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Paternità non biologica: padri di adozione

di Mamma Silvia

15 Giugno 2010

Quante sfaccettature ha la genitorialità?
Molte, moltissime …
… oggi Antonio, operaio, un uomo tanto normale quanto straordinario, racconta per noi la sua “vita da padre“.


Raccontaci come è iniziata la tua storia d’amore:

Quando ho conosciuto la mia compagna, ormai sono passati circa 20 anni, aveva 3 figli. Due di questi erano già grandi, mentre la bambina aveva 8 anni.
Mi ricordo che dissi: “solo se mi accetta tua figlia staremo insieme”! La bambina mi accettò subito era molto contenta, vidi la gioia nei suoi grandi occhi neri.
Era una bambina che aveva bisogno di tanto affetto perchè dal vero padre era stata solo traumatizzata . Suo padre biologico era alcolizzato e lei fino a quel momento aveva visto solo violenza.

E’ stato difficile? Com’erano i rapporti con i figli della tua compagna?

Quando ci siamo innamorati i suoi figli più grandi mi accettarono dopo qualche reticenza iniziale. Ma per me era molto importante il benessere in particolare della figlia piccola, che era così fragile.
Si è stato molto difficile come inizio, ho dovuto superare molte difficoltà e tanta tanta burocrazia, ma sono andato avanti lo stesso. Tutti mi dicevano: “chi te lo fa fare, crearti tanti problemi!”, ma io volevo solo il bene di “mia figlia”!  Lei era stata affidata ad un istituto, anche io sono cresciuto in istituto e conosco questa realtà. I suoi figli più grandi nel frattempo hanno saputo quello che stavo affrontando e mi hanno accettato più volentieri.

Come sono ora i rapporti coi figli?
I rapporti con i due figli più grandi sono buoni e oggi anche loro hanno la loro famiglia. Mia figlia mi adora mi chiama papà, non nascondo che ho avuto delle difficoltà con lei nella fase della adolescenza. Ho fatto anche io i miei errori: ero troppo apprensivo, avevo timore che sbagliasse strada, dal piccolo paese alla città in cui siamo andati a vivere la differenza c’è. Come sai con l’adolescenza se fai muro contro muro le cose peggiorano, ho sofferto mi feriva con parole molto forti, le volevo troppo bene.  Allora ho cambiato strategia: ho provato a creare un rapporto di dialogo, con un pò di difficoltà le ho fatto capire che poteva fidarsi di me.
E così è stato, mi raccontava quasi tutto e io le davo qualche consiglio. E tuttora continua cosi’, anche se oggi è una donna.

Se tornassi indietro cambieresti qualcosa?
Se potessi tornare indietro, cambierei solo i miei sbagli con mia figlia. Oggi dire di volere bene a mia figlia è poco. Io l’adoro.

Che cosa ti senti di consigliare a chi vive la stessa situazione?
Di consigli non so darne ma vorrei dire solo che la cosa fondamentale è dare ai figli tutto l’amore di cui hanno bisogno e instaurare un dialogo. E ricordate, e questo è molto importante, che in certi casi i figli non sono di chi li procrea ma di chi li ama davvero e li cresce proprio come fossero suoi.

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