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Come Gestire i Capricci del Bambino

Educazione Bambino: i Capricci e le Scarpe

Maria Corbisiero

di Maria Corbisiero

24 Gennaio 2014

Ad ogni azione corrisponde una precisa e distinta reazione. Azione… reazione”.

Ha ascoltato questa frase per la prima volta quando, durante la mia adolescenza, mi sono lasciata convincere da un’amica a guardare il film “L’isola dell’ingiustizia – Alcatraz” (titolo originale Murder in the First).

rapporto genitori figli  Oggi questa frase riecheggia come non mai nelle mie orecchie, ma soprattutto in quelle di mio figlio che tra pochi giorni compirà 5 anni.

Testardo e caparbio come pochi, il mio piccolo “testone” stamattina ha messo nuovamente a dura prova la mia pazienza, dando vita ad un acceso diverbio su un paio di scarpe.

Ebbene si, avete letto bene!

Le protagoniste della nostra diatriba mattutina sono state proprio le sue scarpe, calzature che al momento, non vengono da lui indossate per le ragioni che andrò ora ad illustrarvi.

Mentre preparavo la colazione, sentivo mio figlio lamentarsi ed emettere gli inconfondibili versi di chi sta compiendo uno sforzo “immane”.

Aveva deciso di infilarsi le sue scarpe senza slacciarle preventivamente!

Notata la cosa, decido di intervenire per spiegargli che, così facendo, avrebbe potuto romperle e mi sono offerta di aiutarlo.

Bastian contrario per natura, la sua risposta è stato un secco NO! con aggiunta di mamma cattiva e brutta” ed accompagnata da tanti “lasciami in pace antipatica”.

Cosa fare?

Sprovvista del tanto desiderato “libretto di istruzioni” sui figli e del “manuale della mamma perfetta”, ho provato a spiegargli che se non avesse allargato bene le scarpe il suo piede NON vi sarebbe MAI entrato.

rapporto genitori figli

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All’ennesimo cocciuto rifiuto ho agito: meglio un figlio senza scarpe che scarpe rotte per capriccio.

Asserendo che ad ogni azione corrisponde una reazione, l’ho informato che sarebbe andato a scuola (privata) con le pantofole… e così ho fatto!

Molte di voi staranno sicuramente sgranando gli occhi, inveendomi contro affermando che sono una cattiva madre, ed in cuor mio non vi do torto.

Non nascondo che ho faticato non poco a mettere d’accordo mente e cuore, una sintonia che ancora adesso tende a vacillare.

Il compito di un genitore è arduo, è un’impervia salita che deve essere affrontata un passo alla volta, giorno dopo giorno. Non vi sono mappe, nessuna indicazione stradale, nessun navigatore, è pur istinto guidato dall’amore.

Ad ogni azione corrisponde una precisa e distinta reazione

È questo che ho cercato di spiegare a mio figlio, assumersi la responsabilità delle proprie azioni, farsene carico, ammettere l’errore e porvi rimedio.

Ho sbagliato?

Forse no… oppure si, in entrambi i casi anche io sarò pronta, insieme al mio piccolo testone, ad assumere le mie responsabilità.

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