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6 Febbraio: Giornata Internazionale contro le Mutilazioni Genitali Femminili

Le mutilazioni genitali femminili: un dramma tristemente attuale

Gioela Saga

di Gioela Saga

06 Febbraio 2014

 

E’ un fatto privato, un segreto, per sua natura è qualcosa che viene taciuto e nascosto al mondo.

Nessuno ne è testimone se non chi la pratica, la donna che ne è vittima, sua madre e l’uomo a cui sarà data in sposa.

orrore dell'infibulazioneIn alcune zone dell’Africa le mutilazioni genitali femminili (MGF) sono invece addirittura degli eventi pubblici, un rituale a cui assiste la folla che si raduna, ascoltando le urla della donna.

Non viene somministrato o utilizzato nessun tipo di anestetico per praticare l’infibulazione, ovvero asportare la clitoride, le piccole labbra, parte delle grandi labbra vaginali a cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell’urina e uno per il sangue mestruale. Più i buchi sono piccoli, maggiore è la purezza della donna.

Il termine “infibulazione” deriva dal latino fibula, la spilla usata per tenere fermo il mantello ma in questo caso si tratta di una cucitura a carne viva. Servirebbe per tutelare la verginità per l’uomo a cui la donna è destinata; una volta sposata, è il marito che con il coltello taglia la cicatrice, per penetrarla.

Una donna che subisce questo trattamento non potrà mai provare piacere, è marchiata per sempre come una merce.

giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminiliA questo punto i brividi scorrono sulla pelle di chi sta leggendo, mescolato ad un senso di fastidio ma purtroppo si stima che già 130 milioni di donne al mondo siano state sottoposte a questa pratica e sono a rischio moltissime bambine che, a varie età, a seconda della tradizione locale, saranno destinate a subire lo stesso trattamento.

Non si tratta solo di un’usanza di sperduti villaggi ma una pratica effettuata in almeno 40 paesi al mondo, anche in grandi metropoli.

Queste mutilazioni vengono appoggiate da alcune culture religiose, prevalentemente islamiche, ma si praticano anche in società di religione politeista e cristiana (copta, cristiana ortodossa, protestante, giudaica), pur essendo pubblicamente condannate ufficialmente.

Molto spesso gli strumenti utilizzati non sono neppure sterilizzati causando infezioni, malattie e morte nel 10% dei casi (stima nella sola Somalia). A volte l’esportazione viene praticata con un semplice coccio di vetro. In ogni caso le MGF danno luogo a sofferenze fisiche e psicologiche orribili, una cicatrice indelebile nel corpo e nell’anima.

Anche gli uomini vengono circoncisi secondo alcune culture religiose ma mentre questa pratica, opinabile, può comunque avere una motivazione anche igienica, l’infibulazione non ne ha!

L’OMS, le Nazioni  Uniti e i governi nazionali da decenni sono impegnati a svolgere una campagna di informazione e di tutela verso questa pratica disumana e illegale.  

Nel 2006, la Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana ha pubblicato la Legge 09/01/2006 n. 7, recante “Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile”,  con “le misure necessarie per prevenire, contrastare e reprimere le pratiche di mutilazione genitale femminile quali violazioni dei diritti fondamentali all’integrità della persona e alla salute delle donne e delle bambine”.

Nel 2012, è stata approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite la risoluzione sulla messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili e in Europa; il Consiglio d’Europa assimila le mutilazioni genitali femminili alle pratiche di tortura.

giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminiliIn tutto il mondo, grazie all’impegno di organizzazioni internazionali, governi e organizzazioni della società civile, si registra un progresso verso l’abbandono della pratica che continua però ad essere attuata anche da molti immigrati, anche fuori dal luogo di origine.

Sono in molti a chiedere che vi siano sanzioni effettive per i trasgressori che potrebbero effettivamente essere da deterrente. Il 6 febbraio si svolge la Giornata Internazionale contro le Mutilazioni Genitali Femminili, un fenomeno ancora attuale. 

In alcuni casi le bambine che sono “sfuggite” al rituale da piccole vengono mutilate prima possibile nell’adolescenza, clandestinamente, anche nel paese di accoglienza. Le mamme stesse vivono a volte un senso di vergogna e disagio perché le loro figlie non rispettano la tradizione!

I tradizionalisti si difendono dicendo che questa consuetudine mantiene la donna pura, pulita! E’ vero invece il contrario! Psicologicamente la donna subisce una violenza inaudita, negandole il piacere. Fisicamente si ha difficoltà ad urinare, spesso ci vogliono anche venti minuti perché la vescica si svuoti, le mestruazioni sono dolorosissime e limitate.

Spesso il sangue mestruale viene ritenuto nell’utero e si accumula, dando origine ad infezioni.

Se i punti dati all’organo genitale non vengono aperti prima, partorire diventa un’esperienza quasi insostenibile.

infibulazione su bambine

Le donne del Corno d’Africa hanno un proverbio: “I tre giorni più brutti della vita sono quelli della mutilazione, del matrimonio e del parto”.

E’ un dramma silenzioso che spesso molti non conoscono, facciamo il possibile per divulgarlo!

Fonte: Daily Mail

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