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Cellule staminali della mamma per curare le malattie genetiche, trapianto in utero

DanielaBrancaccio

di Dott.ssa Daniela Brancaccio

24 Gennaio 2011

I ricercatori della UCSF (United Community and Family Services) hanno affrontato per dieci anni un enigma scientifico:

<< LE CELLULE STAMINALI POSSONO CURARE LE MALATTIE GENETICHE DEL FETO PRIMA DELLA NASCITA, ovvero all‘interno dell‘utero? >>

La ricerca sulle staminali e sul loro uso per i trapianti in utero prosegue, di fatto ci si aspetta che gli studi portino significativi progressi nell’utilizzo delle cellule staminali per trattare le malattie genetiche prima della nascita e direttamente nel grembo materno.
Si sta imponendo alla attenzione del mondo scientifico l’uso delle STAMINALI MATERNE (cioè prelevate direttamente dalla madre e non da terzi).
A considerare l’uso delle cellule staminali della mamma sono giunti gli stessi ricercatori della UCSF
USARE LE STAMINALI MATERNE PER I TARPIANTI FETALI IN UTERO DIMINUIREBBE IL RISCHIO DI RIGETTO: questa è la conclusione a cui sono arrivati gli studiosi dopo avere condotto i loro esperimenti sulle cavie.

  • La ricerca come si è sviluppata?

Diciamo subito che il presupposto da cui sono partiti i ricercatori è stato il seguente:
la madre e il feto sono prestabiliti per tollerarsi vicendevolmente – la mamma infatti accoglie e cresce il bimbo nel suo grembo.

Prendendo ad oggetto un comune trapianto di staminali (non materne), attraverso una serie di esperimenti sui topi, il gruppo di ricerca ha stabilito che  la risposta immunitaria della madre impedisce che il feto accetti cellule staminali (estranee) trapiantate. Tuttavia tale risposta può essere superata trapiantando semplicemente le cellule prelevate dalla madre stessa.

Tale ricerca è davvero importante perché ci offre una chiara ed elegante soluzione che rende il trapianto delle cellule staminali fetali un obiettivo raggiungibile”,
Abbiamo, per la prima volta, una fattibile strategia per trattare i disordini congeniti delle cellule staminali prima della nascita” – afferma uno degli autori.

  • Quali malattie si possono curare grazie al trapianto in utero delle staminali?

Gli scienziati hanno a lungo considerato il trapianto delle cellule staminali contenute nel sangue uterino come una promettente strategia di trattamento per molte malattie genetiche diagnosticate entro il primo trimestre di gravidanza, incluse anemia e certe malattie immunitarie.

  • Come si realizza un trapianto di cellule staminali sul feto nella pancia della mamma?

In genere il trapianto delle cellule staminali prevede il prelievo di cellule sane dal midollo osseo di un donatore e l’immissione ( quindi il trapianto)  nel feto attraverso iniezioni a infrarossi. Quando ciò va a buon fine, le cellule impiantate, o innesti, reintegrano la scorta del paziente di cellule sane del sangue.

In teoria, il feto che si sta sviluppando con un sistema immunologico ancora immaturo dovrebbe essere un primo bersaglio per trapianti efficaci, dal momento che il rischio di rigetto è basso e il rischio di terapie immunosoppressive a lungo termine può essere evitato.

Tuttavia, la maggior parte dei tentativi sono stati inefficaci, conducendo alcuni ricercatori a perdere interesse per questo campo promettente. Il fatto che il trapianto di cellule staminali fetali non abbia avuto molto successo è parso un mistero ai ricercatori, specialmente considerato il dogma largamente accettato secondo il quale il sistema immunitario immaturo del feto si può adattare a tollerare le sostanze esterne.

  • Come è possibile che il feto risponda negativamente alle staminali trapiantate?

Nella prima fase dello studio, i ricercatori hanno esaminato il contenuto cellulare del sangue fetale dei topi e hanno trovato un’ampia proporzione di cellule di sangue materno nel feto. Le loro analisi indicano che fino al 10% delle cellule ematiche staminali provengono dalla madre – una percentuale significativamente più ampia di cellule materne rispetto a quelle che si può trovare in qualsiasi altra parte del feto. In pratica una cospicua quantità delle cellule che la mamma passa al feto stanno nel sangue del piccolo.

Abbiamo appreso precedentemente che un minimo quantitativo di cellule si trasferisce dalla madre al feto è che ciò è un’importante meccanismo di tolleranza in tutte le gravidanze sane” – dice un ricercatore. “Tuttavia, l’inaspettatamente ampia proporzione di cellule ematiche materne presenti nel feto ci fa pensare che forse sia la risposta immunitaria materna, piuttosto che quella del feto,a costituire l’effettivo ostacolo al trapianto delle cellule staminali”. In pratica il feto rigetterebbe le staminali non per una sua incapacità di adattamento alle stesse ma per una fisiologica risposta immunitaria della madre.

  • Ma, a questo punto, esiste un modo per evitare il rigetto delle staminali?

Per aumentare la tollerabilità i ricercatori hanno utilizzato le staminali materne

Per investigare ulteriormente su questa ipotesi, il team ha trapiantato feti di topo con cellule ematiche staminali che non corrispondevano al feto o alla madre. In seguito al trapianto, i ricercatori hanno osservato un influenza delle cellule T- la più grande forza alla base della risposta immunitaria- dalla madre al feto. Ed hanno notato che il feto rifiutava l’innesto effettuato.

Tuttavia, se i ricercatori prelevavano le cellule T solo dalla madre prima di effettuare il trapianto, circa il 100% delle cellule del feto si innestavano, o accettavano quelle trapiantate, indice del fatto che le cellule T della madre giocano il ruolo critico nell’ innescare il rigetto.

Individuate le cellule materne come possibile causa del rigetto , i ricercatori cosa hanno fatto? Essi hanno trapiantato nei feti di topo  le cellule staminali della madre, che, come ci si aspettava, ottenevano un alto livello di successo. “Fino a che le cellule staminali trapiantate corrispondono alla madre, sembra non importare se corrispondono anche al feto o meno. Trapiantare cellule staminali raccolte dalla madre ha senso perché la madre e il feto sono prestabiliti per tollerarsi vicendevolmente

Nel passo successivo i ricercatori avranno bisogno di confermare che tali scoperte sono valide anche per gli uomini e investigheranno su come esattamente le cellule T della madre causino il rigetto dell’innesto.
Ora che sappiamo che un feto può tollerare una fonte esterna di cellule staminali (ovvero tollera con successo le staminali materne), possiamo davvero pensare in grande e predere in considerazione come altri tipi di staminali possano essere utilizzati per curare ogni disturbo, dalle malattie neurologiche ai disordini muscolari prima della nascita” aggiunge uno degli studiosi.

Fonte: sciencedaily.com

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