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Donna Incinta con Due Figlie Occupa una Casa e Minaccia di Bruciarsi Viva (Guarda il Video)

Occupa una casa non sua e minaccia di darsi fuoco, ecco perchè:

Federica Federico

di Federica Federico

22 Ottobre 2013

Donna incinta con due figlie occupa una casa e minaccia di bruciarsi viva  L’occupazione delle case è un atteggiamento di opposizione sociale antico e disperato:

chi rimane senza possibilità economiche, senza alternative e senza speranze entra in una casa (normalmente) non abitata e ne acquisisce la disponibilità adoperandola come se fosse propria.

Tal volta le autorità, chiamate ad effettuare lo sgombero, non possono agire, non potendo esercitare azioni di forza contro soggetti deboli (donne e bambini, malati e anziani).

Il fenomeno antisociale dell’occupazione si sta manifestando anche nell’Italia della crisi come conseguenza di una disperazione che non trova nessun conforto nelle istituzioni, nella legge e nello Stato.

Il problema però è capire se queste estreme manifestazioni di disperazione sociale non divengano origine e causa di complesse guerre tra poveri, anche foriere di profonde lacerazioni interne al paese.

Stanno facendo il giro del web le immagini di Valentina Iadonisi barricata dentro una casa occupata “protetta dallo scudo umano delle sue due figlie,  due bimbe di sette e quattro anni, e con l’attenuante morale di una gravidanza in corso”.

Donna incinta con due figlie occupa una casa e minaccia di bruciarsi viva

Donna incinta con due figlie occupa una casa e minaccia di bruciarsi viva

 

«Se provate a buttare giù la porta io mi do fuoco», queste le parole urlate dalla donna contro le forze dell’ordine intervenute dopo la denuncia della legittima inquilina dell’appartamento occupato.

Valentina Iadonisi avrebbe forzato una delle finestre di un appartamento sito in un complesso di case popolari, in  via Gabriele Rossetti a Napoli.

La donna, una volta entrata nell’abitazione, Donna incinta con due figlie occupa una casa e minaccia di bruciarsi viva  avrebbe permesso l’accesso anche alle figlie che sarebbero entrati dalla porta principale insieme alla nonna materna.

Ciò almeno è quanto dichiara l’occupante dinnanzi alle telecamere.

Mentre piange e si dispera chiusa dietro le grate di protezione di una finestra dell’appartamento, questa donna diventa l’emblema di una giustizia privata fondata sulla richiesta di diritti sì primari ma assolutamente non conquistabili attraverso il ladrocinio, la sopraffazione e l’abuso.

La casa al momento dell’occupazione era ammobiliata, secondo l’occupante però l’inquilina da tempo non avrebbe più vissuto tra quelle mura. La legittima inquilina, al contrario, rivendica la sua “vita” e ha allertato le forze dell’ordine chiedendo di rientrare in possesso della sua abitazione e dei suoi beni.

Valentina Iadonisi denuncia la sua povertà e accusa lo Stato; in pratica giustifica il proprio occupazione casegesto rivendicando un diritto all’assistenza e un corrispondente diritto ad un’unità abitativa in cui crescere i suoi tre figli.

Ma se questo bastasse a giustificare le illegittime ed illegali occupazioni allora il pericolo di trovare estranei barricati nelle case illegittimamente occupate diverrebbe alto se non altissimo.

Insistere nello sgombero sarebbe un’operazione ad alto rischio, questa la conclusione a cui sarebbero giunte le forze dell’ordine prima di “battere in ritirata” lasciando l’occupante dentro la casa e la legittima inquilina fuori. Abuso e illegalità contro titolarità di un diritto e legalità, un contrasto serio in uno stato civile che dovrebbe essere regolamentato da norme certe, fisse e valide per tutti.

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