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Qualità della Vita dei Bambini: Italia Record Negativo

L'Italia del G8 ultima per qualità della vita dei bambini

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

26 Novembre 2013

L’Italia è penultima in Europa nella classifica dei paesi con migliore vivibilità dei bambini.

E dopo la giornata per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, festeggiata giusto ieri da Save the Children questo è quanto emerge da uno studio condotto dall’associazione sulla base di indici Eurostat, che da anni si occupa dei più piccoli.

Dopo l’Italia, in Europa, solo la Bulgaria. Non c’è che essere orgogliosi direi.

Su 12 voci che misurano il benessere di mamme e bambini, l’Italia è riuscita a piazzarsi ben 7 volte dopo il ventesimo posto, bel record.

E indovinate chi sono i primi? I soliti noti: Finlandia, Svezia, Danimarca, Olanda e Lussemburgo. Paesi in cima alle classifiche anche per benessere di madri, oltre che di figli.

La nota buona, ma non per il nostro paese, è che dal rapporto emerge che nel mondo, tra il 2005 e il 2010 i bambini malnutriti sono scesi di numero: si attestano a 36 milioni; e arrivano a 50 milioni, in aumento anche questi, quelli che hanno potuto godere di istruzione scolastica nello stesso quinquennio.

In Italia invece c’è da affrontare un nuovo problema, la povertà :

«Nel 2012 abbiamo raggiunto un milione di bambini e adolescenti in povertà assoluta Significa che non hanno accesso ai beni e servizi fondamentali per una vita dignitosa» dice Raffaela Milano, direttore del programmi Italia-Europa di Save the Children.

Due anni prima erano 650 mila, per intendersi. La fotografia è allarmante: questi nuovi poveri vivono principalmente al sud, sono figli di immigrati, di madri sole, di famiglie numerose o di genitori precari.

«Si stanno sgretolando i pilastri del welfare che negli anni hanno garantito il benessere dei bambini….Abbiamo bisogno di asili nido più che di strade. Sono le vere infrastrutture per costruire il futuro», continua la Milano.

E infatti, mentre in Danimarca il 5,3 % della ricchezza nazionale finisce per coprire interventi su minori e famiglie, in Italia fa la stessa fine solo l’1% del denaro, ovvero peggio di noi solo Grecia e Lettonia (che soddisfazione).

Se fino ad adesso a sopperire alle mancanze dello stato c’era la famiglia d’origine, oggi neanche più quella. Un altro indice che fa pensare è quello del lavoro minorile: secondo il report di Save the Children in Italia lavorano circa 260 mila under 16 di cui 30 mila in attività a rischio come turni notturni, cantieri, tutte attività che non lasciano spazio alla frequenza scolastica. E infatti un ragazzo su cinque a scuola non ci va.

Sotto i 15 anni i ragazzi italiani in Europa sono 14esimi per capacità di lettura (come sempre al primo posto troviamo la Finlandia). La scuola italiana tra il 2008 e il 2011 ha subito 8,4 miliardi di euro di tagli, non sottovalutiamolo, prima le scuole elementari e medie italiane erano il vanto del nostro paese.

E i bambini non vanno neanche dal dentista, continua la Milano: «I pediatri denunciano sempre più ritardi nell’accesso delle cure, soprattutto dentistiche»

Numeri alla mano, il rapporto conferma.

Investire su istruzione e assistenza deve essere un concetto fondamentale: i paesi del nord Europa sono ai primi posti proprio perché lo stato supporta madri e figli fin dai primi anni di vita: “La fascia 0-3 anni è fondamentale sia per i bimbi che per l’educazione dei genitori. C’è chi considera gli asili nido solo parcheggi a disposizione delle mamme che lavorano. Invece i dati mostrano che i bimbi che ci vanno hanno una salute migliore e maggior successo scolastico”, ancora le parole del direttore.

E infatti in alcune zone d’Italia come Calabria e Campania gli asili proprio non esistono: 3 bambini su 100 hanno un asilo nido. Il problema fondamentale conclude Raffaella Milano, è che nonostante non manchino le eccellenze, in Italia, il problema vero è che “siamo incapaci di fare sistema. Bisogna creare delle infrastrutture nazionali per le infanzia”.

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