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Baby Prostitute: Ecco il Racconto Raccapriciante

In un appartamento ai Parioli, due ragazzine appena 15enni ecco cos'erano costrette a subire

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

31 Ottobre 2013

Roma. Storia torbida di prostituzione e droga. Ma stavolta le protagoniste di questa storia hanno poco più di 14 anni, delle bambine.

La stampa le chiamerà Serena ed Emanuela, nomi di fantasia, vite vere, spezzate.

Emanuela e Serena si conoscono a scuola. Le loro vite sono disagiate: una è stata affidata ad una famiglia in difficoltà economiche, gestiscono un bar nella capitale. L’altra, Serena, è orfana di padre, con la madre, professionista affermata, ha un rapporto difficile, si scontrano spesso, lei ogni tanto scappa da casa.

Serena e Emanuela vanno a scuola, ma dopo quando escono si ritrovano, prima per gioco, poi per forza, in un giro di prostituzione minorile.

Le baby-prostitute agivano in un palazzo nel quartiere Parioli di Roma

In un appartamento ai Parioli, tende di broccato e mobili finto-antichi si consumano le loro prestazioni: fino a 300 euro a volta, poi vacanze in Costa Azzurra, weekend che fruttano alle ragazze migliaia di euro.

A cominciare questa vita è Serena, a 12 anni, in cerca di soldi e in conflitto con la madre: «Ti mando i miei amici cocainomani a sgozzarti, ti brucio i vestiti, ti sgozzo con le mie mani» arriva a gridarle.

Mette un annuncio su Bakecaincontri.com, sito di incontri hard e pornografia. Poi coinvolge anche l’amica. E così si ritrovano in questo vortice di prostituzione e droga. A volte spacciano, a volte Serena sniffa. I clienti non mancano, le chiamano Lolita, loro invece, gli uomini che le pagavano, erano “Papy”, così eccitante e sexy.

Su Facebook posano con fare ammiccante, sempre truccate e seminude. Hanno oltre 4.000 amici, postano frasi come “freghiamo il mondo”, o “vita ti odio” e “Scopate, non studiate”. A volte emerge il lato “normale” di due ragazzine appena adolescenti: cuori, amici di scuola, amori disperati.

Le ragazze vengono “intercettate” sul sito di incontri da due tipi per niente raccomandabili: Nunzio Pizzicalla, caporal maggiore dll’esercito, e Mirko Ieni, organizzatore di feste. Ieni affitta l’appartamento al Viale Parioli, le “recluta” nel suo plotone di baby prostitute: “Mandami foto a seno nudo”, chiede.

E poi ancora, quello che si evince dai tabulati telefonici: “ Non ti piace andare negli alberghi? Ok, basta che li scopi”, “ Queste due me fanno guadagnà 600 euro al giorno”.

Le chiama quando escono da scuola, le ricatta e le sgrida.

Ma il peggio deve ancora venire: la madre di Emanuela scopre che la figlia si prostituisce. Il bar chiude, la famiglia è coperta dai debiti. E lei che fa? La incita a continuare, non denuncia i magnaccia, i soldi di “Manu” le servono per saldare questi dannati debiti.

La luce della speranza si accende lo scorso maggio. La madre di Serena è disperata, non sa cosa fare con questa figlia aggressiva e violenta. Le trova dei soldi nella borsa, troppi, per una ragazzina di 15 anni. Decide di ingaggiare un investigatore privato, la fa seguire.

E scoperchia il vaso di Pandora: Telefonate, sms, pedinamenti, tutto porta a scoprire l’altra vita della figlia e dell’amica.

Denuncia tutti, i carabinieri intervengono, e finalmente, giusto due giorni fa, le ragazze crollano, davanti al procuratore aggiunto Maria Monteleone, e al pm Cristiana Macchiusi.

La prima, Manuela: “Non ce la faccio più, mi prostituivo perchè mi obbligava mia madre, io sognavo di tornare a scuola”. Accusa anche l’amica, lei che l’ha coinvolta in questa spirale di droga e prostituzione.

Scattano le manette, Ieni, e Pizzicalla finiscono in manette, e così anche la madre della ragazzina.

Le ragazze sono state trasferite in una comunità protetta, e si spera che non sia troppo tardi per ridare loro la speranza di una giovinezza, interrotta da individui loschi e senza scrupoli.

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