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Carnevale: il gusto della trasgressione

di Dott.ssa Licia Falduzzi

25 Gennaio 2011

Il Carnevale è una festa trasgressiva, è la “festa dei folli”. Si fa baldoria, ci si diverte, si schiamazza, ci si traveste, si sovvertono le istituzioni più degne di rispetto, ci si beffa dell’altro, lo si canzona, ci si libera del ruolo imposto dal viver comune, si va contro ogni buona norma che regola la convivenza.

Come tutte le feste, anche il Carnevale interrompe la quotidianità, ma diversamente da molte altre feste esso sospende le regole del vivere quotidiano, si oppone al sistema costituito e prende la forma del rovesciamento dei comportamenti abituali (gli inferiori prendono il posto dei superiori, gli uomini si travestono da donne), ed infrange le norme e i divieti precostituiti,  rendendo legittimo ciò che normalmente è considerato scandaloso: spreco, distruzione, eccessi alimentari, ubriachezza, licenza sessuale, baldorie senza limiti morali, offese.

È un momento di allegria e di svago, di totale disordine, accettato e condiviso dall’intera comunità. Il Carnevale è il trionfo della liberazione – temporanea – del regime esistente, dei ruoli che il sistema sociale nel quale siamo inseriti ci impone. Ogni regola del comportamento abituale viene legittimamente violata e si mettono in discussione le norme e le regole sociali.

Semel in anno licet insanire: è questo lo spirito del Carnevale. La follia e la dissolutezza di quei giorni è lecita (è quasi un rito liberatorio, un salutare sfogo che prepara la comunità ai 40 giorni di penitenza, astinenza e privazioni che precedono la Pasqua), la sospensione temporanea di ogni regola è accettata (purché però poi si torni ai propri ruoli ed ai normali doveri sociali), il travestimento è obbligatorio. Nelle feste carnevalesche, l’uso della maschera nasce da antichi riti pagani (soprattutto riti propiziatori in favore della fertilità) in onore degli dei ed esprime un momento cruciale nel ciclo delle attività stagionali: alla fine dell’inverno e all’inizio della primavera (anche il carnevale solennizza la chiusura di un ciclo annuale e l’apertura di uno nuovo) sfilavano grandi processioni su carri decorati con immagini di dei e statue nude e ci si copriva il viso con delle maschere con lo scopo di difendersi dalla possessione di potenze diaboliche ostili, affinché il futuro raccolto fosse abbondante.

Il carnevale è dunque un elemento di continuità con la religiosità pagana, ma è anche uno strumento con il quale la religione cristiana evoca ed esorcizza le forze diaboliche fautrici del disordine e del peccato. Gli eccessi e la dissolutezza propri del carnevale devono essere sostituiti, nel periodo quaresimale, con un comportamento ascetico e penitenziale. E così pure la maschera, che ha incarnato le forze diaboliche della dissoluzione e del sovvertimento, deve essere espulsa e distrutta. Ed ecco il rogo purificatore dell’ultimo giorno di carnevale.

Ma come un ciclo che si ripete, questa vittoria sulle forze oscure e diaboliche che hanno generato il disordine ed il peccato non è mai definitiva, ed ogni anno viene rimessa in discussione. E così il carnevale ricomincia.

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