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Il Sonno dei Bambini: Come è Diverso da quello degli Adulti

Come dormono i bambini e perchè il loro sonno è diverso da quello dei grandi

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

01 Dicembre 2013

Il sonno dei bambini è un argomento di discussione che ha coinvolto tutti i genitori nei primi anni di vita dei figli.

“La notte non dorme”, “Si sveglia in continuazione”, o ancora la fatidica frase “Ha scambiato la notte col giorno”, senz’altro l’avremo sentita pronunciare da tutte le mamme almeno una volta nella loro carriera (fortunate quelle che l’hanno detto UNA volta).

Mamme rassegniamoci, raramente un bambino dormirà una notte intera, non perché abbia qualcosa, ma perché il sonno dei neonati e fino ai tre anni di vita, è diverso dal sonno degli adulti, con le conseguenze che ogni genitore ha sperimentato sulla propria pelle.

Perché i bambini dormono diversamente dagli adulti? In primo luogo proprio perchè non sono adulti.

Il sonno è composto da due fasi principali, il sonno REM e il sonno Non Rem.

La fase di sonno REM (dall’inglese Rapid Eye Movement) è caratterizzata da un sonno chiamato attivo, nel quale sono presenti movimenti oculari rapidi e durante il quale si sogna. Questa fase è chiamata anche “paradosso”, perché, benché l’attività muscolare sia totalmente assente, quasi paralizzata, il cervello è invece in fase molto attiva.

Appena ci corichiamo passiamo da uno stato di veglia a uno di sonnolenza e alla fase Rem nell’arco di una ventina di minuti, poi un adulto entra nella fase di sonno profondo, che dura circa 60 minuti.

Il sonno Non Rem, è il momento nel quale il nostro sonno diventa profondo, e consta di 4 stadi, dal più superficiale fino al sonno profondo, ristoratore.

Queste due fasi nel sonno dell’adulto si alternano per quattro cinque volte durante la notte, il cui 20-25% è di fase REM mentre la restante parte di ore di sonno sono composte di sonno profondo

Nei bambini fino ai tre anni di età queste fasi sono totalmente differenti, e così si spiega il motivo per cui il sonno del neonato è diverso da quello dell’adulto.

Il sonno si distingue in REM e NREM già nella vita prenatale del feto: i primi movimenti e le fasi in cui si alternano sono la prima forma di sonno. Già a sette settimane si possono distinguere questi movimenti, e a 23 i primi periodi di sonno e veglia, e anche movimenti oculari rapidi. Il primo sonno non REM avviene intorno alla 28-31 settimana

Alla nascita il sonno del bambino è costituito per il 25% di sonno non REM, intorno ai tre mesi sale al 50%, e si organizzano i primi parametri fisiologici come la temperatura corporea, la secrezione di alcuni ormoni (come la melatonina, l’ormone del sonno, che si stabilizza maggiormente esponendo il piccolo alla luce solare durante il giorno) e si instaura un primordiale ritmo sonno-veglia.

Intorno ai due anni la fase REM costituirà il 25% del sonno totale, per diminuire soltanto in età avanzata intorno al 15%.

Gli scienziati suppongono che questa fase di sonno leggero nei neonati sia una forma di auto stimolazione cerebrale, in un momento in cui il cervello è in via di sviluppo e riceve stimoli anche dall’interno.

Anche i genitori possono accorgersi di questo fenomeno: durante la fase REM infatti il piccolo tende a dormire con gli occhi semi-aperti, le palpebre si muovono, spuntano dei sorrisi e delle smorfie, il respiro è regolare.

Durante questi primi tre mesi di prevaricante sonno REM il neonato dunque è più soggetto a frequenti sveglie.

Non solo. Il cervello dell’adulto riesce, durante il sonno a filtrare gli stimoli esterni, e a inibire la veglia al manifestarsi di alcuni di questi (rumori esterni, voci, suoni).

Questa capacità nel neonato non è ancora presente e dunque il piccolo è maggiormente esposto a tutti i rumori che possono disturbare il suo sonno.

Inoltre mentre l’adulto che si addormenta passa velocemente ad una fase di sonno NON-REM, per i neonati avviene il contrario, altro motivo per cui è maggiormente indotto a svegliarsi nelle prime ore di sonno.

Bisogna anche aggiungere che fino ai 3 mesi o anche più il condizionamento notte-sonno e giorno-veglia non è sviluppato nel neonato, e infine, mentre un ciclo totale di sonno in un adulto è composto di circa 90 minuti (tra fase Rem e Non Rem), lo stesso si riduce nel neonato a 60 minuti, con conseguente maggiore probabilità che si svegli più spesso nella notte.

Per quanto sopra, è chiaro che il sonno del bambino non può in alcun modo essere paragonato a quello dell’adulto.

Oltre a questo bisogna aggiungere che:

> Un neonato ha fame anche di notte per questioni puramente fisiologiche (altrimenti non crescerebbero ai ritmi con i quali si sviluppano)

> Oltre alla fame ha una serie di stimoli fisiologici che potrebbero influenzare i ritmi di sonno (freddo, caldo, bisogno di urinare).

> Un neonato non è condizionato da attività giornaliera: per lui ogni momento è buono per il suo sviluppo.

> Alcuni neonati hanno necessità di sentire il contatto della madre, inutile pensare che questi ultimi “debbano” dormire nel loro lettino.

Anzi, correnti di pensiero di psicologi e psicoterapeuti dell’età infantile concordano nel non costringere a tutti i costi i neonati a dormire da soli. Non dimentichiamo che non tutti gli individui raggiungono un grado di maturità nello stesso momento. Se un bambino piange perché non vuole dormire, non sta facendo un dispetto: potrebbe non essere maturo emotivamente e non riuscire ad affrontare le paure di un mondo esterno ancora quasi del tutto sconosciuto (Come vi sentireste voi adulti se chiedendo aiuto in un momento di pericolo, quelli che vi circondano vi guardassero senza prestarvi alcuna attenzione?)

Dilys Daws, psicoterapeuta inglese, sostiene che “i genitori sono i guardiani del sonno dei loro figli”, coloro cioè che devono aiutare i bambini a superare momenti di ansia e di paura per una futura indipendenza anche emotiva.

E poi, non si pensi che siano i neonati a doversi adattare ai nostri ritmi, piuttosto il contrario.

In conclusione, bisogna mettersi in testa che quando qualche genitore parla del figlio, che dorme come un angioletto tutta la notte, o è l’eccezione che conferma la regola (la vostra ad esempio!), o mente spudoratamente.

Non bisogna però dimenticare in tutto questo che anche sul lato fisiologico i fattori ambientali e emotivi hanno una certa incidenza.

Un carico emotivo, un certo nervosismo trasmesso da persone che lo circondano, paure o ansie, possono affiorare durante il sonno del piccolo, e devono essere domate proprio dai genitori.

Il momento del sonno è un momento di separazione, che deve essere vissuto con estrema serenità. Molti piccoli tentano di rimandare questo tempo con delle scuse, mentre dall’altro lato i genitori non aspettano altro che questo momento, per godersi l’intimità di coppia, o semplicemente per sbrigare faccende arretrate.

Ma se questa separazione avviene in maniera morbida, il sonno del piccolo ne godrà sicuramente fino al risveglio.

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