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Cellule staminali e la cura delle malattie epatiche e del fegato

DanielaBrancaccio

di Dott.ssa Daniela Brancaccio

17 Gennaio 2011

Le Cellule Staminali possono essere positivamente impiegate anche per il trattamento e la cura delle malattie epatiche?

Numerosi pazienti che soffrono di malattie croniche al fegato attualmente ricevono trattamenti inadeguati per via della mancanza di organi donati per i trapianti. Tuttavia, gli epatociti (ovvero le cellule del fegato) derivati dalle cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC) potrebbero offrire un’alternativa per il futuro.

Cosa solo le Cellule staminali pluripotenti indotte?

Induced Pluripotent Stem Cells – questa l’originaria definizione inglese. Esse sono cellule create artificialmente (quindi indotte) da una cellula umana, tipicamente una cellula somatica adulta.
Si dicono pluripotenti perché in teoria dovrebbero rendersi capaci di produrre molti tipi diversi di cellule mature e di tessuti. Questo è ciò che in natura riescono a fare le staminali embrionali pluripotenti e che, in pratica, gli scienziati tentano di riproporre nelle cellule create in laboratorio, ovvero nelle staminali pluripotenti indotte.
In una massima esemplificazione si può sostenere che le  Cellule staminali pluripotenti indotte potranno (quando la scienza le avrà rese perfette) dare origine a svariate cellule adulte.

Gli scienziati del Max Planck Institute di Genetica Molecolare di Berlino hanno paragonato gli epatociti (ovvero le cellule del fegato) provenienti dalle cellule embrionali staminali con quelli delle le  Cellule staminali pluripotenti indotte e hanno scoperto che la loro struttura genetica è molto simile.
Tuttavia, a paragone con i “veri” epatociti le differenze risultano ancora evidenti: appena meno della metà dei geni possedeva una struttura genetica differente. Perciò, la struttura genetica degli epatociti derivati dalle staminali indotte richiede ancora  delle modifiche prima che tali cellule possano essere utilizzate per la cura delle malattie epatiche.

La ricerca è pubblicata in “Sviluppo delle Staminali” in data 20 Dicembre 2010.

Le cellule staminali pluripotenti indotte possono essere derivate da diversi tipi di cellule ed hanno lo stesso corredo genetico dei loro organi originari. Gli epatociti derivati dalle iPSC costituiscono perciò un punto di partenza ideale per la futura terapia di rigenerazione, di modo da evitare rigetti delle cellule del donatore.
Ma lo studio degli scienziati del Max Planck Institute di Genetica Molecolare pretende di essere perfezionato. I ricercatori erano capaci di mostrare che la struttura genetica degli epatociti basati sulle cellule staminali embrionali e le staminali indotte è, in teoria, simile per circa l’ 80%. Tuttavia, nel risultato pratico, le staminali indotte, paragonate a cellule isolate di fegato del feto umano, mostrano corrispondenza genetica pari solo al 53%.

Le cellule di iPSC simili agli epatociti e le cellule staminali embrionali attivano molte delle tipiche proteine epatiche come l’albumina, l’alfa fetoproteina e la citocheratina 18. Inoltre, gli epatociti “derivati” possono immagazzinare l’idrogeno e produrre l’urea, proprio come quelli originari. Inoltre, sono capaci di assorbire e scindere le molecole estranee. Al contrario, i geni che circondano il gruppo di enzimi citocromo P450 nelle iPSC e nei reali epatociti mostrano diversi livelli di espressione. Tali enzimi metabolizzano, tra le altre cose, le medicine e le sostanze estranee.
“ Sapere ciò non solo ci aiuta a capire meglio le cause delle malattie epatiche; ci permette anche di sviluppare delle medicine su misura del paziente” afferma James Adjaye del Max Planch Institute di Genetica Molecolare.

Fonte: http://www.sciencedaily.com/releases/2011/01/110105111929.htm

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