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Attenzione alle piante di Natale Belle ma Pericolose: Ecco Quali Sono

Le insidie ed i pericoli delle piante simbolo del Natale

Licia

di Mamma Licia

09 Dicembre 2013

piante di natale

Durante il periodo natalizio la casa si abbellisce e si adorna con le decorazioni di Natale. Tra queste occupano un posto importante le classiche piante natalizie, quelle maggiormente vendute dai fiorai in questi giorni di festa e che rappresentano un simbolo del Natale.

Parliamo della Stella di Natale, del vischio e dell’agrifoglio, piante che però nascondono insidie e pericoli. Di ciò bisognerà tener conto quando decideremo di portarle all’interno delle nostre case.

Conoscere bene queste piante significa evitare spiacevoli incidenti, ma allo stesso tempo anche rispettarle. Se maneggiate con cura e attentamente, esse non costituiranno alcun pericolo e potranno continuare ad adornare le nostre abitazioni senza inutili allarmismi.

Stella di Natale

La Stella di Natale (Euphorbia pulcherrima), conosciuta anche con il nome di Poinsettia, appartiene alla famiglia delle Euphorbiaceae.  È una pianta annuale che si presenta sotto forma di arbusto o con fusto. Nel suo habitat naturale può raggiungere anche i 3 metri di altezza.

Le brattee (spesso confuse con i fiori) sono particolarmente sviluppate e variamente colorate (rosso, panna, rosa, giallo o screziato). I veri fiori, posti alla giunzione delle brattee, sono gialli e di piccole dimensioni.

La parte tossica è la linfa lattiginosa (lattice) che fuoriesce dalla pianta in caso di lacerazione delle foglie o taglio del fusto. Se a contatto con la pelle può provocare prurito, piccoli eritemi e vesciche; se ingerita può causare nausea, vomito, diarrea e perdita di coscienza.

Fate molta attenzione quindi ai bambini e, se ne avete in casa, anche agli animali domestici, che attirati dalla colorazione rossa della pianta potrebbero avere voglia di “assaggiarla”.

Il consiglio è quello di tenere la pianta il più possibile lontano dalla portata dei bambini e degli animali.

Vischio

Il vischio (Viscum album) è una pianta cespugliosa perenne sempreverde, alta non più di un metro, che appartiene alla famiglia delle Viscaceae. Cresce sugli alberi a foglia caduca (come i meli e i peri) e sulle conifere, sfruttando le loro sostanze nutritive (è una pianta parassita epifita).

Si caratterizza per le sue foglie oblunghe e coriacee. Ha fiori gialli e il frutto (falsa bacca) è sferico di colore bianco-madreperlaceo con all’interno mucillagini appiccicose.

Foglie, bacche e semi sono molto velenosi per la presenza di viscotossine: se masticati o ingeriti possono provocare intossicazioni al livello del sistema gastroenterico (dolori addominali, vomito e diarrea). Altri sintomi sono sete intensa, vista doppia, dilatazione della pupilla, diminuzione del battito cardiaco (che può condurre al collasso), allucinazioni, disturbi mentali e convulsioni.

Agrifoglio

L’agrifoglio (Ilex aquifolium) è un arbusto sempreverde alto fino a 10 metri che appartiene alla famiglia delle Aquifoliaceae. Ha bacche rosse ed un fogliame verde scuro lucente. Questa pianta è nota a tutti per le sue foglie coriacee verde scuro con margini caratterizzati da dentature spinose e per le sue belle bacche di colore rosso vivo.

Le parti velenose sono le bacche e le foglie: se ingerite possono provocare torpore, nausea, vomito, diarrea intensa, crampi addominali e disidratazione.

L’agrifoglio è anche chiamato “alloro spinoso” o “pungitopo maggiore”. Quest’ultimo nome può ingenerare qualche confusione in relazione al vero pungitopo, che è però una pianta di genere completamente diverso.

Pungitopo

Il pungitopo (Ruscus aculeatus), da non confondere con l’agrifoglio, appartiene alla famiglia delle Liliaceae, ha foglie piccole, a forma di cuore, ed una sola spina all’apice. È una delle poche piante natalizie non tossiche.

È molto usato come diuretico e febbrifugo ed esercita un effetto tonico sul sistema circolatorio.

I giovani germogli, dal sapore un po’ amaro, possono essere utilizzati in cucina, lessati, e mangiati come gli asparagi. I semi, opportunamente tostati, venivano un tempo impiegati come sostituti del caffè.

In rari casi, dopo l’ingestione, possono comparire disturbi gastrici e nausea.

A causa della sua eccessiva raccolta dovuta all’utilizzo del rizoma in campo medicinale e dei rami come ornamento natalizio, in molte regioni d’Italia il pungitopo è specie protetta in quanto riveste un ruolo fondamentale nella salute del bosco (contribuisce alla colonizzazione del sottobosco di leccete e della macchia mediterranea).

Il suo nome deriva dall’uso che si faceva in passato dei suoi rami, che venivano utilizzati nelle dispense o nelle cantine per proteggere gli alimenti dall’attacco dei topi.

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