tradizionale gara delle zucche decorate, che anche qui simboleggiano le teste del Purgatorio.

In Sicilia, a Catania, infine la notte tra l’1 e il 2 novembre sono “I morti”, e si celebra la commemorazione dei defunti. La tradizione popolare vuole che i defunti portino dei regali ai bambini, e per questo oggi si organizza la “Fiera dei morti” con bancarelle di giocattoli e regali per i più piccoli.

I dolci tipici della festa dei morti si chiamano “Ossa dei morti” e vengono venduti in ogni angolo della città.

E se un bambino non fa il bravo, la minaccia è “Se fai il monello i morti non ti portano i regali”. Una sorta di “dolcetto o scherzetto” siculo!

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